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10.000
A.C.
di
Roland Emmerich
con Camilla Belle, Steven Strait, Cliff Curtis, Omar Sharif, Tim Barlow
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La Repubblica, 14 marzo 2008
"10.000 A.C.",
arriva il kolossal
con mammuth e tigri digitali
Un vero bidone. 10.000 A.C. Delude sul terreno spettacolare,
mica della filologia che nessuno si aspetta. Ma il pubblico
americano dev'essere di bocca buona se il botteghino sta
dando ragione ai massicci investimenti profusi in questo
kolossal.
Roland Emmerich di Independence Day ha scelto questa volta
la preistoria. E lo scontro feroce che per la sopravvivenza
un popolo montanaro inoffensivo, ma anche predestinato
al confronto, è costretto a sostenere con l'impero
del male di turno che sotto il comando di un temuto semidio
rende schiavi i popoli sottomessi.
Un'accozzaglia di ambienti, dalle nevi alla foresta tropicale
al deserto (come diavolo fanno gli uomini preistorici a
muoversi da un posto all'altro presumibilmente molto lontani
fra loro?). Costumi e scenografie che a dispetto del sontuoso
gigantismo fanno rimpiangere la paccottiglia cialtrona
dei Macisti o delle parodie di Totò di mezzo secolo
fa. Animali selvaggi (tipo mammuth) e belve feroci (antenati
delle tigri), ridicoli. Masse di schiavi o di guerrieri,
naturalmente non reali ma prodotte dagli effetti digitali,
che non muovono mezza emozione.
Paolo D'Agostini
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Il Mattino, 15 marzo 2008
Una guerra preistorica fino all'ultimo mammuth
Roland Emmerich è uno dei re del neokolossal hollywoodiano
e il suo «10.000 a.C.» esibisce numeri da record:
un budget da 75 milioni di dollari, due anni e mezzo di
lavorazione, effetti speciali incredibili. Il regista del
sottovalutato «Independence Day», «L'alba
del giorno dopo», «Godzilla», però,
conosce bene la macchina spettacolare, sa come dare spessore
all'imponenza dei mezzi, sa trasformare la magniloquenza
dell'avventura in colossali ed emozionanti viaggi spaziotemporali.
Dagli scenari di un futuro apocalittico stavolta Emmerich
si è spostato in un passato molto remoto e ha immaginato
che 10.000 anni avanti Cristo il giovane cacciatore di
mammut D'Leh diventi un eroe quando il suo villaggio è invaso
da una violenta tribù che rapisce l'amata Evolet.
Per ristabilire l'equilibrio e ritrovare la fidanzata,
attraversa mari, monti e deserti, affronta ogni sorta di
pericolo e alla fine incontra gli esseri di una civiltà apparentemente
evoluta, in realtà costretta in schiavitù da
un potente dio. Mettendo in secondo piano la veridicità storica
e senza trascurare la love story, il blockbuster fantasy
mette in scena una guerra preistorica e scivola con incontinenza
spettacolare tra piogge torrenziali, montagne ghiacciate,
deserti sconfinati, mammuth e tigri dai denti a sciabola.
E non a caso non ci sono divi di richiamo, perché i
veri protagonisti diventano le location esotiche e l'animazione
digitale del gigantesco mammuth.
Alberto Castellano
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L'Unità, 14 marzo 2008
Preistoria epica e strampalata
Quando si muove Roland Emmerich (Indipendence Day, Godzilla),
in genere lo spettacolo si fa enorme e semplice. Quando
non è in giornata diventa semplicistico. Capita
per 10.000 A.C., una storia ambientata in un passato preistorico
(dove però la barba è ben tagliata, denti
puliti e ci sono navi con gabbie di ferro) con una natura
bellissima e crudele, primo banco di prova per la sopravvivenza.
In più, nel villaggio sopra le montagne innevate
un giorno arrivano dei predoni che rapiscono chiunque per
farne schiavi. Nelle loro mani finisce anche le giovane
Evolet (Camilla Belle), che da quando è piccola
ha stretto un legame con D'Leh (Steven Strait), promettente
cacciatore che deve riscattare il suo buon nome e quello
del padre, allontanatosi dalla comunità non si sa
bene perché.
