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10 cose di noi
di Brad Silberling
con Morgan Freeman, Paz Vega
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Corriere della sera, 18 aprile 2008
Fiaba sociologica (ma neorealista)
Cinema nel cinema. In questo intelligente, sintetico e arguto film indipendente americano, Morgan Freeman, l' attore Oscar di Million dollar baby interpreta se stesso, ma in versione declinante, mentre si prepara a un film d' autore dopo anni di riposo. Incontra in un supermarket a Carson, la periferia interrazziale di Los Angeles, una bella cassiera di lingua spanglish, di cui nel doppiaggio rimane ben poco, con la quale trascorre una giornata diversa e particolare. Ciascuno ha i suoi problemi, lei una rivale in casa, una relazione in putrefazione, un progetto di lavoro cui sta per presentarsi; e lui deve ricominciare ad essere qualcuno. Come in una bella fiaba sociologica, dove però si parla del reale, ciascuno potrà interferire nei destini dell' altro, pur in breve incontro. È un film intimista, fatto di niente (anche nel budget), ripreso quasi con camera a mano ma sorretto dalla bella scrittura a ping pong dell' autore Brad Silberling, che ha dichiarato di essersi ispirato al nostro neorealismo. L' ambiente è quello della nuova solitudine metropolitana: centri commerciali, drugstore, ipermercati, autolavaggi e la struttura quella del road movie che ha trionfato nei ribelli, ' 70. Nulla di erotico, era scontato e banale: l' attore e la cassiera stabiliscono un profondo rapporto umano che nel film si spiega con piccole osservazioni, memorie, cine ricordi, progetti a breve, media e lunga scadenza, quesiti e risposte che non sempre completano il puzzle. Il titolo, 10 items or less in originale, significa le casse dei supermercati dove si può passare al massimo con 10 pezzi, ma ha libera lettura metaforica, tanto che poi nel dialogo si elencano le dieci cose per cui vale la pena vivere, come vaticinato da Woody Allen in Manhattan. Qui si potrebbe riassumere così: vale il piacere del caso e di un incontro, pur se di platonica complicità. Idea che Freeman, produttore del film, esalta in una interpretazione ironica e sottile, accanto alla bella Paz Vega. In patria successo colossale, tanto che dal 2006 dalla costola del film sono nati due serial tv.
Maurizio Porro
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La Repubblica, 18 aprile 2008
"10 cose di noi", piccolo film
e un sempre grande Freeman
Godrà pure del vantaggio del film piccolo, che produce un effetto superiore alle aspettative. Ma 10 cose di noi ti lascia un buon sapore, l'impressione di aver scoperto un gioiellino.
Sulla dimensione creativo-produttiva si fonda la storiella, insomma il regista-autore Brad Silberling ("Lemony Snicket" con Jim Carrey e Meryl Streep, "Voglia di ricominciare" con Dustin Hoffman e Susan Sarandon, "La città degli angeli" con Meg Ryan e Nicolas Cage, e "Casper") ci gioca intorno.
Senza preamboli incontriamo Morgan Freeman, star in declino, accompagnato da un giovane autista grasso e logorroico davanti a un supermarket della periferia ispanica di Los Angeles. L'attore è venuto a fare un sopralluogo, e neanche lui sa bene se ne valga la pena, per un filmino indipendente.
Evidentemente ha tempo da perdere e il suo carattere estroverso oltre al narcisismo da attore (dietro cui, chiaro, si cela un'incalzante depressione) lo inducono a ciondolare lì dentro e ad appassionarsi alla vita della burbera commessa Paz Vega.
La loro sarà l'intensa amicizia di un giorno, si sono capiti al volo, e ciascuno darà all'altra quell'aiutino di cui ha bisogno per tirare avanti.
Paolo D'Agostini
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