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30 giorni di buio
di David Slade
con Josh Hartnett, Danny Huston (Nuova Zelanda/Usa, 2007)
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Il Mattino, 16 febbraio 2008
Con lo sceriffo Hartnett in Alaska a caccia di vampiri
Tornano i vampiri ma stavolta la fonte sono i comics. «30 giorni di buio» adatta l'omonimo fumetto horror di Steve Niles per ricreare le tensioni e le atmosfere di un tempo, anche se dal punto di vista della contaminazione dei linguaggi aggiunge ben poco. I nuovi nosferatu scelgono come terreno di caccia la remota e isolata cittadina di Barrow, in Alaska, che ogni inverno resta avvolta dalle tenebre per 30 giorni. Gli alieni assetati di sangue si mobilitano per nutrirsi degli inermi cittadini, ma dovranno vedersela con lo sceriffo Eben, sua moglie e uno sparuto gruppo di irriducibili sopravvissuti. L'idea di un mese di completa oscurità che crea una condizione estrema di contrapposizione tra i vampiri in crisi di astinenza e gli umani fragili è buona, l'iconografia gotica lascia il posto a moderne macchine mangiatrici tra gli zombi e i cannibali e Josh Hartnett (nella foto in una scena) non è il poliziotto d'azione indistruttibile ma un uomo con le sue paure e le sue insicurezze. Eppure il film, anche se è prodotto da Sam Raimi, risulta piatto e monotono.
Alberto Castellano
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La Stampa, 15 febbraio 2008
Vampiri d'Alaska un po' banali
Per quel che concerne i vampiri al cinema c'è la linea classica, ovvero la serie inglese della Hammer con il Conte Dracula-Christopher Lee; la linea nobile che va da Dreyer a Coppola passando per Neil Jordan, la linea comico-ironica alla Polanski e la banale linea di genere, cui appartiene 30 giorni al buio, prodotto da Sam Raimi e diretto dal regista di videoclip David Slade.
Siamo a Barrow, Alaska, la cittadina più settentrionale dell'America dove nel pieno dell'inverno scende un lungo mese di completa oscurità, il che costituisce un'attrattiva per le notturne creature quasi come per noi le vacanze ai Caraibi. A difendere la piccola comunità assediata dal gelo e dai mostri lo sceriffo Josh Hartnett, che con il suo sacrificio conferisce una nota edificante al truculento finale.
Alessandra Levantesi
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Corriere della Sera, 8 febbraio 2008
Tra i ghiacci assediati dai vampiri
Basato su un fumetto noto ai cultori, il film si allinea ai desideri dei vampiri e quindi si immerge nelle tenebre di 30 giorni d'inverno in Alaska (è la Nuova Zelanda travestita ma sarebbe il minore dei mali). Classica situazione, microcosmo in cui si resta assediati (sullo schema del Distretto 13 di Carpenter) con i crudelissimi vampiri on the rocks che uccidono prima i cani e le nonne, e un giovane sceriffo, il prossimo figlio di Indiana Jones Josh Hartnett, che s'immolerà per via endovena. Prodotto da Sam Raimi che l'ha affidato all'esperto in videoclip David Slade, il film non decolla mai, pur con le invernali suggestioni visive, contributo della geografia e dell'iconografia cristologica dei Dracula. Il vero momento di paura è quando, dopo oltre 70 minuti, la didascalia avverte che siamo solo al nono giorno; poi il ritmo accelera, molto sangue viene versato sui ghiacci e la notte più lunga eterna non è, come diceva Brecht. Da sedimentare, forse.
VOTO: 5
Maurizio Porro
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La Repubblica, 8 febbraio 2008
"30 giorni al buio", che noia
il mostro che sbrana umani
Le tenebre avvolgono Barrow, cittadina dell'Alaska, trenta giorni all'anno. Cosa potrebbe desiderare di meglio un vampiro, che succhiar sangue per un mese intero senza doversi guardare dal sorgere del sole? Non la pensano allo stesso modo gli abitanti del paese, a partire dallo sceriffo Eben e da sua moglie Stella, che ha appena deciso di lasciarlo. Il punto è se riusciranno a scamparla per tutti quei giorni, mentre una banda di mostri completamente fuori di testa (un po' vampiri, ma anche un po' zombi e lupi mannari, tanto per non farci mancar nulla) progetta di banchettare a loro spese.
Tratto da una serie di fumetti illustrati da Ben Templesmith e prodotto da Sam Raimi, 30 giorni al buio è una serie B promossa a categoria produttiva superiore, ma di concezione "basica". Insomma, le orrende creature arrivano quasi subito e per la restante ora e mezza cercano di sbranare (sovente con successo) gli umani, che restano infettati. I superstiti si nascondono, i mostri li ritrovano è così via daccapo.
Per un po' il gioco è abbastanza eccitante, ma alla lunga stanca; né bastano la moltiplicazione delle truculenze o le bambine prese a prestito dalla "Notte dei morti viventi" per rilanciare la paura.
Roberto Nepoti
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Il Messaggero, 8 febbraio 2008
Vampiri bellissimi, talento mostruoso
Era dai tempi di Blade 2 di Guillermo Del Toro che non si vedevano dei vampiri così belli al cinema. Si aggirano famelici in Alaska pronti a sfruttare un mesetto di buio pesto per bersi una cittadina di poveri diavoli isolati tra i ghiacci. 30 giorni di buio di David Slade (autore del disturbante Hard Candy, da noi inedito) è il loro show: denti marci aguzzi, spasmi incontrollati che creano ghigni dolorosi, occhi neri senz'anima, linguaggio arcano cacofonico (con sottotitoli) e sbigottimento nei nostri confronti. Il loro capo Marlow (Danny Huston) ci commenta così: «Credono in tante cose». E quando una vittima prega lOnnipotente prima che la aggrediscano, lui la guarda e le spiega con calma: «Dio? No Dio». In mezzo a tutto questo nichilismo da incubi notturni, una ex coppia di poliziotti cercherà di fermare il massacro. Finale con colpo di scena e struggente momento di morte poetica molto simile alla scena più bella di Blade 2. Da una graphic novel di classe ecco un horror realmente originale per ambientazione ed eleganti effetti splatter che inondano la neve di sangue e immagini che faremo fatica a scordare. Il figlio di John Huston conferma di essere un attore dal talento mostruoso.
Francesco Alò
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Il Giornale, 8 febbraio 2008
I vampiri in un villaggio dell'Alaska
Li affronta lo sceriffo Josh Hartnett
L'Alaska di 30 giorni di buio di David Slade è... la Nuova Zelanda con neve artificiale. Eppure l'ambientazione - un paese di 150 abitanti, per un mese l'anno senza sole - è la vera trovata di una storia che mescola il polare La cosa da un altro mondo al vampiresco Van Helsing. Nell'epoca dei telefonini, gli sceneggiatori devono trovar un pretesto per isolare una comunità: qui sarebbe bastato distruggere l'unico ripetitore, invece si fanno bruciare tutti i telefonini del circondario! E si mette alla testa dei dentatissimi invasori, una dozzina, un riflessivo quarantenne (Danny Huston) - con cappotto Armani portato aperto nella tormenta! -, ma incapace di capire che, privando del riscaldamento le cinquanta case del borgo, ne sniderebbe i superstiti. Josh Hartnett, lo sceriffo, ha due espressioni: col cappuccio e senza.
Maurizio Cabona
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