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27
volte in bianco
regia
Anne Fletcher
con M. Akerman, K. Heigl, J. Marsden, E. Burns (George)
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Il Mattino, 25 marzo 2008
Come vivere da damigella e trovare marito
Ci sarebbe da fare uno studio interessante sul tradimento
creativo del senso di molti film stranieri che è spesso
alla base della traduzione italiana dei titoli originali. «27
volte in bianco», ad esempio, utilizza con furbizia
commerciale il titolo americano «27 Dresses» per
alterare il romanticismo di fondo della protagonista Jane
nella direzione di un record di rapporti sessuali mancati
o tutt'al più di relazioni sentimentali fallite.
In realtà i 27 abiti del titolo sono quelli che
Jane ha indossato come damigella d'onore in matrimoni di
amiche, parenti e conoscenti. Idealista e altruista, la
giovane newyorchese ha un'insana passione per le nozze
degli altri, farli felici per lei è più importante
di qualunque altra cosa, al punto da sacrificare la propria
vita sentimentale per dedicarsi a quella di chi le sta
accanto. E per testimoniare questa totale dedizione al
più bel giorno della vita di molte donne, è disposta
ad indossare i vestiti più stravaganti e spesso
di cattivo gusto e i 27 che custodisce nel suo armadio
come in un museo esemplificano come meglio non si potrebbe
i contesti socioculturali delle feste matrimoniali: colori
sgargianti, tagli eccessivi, stili pomposi da pierrot,
geisha, cow-girl, personaggio da «Via col vento».
Troppo assorbita dalle esistenze altrui, Jane è poco
concentrata sulla propria vita sentimentale, o meglio tende
a rimuovere l'innamoramento non corrisposto per il suo
capo George. A interrompere questa routine di trasformismi
nuziali pensano Kevin, un giornalista intrigato da questa
damigella professionista che una sera fa addirittura la
spola tra due ricevimenti a Manhattan e Brooklyn, e la
viziata, biondissima e seducente sorella minore Tess che,
appena conosciuto George, decide di sposarlo nel giro di
qualche settimana. La regista Anne Fletcher, coreografa
di «Hairspray» e «40 anni vergine»,
e Aline Brosh McKenna, sceneggiatrice di «Il diavolo
veste Prada», per questa commedia romantica al femminile
si muovono tra le istanze parafemministe di Bridget Jones
e l'ingenuo idealismo delle storie sentimentali hollywoodiane
classiche. Il film scorre su binari collaudati e diverte
e Katherine Heigl (nella foto), la dottoressa della popolare
serie «Grey's Anatomy» e la protagonista di «Molto
incinta», ce la mette tutta per far lievitare la
problematica donna che si nasconde dietro la damigella.
Ma occorrevano più nerbo e maggiori invenzioni stilistiche
per rendere incisiva la svolta nella vita di Jane che da
damigella manda all'aria il matrimonio di Tess, smascherando
le sue menzogne, e trova proprio in Kevin l'uomo da amare
e da sposare.
Alberto Castellano
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Avvenire, 23 marzo 2008
«27 volte in bianco»,
al cinema la sottile rivalsa femminile
Dopo tante produzioni cupe dovute a maschietti magari
anche bravi, una commedia graziosa, simpatica: 27 volte
in bianco. L'hanno messa insieme, probabilmente molto divertendosi,
tre donne spettegolando sulle loro coetanee: la sceneggiatrice
(autrice dello script sarcastico Il diavolo veste Prada)
Aline Brosh McKenna, la regista (già scenografa)
Anne Fletcher e l'attrice di sicuro avvenire Katherine
Heigl. Al centro della loro spiritosa conversazione hanno
collocato Jane, bella donna, vestiti seri, organizzatrice
nata, che si diverte un mondo a condurre all'altare come
damigella d'onore amiche e conoscenti. Fa sempre bella
figura alle cerimonie nuziali dove, magari reduce da un
altro ricevimento, arriva dopo essersi cambiata d'abito
in taxi. E, oltre a ballare e a scherzare, sa scegliere
in negozi di lusso i regali per la sposa da suggerire agli
invitati alle nozze e occuparsi di cento altre faccende.
Anche lei, così disponibile al prossimo, ha tuttavia
un sogno: sposare il principale, di cui si crede innamorata.
Il moto continuo della ragazza è seguito con tono
arguto dalla regista che, a un certo punto, manda in scena
la sorella minore della damigella d'onore: Tess, una bionda
da schianto. Non ci vuol molto alla nuova arrivata a fare
innamorare di sé il principale. Jane ovviamente è scocciata,
ma abbozza (qui la pur brava Katherine Heigl eccede in
smorfiette): si occuperà della preparazione del
matrimonio. La regista Anne Fletcher si diverte a descrivere
gli eccessi, spesso le volgarità dei ricevimenti
che accompagnano i matrimoni (ce n'è per ogni gusto:
nozze su battelli, in campagna e via elencando).