Insieme al compagno TicTic (Cliff Curtis), attraverso
foreste insediate da animali feroci, deserti e montagne,
D'Leh guida un esercito di tribù oppresse e depredate
come la loro. Arrivano ai piedi di una civiltà più evoluta,
dove il nemico costruisce piramidi e un enorme popolo di
schiavi è sottomesso al volere di un signore che
si fa credere Dio.
Girato tra Nuova Zelanda, Sud Africa e Namibia e rifinito
in California, 10.000 A.C. ha un inizio abbastanza suggestivo,
con una voce narrante che introduce alla leggenda della
ragazza dagli occhi azzurri. Si prosegue su una strada
già tracciata (Apocalypto per restare agli esempi
recenti): cruente scene di lotta tra uomini e mammuth (dove
i primi restano incredibilmente incolumi), volatili preistorici
e una tigre che sembra capire la lingua di D'Leh: la libera
ma le chiede di non mangiarlo e lei ubbidisce.
Quanto ai due protagonisti caucasici che cammina cammina
arrivano fino a tribù africane e soprattutto le
guidano alla riscossa dalla schiavitù, è una
licenza drammaturgica necessaria ma vagamente comica: sembra
una pubblicità Ringo, poi una della Nike.
Forse come per Gianfranco Fini, nemmeno per Emmerich è ancora
tempo per un leader nero. Il regista tedesco spende questi
100 mln di budget come sa fare: movimenta masse, immagina
in grande (dai voli ad angelo sulle montagne a quelli sulla
civiltà delle piramidi), guida una serie di attori
molto giovani. Strait era diciottenne all'inizio delle
riprese e pure gli altri si faranno.
Il risultato non è il massimo ma a queste altezze
si guarda solo al botteghino.
Pasquale Colizzi
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Corriere della Sera, 14 marzo 2008
Fiabona preistorica: vince la noia
Kolossal preistorico in computer graphic ed effetti speciali:
nulla è reale, tutto virtuale, meno la fragorosa
noia che prende dall' inizio nonostante i mammuth (dal
pelo sfoltito ) lungo la piramidi, battaglie e ragazze
resuscitate per ordine del destino e amore dell' eroe cacciatore
che deve ritrovare i suoi. L' hanno definito il genere
della «passione dell' avanti Cristo», ma Mel
Gibson rispetto a Emmerich pare Lévi Strauss. Lasciamo
antropologia e rami d' oro, partiamo per le sponde di una
fiabona ai minimi termini, una bambocciata di fronte alle
cui prodezze si dovrebbe rimaner senza fiato e senza sbadigli
inchinandoci al machismo preistorico dall' unghia sporca.
Sedici ore di lavoro per ogni fotogramma, un insulto al
tempo. Con Kubrick bastava una scimmia, era tutto chiaro.
Qui si fa la voce sui falsi Dei, ma solo gli yankee possono
prendere sul serio questo miscuglio emotivamente immobile.
voto 3
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 14 marzo 2008
Quando gli spiriti dominavano il mondo, giganteschi mammuth
facevano tremare la terra e gli uomini erano dominati dalla
paura, viveva una pacifica tribù di cacciatori.
Isolato fra le montagne, il giovane D'Leh (Steven Strait)
ama Evolet (Camilla Belle). Ma una banda rapisce l'amata:
a lui non resta che inseguire gli aggressori. Dopo aver
polverizzato la Casa Bianca e l'Empire State Building,
il regista di Independence Day, con 10.000 AC va indietro
nel tempo, agli albori della civiltà. In ballo (con
Emmerich si va sul sicuro) c'è sempre la salvezza
del mondo intero. Questa volta, fra epiche battaglie e
tigri dai denti a sciabola. Verosimiglianza storica: zero.
Sentimenti: spiccioli. Superficialità: molta. Ma
gli effetti speciali ci sono tutti e la preistoria riesce
sempre a far sognare. Cercare profondità di sentimenti
in un film di Emmerich, d'altronde, sarebbe ancora più superficiale.
Roberta Bottari
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