A Reggio Emilia e Ferrara il direttore e la grande pianista argentina
Abbado-Argerich, magia immutabile
REGGIO EMILIA - È raro rintracciare il mix di intelligenza, musicalità, classe, cultura e passione che producono oggi i concerti di Claudio Abbado. Sarà il fatto di limitare il volume d' attività allo stretto necessario; che ricaricare le pile in Sudamerica è salutare e Abbado lo fa ormai ogni inverno, che la piena maturità si accompagna alla grazia di un gesto mai stato così bello e comunicativo. Fatto sta che i concerti di questo fine settimana a Ferrara e Reggio Emilia, i primi dopo mesi, sono un piacere unico, complice una Mahler Chamber Orchestra che da tempo non si ascoltava tanto efficiente e vogliosa. La pagina d' apertura, il Concerto per violino di Kurt Weill con un millimetrico Kolja Blacher solista sembra invero la difesa di una causa persa, saggio giovanile di un musicista talentuoso che cerca una strada che però troverà altrove. Suonata così, algida e scheletrica, tutta «sul gesto», rivela però l' ironia puntuta, oltre che la forma rapsodica, per illuminazioni, dell' autore. Folle, bellissimo il Concerto per pianoforte n.3 di Prokof' ev (ma solo a Ferrara), solista una Martha Argerich in stato di grazia, capace di prendersi ogni libertà proprio perché con le spalle coperte dal direttore (che complicità, la loro), col risultato di un profluvio di frasi folgoranti per piglio, malia, poesia, rutilante aggressività quando occorre. Impressionante infine, nella Pastorale di Beethoven, è la gamma dinamica che Abbado sa sfruttare. La Mco è formata da 40-50 elementi. Produce dei «piano» cameristici e dei «forte» da orchestra sinfonica, perché il suono è un fatto di tecnica e non solo di numeri. Dove non c' è volume, c' è elettricità: la tensione della frase che sgorga vitrea e tagliente ma non per questo meno abbandonata al piacere del canto, come dice anche il tempo fin troppo «appoggiato» dell' Andante. Compie dieci anni proprio adesso. È orchestra moderna che produce un suono moderno, di moda. A volte è moderno e basta. Con Abbado è moderno ma di quella modernità che ha dietro il peso di antiche scuole, veri maestri, pensieri lenti. La sua è modernità per scelta, non per costrizione. Con Abbado potrebbe anche esibire un legato d' altri tempi. Come descrivere il successo? A Reggio Emilia è un tripudio. A Ferrara anche di più, perché una Martha Argerich che suona così fa innamorare pure le statue. Le dediche, infine. Il concerto di Ferrara a Laura Dubini, giornalista del Corriere scomparsa da poco, alla quale Abbado s' è detto legato «dalla passione per la musica e dall' aver sostenuto un comune, difficile percorso»; quello di Reggio Emilia ai 25 anni di un' istituzione meritoria come il Vidas.
Enrico Girardi