Un simpatico ragazzo, il giornalista Kevin, li racconta
in una rubrica (seguitissima) del quotidiano dove scrive
e non ci vuol molto a fargli capire che Jane è la
perfetta damigella d'onore da prendere in giro sul giornale.
Ha un armadio straripante di vestiti e, un giorno, per
gioco, li indossa e Kevin la fotografa come se lei fosse
una cover girl.
La ragazza gli appare indifesa, una che ha pensato alle
altre, ma mai a se stessa. Ha fatto sempre la mammina:
prima per la sorella e poi per i conoscenti . Kevin cerca
di scuoterla, di insegnarle a dire anche no, a imparare
a difendersi dalle arpie che approfittano di lei. Se ne
innamora e la spinge a folleggiare con lui in una notte
di gran pioggia (sono rimasti impantanati nell'auto). Ma
l'articolo in progress di Kevin viene pubblicato a sua
insaputa nella pagina dell'inserto domenicale del quotidiano.
Jane lo scopre, si sente ingannata. E così, da un
giorno all'altro, impara a difendersi e si scatena… È,
questa, la parte più saporosa di una piacevole commedia
che tre donne in gamba hanno voluto regalarci.
Francesco Bolzoni
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Corriere della Sera, 21 marzo 2008
Vestiti indossati su sentimenti fasulli
Quanti diminutivi e vezzeggiativi dovremmo usare per questa
commediola ideale per un pubblico di barbie, che svende
lo stile sofisticato (Minnelli e Cukor, battete un colpo,
ma si rimpiange anche Negulesco). Si vanta della sceneggiatura
senza verve della Brosh KcKenna (Il diavolo veste Prada)
e ancora i vestiti sono al top. 27 modelli che Katherine
Heigl (Grey' s anatomy), indossa come damigella d' onore,
soffrendo di essere single e di vedere il suo amato capo
(Edward Burns) sedotto dalla sorellina. Ma ne troverà uno
meglio di tutti (James Marsden), reporter matrimoniale,
l' unico che dice cose sensate sul plus valore organizzato
dei bisogni. Per il resto si scia in sentimenti fasulli,
si accusano gli europei di essere «scoppiati»,
si fa volontariato affettivo, citando qua e là il
cinema di ieri. È come fare indigestione di panna
montata ed essere curati da rosolio, ciliegine caramellate,
chantilly. voto 5,5
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 21 marzo 2008
Quando a sposarsi sono le altre
La romantica Jane (Katherine Heigl) è follemente
innamorata del suo capo (Edward Burns), che non la vede
per niente. Nell'attesa che lui si accorga di lei, accompagna
all'altare le amiche per 27 volte: un disastro. Che si
trasforma in tragedia quando quell'insopportabile biondina
di sua sorella seduce il tanto amato capo e quando un giornalista
cinico (James Marsden) pubblica quella storia così patetica...
Scritto da Aline Brosh McKenna (Il Diavolo veste Prada),
27 volte in bianco, di Anne Fletcher, non dice nulla di
nuovo. Anzi, utilizza le armi d'ordinanza: amore non ricambiato,
musica puntualmente orecchiabile, happy end. Eppure, il
film, funziona. E, a salvarlo, non sono le (buone) battute
al vetriolo, ma Katherine Heigl. Dopo aver oscurato la
protagonista in Grey's Anatomy ed essere stata Molto Incinta,
l'attrice, bella con ironia e sensuale con qualche goffaggine,
buca lo schermo. E, per una volta, non si rimpiangono Julia
Roberts e Meg Ryan.
Roberta Bottari
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La Repubblica, 21 marzo 2008
"27 volte in bianco"
per l'eterna damigella
Eterna damigella d'onore ai matrimoni altrui, nonché perfetta
segretaria privata, Jane è segretamente innamorata
del suo capo. Quando la sorella minore Tess, egoista e
disinibita, glielo soffia, lei ingoia l'amaro boccone.
Non sa ancora di covare la rivolta; anche grazie all'incontro
con Kevin, cronista di nozze che non crede nel matrimonio.
Ai tempi della vecchia Hollywood c'era la commedia di "guerra
dei sessi", quella con Katharine Hepburn e Cary Grant,
capace di profondere tesori di creatività e di orientare
il costume. Ecco come un cineasta indipendente americano
ne descrive la versione odierna: "Ci sono due che
litigano per tutto il film, poi scoprono di amarsi e s'inseguono
in taxi per dirselo".
Non sarà 27 volte in bianco a trasgredire la regola:
anzi qui Jane e Kevin si dichiarano amore davanti a un
pubblico di sconosciuti; ancora una volta, per dirla con
Woody Allen, "la vita imita la cattiva televisione".
Né il tono metropolitano alla "Sex & the
City", con la sua finta trasgressività (a partire
dall'antipatica espressione "fare sesso"), serve
a nascondere il bacchettonismo di fondo della sceneggiatura
di Aline Brosh McKenna, che aveva fatto di meglio col "Diavolo
veste Prada".
Roberto Nepoti
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