Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
2061. Un anno eccezionale
2061 Un anno eccezionaledi Carlo Vanzina
con Diego Abatantuono, Sabrina Impacciatore, Emilio Solfrizzi. (Italia 2007)
 
La Repubblica, 2 novembre 2007

"Terruncielli" e patrioti nel 2061

Quello di Carlo ed Enrico Vanzina è un cinema colto. Paradossale? I loro film contengono la memoria della stagione d'oro della commedia italiana. Delle invenzioni dei padri. I due fratelli ne sono custodi appassionati e non solo cinici gestori. Il fatto è però sempre lo stesso: quelle invenzioni sono state già inventate. Una crisi energetica planetaria, nel 2061, determina una regressione storica. L'Italia torna, come due secoli prima, ad essere divisa in tanti staterelli. Non proprio gli stessi. Al sud il Sultanato delle due Sicilie, al Nord una repubblica xenofoba che ha eretto un muro lungo il Po.

Un pugno di avventurieri capitanati da Abatantuono, armati di cialtroneria e di una pallida infarinatura di patriottismo, risale lo Stivale - al contrario dei Mille - con la patetica missione di rifare l'Italia unita. Se a seconda della parlata spuntano altri modelli - il cinema romanesco di Gigi Magni nel cardinale patriota Michele Placido, o la zingarata di Amici miei - nel complesso 2061 vuole rinverdire L'armata Brancaleone. E il condottiero Abatantuono, che parla lo slang lombardo/pugliese del Terrunciello, si colloca all'ombra di Gassman. Il divertimento non manca, ma sempre di ombra si tratta.

(p. d'a.)

 
Il Mattino, 28 ottobre 2007
Con i Vanzina nuovo Medioevo da commedia

Mentre alcuni autori delle ultime generazioni rileggono e rielaborano con risultati interessanti il modello classico della commedia all'italiana dal punto di vista intimistico, amaro, grottesco, i Vanzina restano i migliori - se non gli unici - eredi di quella gloriosa tradizione sul versante della fustigazione dei costumi, della satira, dei difetti e delle patologie degli italiani, del termometro sociologico dell'involuzione del Belpaese. Con «2061», i prolifici fratelli Carlo e Enrico si avventurano nello scenario apocalittico di un'Italia che alla vigilia del bicentenario dell'Unità, è tornata ad essere un paese frazionato in stati e staterelli. Il futuro prossimo venturo, insomma, riserva un nuovo Medioevo con al Nord lo stato Longobardo difeso da un muro altissimo, la Repubblica Popolare della Romagna gestita dai comunisti e la Toscana di nuovo un Granducato con le fazioni dei Cecchi Gori e dei Della Valle che lottano per il potere, al centro il rinato Stato Pontificio integralista e dominato dall'Inquisizione e al sud il Sultanato delle due Sicilie. Un gruppo di scalcinati patrioti guidato dall'istrionico Professore parte da Cefalubad alla volta di Torino nel tentativo di riunificare l'Italia. Il picaresco viaggio di questo manipolo di valorosi straccioni meridionali condito di farsa, satira e ironia, si arricchisce di altre colorite tipologie dialettali incontrate lungo il percorso. Qualcuno ha parlato di un incrocio tra «Mad Max» e «L'armata Brancaleone» e Diego Abatantuono, coautore della sceneggiatura, nel ruolo del condottiero cialtrone e spavaldo ce la mette tutta per rendere omaggio all'esuberante Gassman dell'avventurosa commedia di Monicelli ed è assistito da un'efficace squadra interregionale con Michele Placido nel personaggio del cardinale-cospiratore, Massimo Ceccherini, Emilio Solfrizzi, Dino Abbrescia, Anna Maria Barbera. Stavolta però il melting pot vanziniano stenta a decollare e le interazioni dialettali sono scandite da gag soprattutto verbali dai tempi televisivi.

Alberto Castellano

 
La Stampa, 26 ottobre 2007

L'armata Abatantuono tra i Gori e i Della Valle

La satira innocua dei Vanzina, idea divertente ma realizzazione sciatta. Placido è un cardinale dell'Inquisizione, la bella è l'ungherese Andrea Osvart

La temperatura minima è a 35 gradi, la massima a 54. Come nella Storia, l'Italia è tornata ad essere spezzettata: al Nord c'è la Repubblica Longobarda isolata da un altissimo muro; poi la Repubblica Popolare di Romagna (la quota fiscale è del 100%), il Granducato di Toscana dove si combattono i Della Valle e i Cecchi Gori, lo Stato Pontificio dominato dall'Inquisizione, il Sultanato delle Due Sicilie governato dagli africani. Un gruppo di scalcinati patrioti capitanato da Diego Abatantuono («So'istrionico, camaleontico») si batte clandestinamente per una nuova unità d'Italia. Ai più burini il capo ricorda la necessità del «buon ton»; i politici sono chiamati Signori della Torta; attraversando l'Italia, prima per mare poi a piedi, i patrioti arrivano all'autostrada Salerno-Reggio Calabria, occupata da sempre da un mostruoso ingorgo d'auto.

2061 di Carlo Vanzina, commedia sul prossimo futuro d'Italia, fa la satira del Paese presente in modi piuttosto innocui, parlando in tutti i dialetti. L'idea è divertente, però la sceneggiatura è pigra, corriva, povera di invenzioni, e la realizzazione è mediocre, sciatta. Le fazioni toscane portano ovviamente magliette da squadre di calcio; Abatantuono ha una doppia identità e tutti gli altri interpreti (persino Solfrizzi) recitano macchiette poco sopportabili; Michele Placido ha l'incredibile personaggio d'un cardinale dell'Inquisizione sostenitore dei patrioti, quindi un leader del compromesso, della menzogna e dell'ipocrisia. C'è una ragazza ungherese quasi nuova, Andrea Osvart, molto carina. Fonte d'ispirazione: «L'armata Brancaleone» di Monicelli, 1966. Pessime previsioni: una certa serietà nel rappresentare l'avvenire nazionale. «Io credo che se va avanti così, davvero l'Italia tra regionalismi, egoismi, litigi finirà per dividersi di nuovo», dice lo sceneggiatore Enrico Vanzina.

Lietta Tornabuoni

 
Il Giornale, 26 ottobre 2007

L'"armata Brancaleone" di Vanzina in un'Italia post crisi energetica

Nella commedia di Carlo Vanzina, un'Armata Brancaleone postmoderna, una crisi energetica porta un manipolo di picari, capitanati da Diego Abatantuono a sognare la riunificazione d'Italia. La penisola è in pieno Medioevo, spezzettata tra il Sultanato delle Due Sicilie, la Repubblica Longobarda e la Repubblica-Mortadella, cioè l'Emilia-Romagna. La situazione è grave se a Cefulabad è vietata la carne di maiale. Ad alleviare la disperata impresa comica dei nostri, intervengono Unna (Andrea Osvart) e Donna Mara (Sabrina Impacciatore), ladruncola che fa perdere la testa a Michele (Emilio Solfrizzi), a Tony (Dino Abbrescia) e pure al capo della «mission imbossible». Domina il vernacolo tipico di Abatantuono, amante delle storpiature linguistiche, che ravvivano non poco il ritmo.

© Sipario 2011