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Jurij LjubimovRassegna Moscovita
4-9 Febbraio 2011 – Teatro della Taganka

   

Si è svolta dal 4 all’ 8 Febbraio la Rassegna Internazionale di Teatro di Mosca durante la quale il prestigioso Teatro della Taganka ha ospitato lo spettacolo L’ultima notte di Giacomo Casanova, testo del giovane Stefano Massini, interpretazione e regia di Mario Mattia Giorgetti. L’accoglienza del pubblico è stata commovente: applausi lunghissimi.
La rassegna ha presentato alcuni fra gli spettacoli più recenti e altri ormai classici ideati dal leggendario regista Jurij Ljubimov, guida del teatro della Taganka da 47 anni.

Antigone
Antigone, regia di Jurij Ljubimov

Il 4 Febbraio è stata la volta di Antigone, spettacolo andato in scena per la prima volta il 23 Aprile n 2006. Hanno collaborato all’allestimento, insieme con il Maestro Ljubimov, lo scenografo Rustam Chamdanov (in questa occasione ideatore anche dei costumi di scena), il coreografo Andrej Melan’in e Vladimir Martynov, compositore russo che dal 1997 realizza le musiche per gli spettacoli della Taganka.  Nei 75 minuti di spettacolo, la tragedia di Sofocle si svolge sotto forma di un’unica grande azione scenica e musicale e, come sempre nelle ultime creazioni di Ljubimov, il testo originale è sottoposto a scomposizione e poi a un nuovo montaggio. Particolare risalto viene dato al coro e ai monologhi contenuti nel testo sofocleo. Gli attori, infine, tutti di giovane età e tutti provenienti dalla scuola di recitazione tenuta dallo stesso Ljubimov, non trascurano la recitazione in versi e la costruzione ritmico – metrica del testo tradotto dal poeta Dmitrij Merežkovskij.

Arabeschi
Arabeschi, regia di Jurij Ljubimov

Il 5 Febbraio è andato in scena Arabeschi, spettacolo della durata di novanta minuti, entrato nel repertorio della Taganka nel Dicembre del 2009. La messinscena prende il nome da Arabeschi di Nikolaj Gogol’, raccolta di racconti e saggi critici che comprende La prospettiva Nevskij, Diario di un pazzo e la prima redazione de Il ritratto. In quello che J. Ljubimov ha definito un “pastiche letterario e filosofico al tempo stesso” si intrecciano frammenti dei celebri racconti ma anche episodi tratti dalla biografia di Gogol’ stesso. Un omaggio a uno dei pilastri della letteratura russa in cui Ljubimov fa rivivere Gogol’ nel dialogo con Kafka e Hoffmann: i tre, vestiti con frac verde smeraldo e con cartoncini appesi al collo recanti i loro nomi, riempiono la scena pronunciando battute quali “Gogol’- ognuno ha la responsabilità per ciò che scrive e nell’ora del giudizio sarà chiamato a risponderne” e al tempo stesso riattivano quel prezioso dialogo con il pubblico al quale i tre si rivolgono durante lo spettacolo. Particolare importanza rivestono le coreografie e i costumi: da una parte infatti ci sono i tre grandi pannelli mobili sui quali la mano del disegnatore Jurij ?aryšnikov ha tratteggiato tre scene che rimandano direttamente alle ambientazioni dei racconti gogoliani, dall’altra, i costumi irriverenti dei tre scrittori conferiscono una nota ironica e leggera a uno spettacolo dal profondo contenuto culturale.

Miele
Miele, regia di Jurij Ljubimov

Il 6 Febbraio è andato in scena Il Miele, spettacolo tratto dal poema omonimo di Tonino Guerra e realizzato da Jurij Ljubimov nel 2010, anno in cui è ricorso il novantesimo compleanno del poeta romagnolo. Il testo racconta di due fratelli che vivono una vita piena e colma di gioia, ma anche di episodi tragici in un paese in cui sono rimasti solo nove abitanti, che stanno per concludere le loro esistenze, circondati solo da fiori e alberi. Al tempo presente, si contrappone nell’opera di Guerra il ricordo di una vita solida e con il senso della verità, di un mondo, dunque, che non esiste più.  «Il Miele – ha commentato l’autore – non è tuttavia un poema sulla fine della vita, che è sempre triste, ma una lucida preghiera di ringraziamento alla vita che ci è stata data».

Il Maestro e Margherita
Il Maestro e Margherita, regia di Jurij Ljubimov

Nonostante la difficoltà intrinseca del testo di partenza, Jurij Ljubimov ha realizzato lo spettacolo servendosi della sua tecnica registica al tempo stesso fortemente poetica e cinematografica, ovvero attraverso un minuzioso lavoro di smontaggio e ricomposizione del testo teatrale. L’influenza della tecnica cinematografica nelle messinscene di Ljubimov non costituisce mistero e, proprio nel caso di Miele, è stato lo stesso regista a dichiarare «Abbiamo discusso a lungo con Tonino sul come realizzare il poema Miele a teatro. Io non riuscivo a capire come metterlo in scena poiché mi sembrava un’opera già di per sé molto cinematografica». Lo spettacolo è anzitutto un allestimento delle opere di Tonino Guerra (disegni, sculture, mosaici) che Ljubimov ha utilizzato come elementi coreografici. Le musiche sono realizzate dai compositori Al’fred Snitke e Vladimir Martynov, e, a proposito degli effetti audio, va rilevato che all’inizio e alla fine dello spettacolo è inserita la voce fuori campo di Tonino Guerra che recita alcune frasi del suo poema in dialetto prima e in italiano poi. Il Miele di Ljubimov ha ricevuto e continua a ricevere un grande consenso di pubblico, lo spettacolo fa parte del repertorio della Taganka e va in scena almeno due volte al mese. Anche la stampa russa ha accolto la nuova creazione di Ljubimov con toni entusiastici definendolo in più occasioni “Uno spettacolo giovane, vivo e attraverso il quale si respira tutta la poesia di Tonino Guerra”.

Il Maestro e Margherita
Il Maestro e Margherita, regia di Jurij Ljubimov

La rassegna internazionale presso il Teatro della Taganka si è conclusa con Il Maestro e Margherita, uno fra i più celebri spettacoli di Ljubimov. Il romanzo di Michail Bulgakov, da cui la messinscena è tratta, fu scritto tra il 1928 e il 1940, ma pubblicato solo nel 1967, e affronta questioni quali il rapporto tra bene e male, innocenza e colpa, responsabilità verso la verità. Il testo può inoltre essere letto a più livelli, come commedia nera, satira politica o allegoria mistico-religiosa. “I manoscritti non bruciano” resta tuttavia forse la più celebre citazione tratta da questo romanzo che in ultimo, ma non per importanza, si sofferma sulla questione del rapporto tra intellettuali e potere. Solo a distanza di dieci anni dalla lenta riabilitazione di quello che oggi è considerato un classico della letteratura, nel 1977, Jurij Ljubimov decise di portare in scena il suo Maestro e Margherita, allestendo uno spettacolo della durata superiore alle tre ore, ma senza poter usufruire di alcun tipo di finanziamento. La decisione delle autorità sovietiche, che rifiutarono il sostegno economico per quello che a detta di Ljubimov sarebbe stato un “lavoro sperimentale”, costrinse il regista della Taganka a riutilizzare, per le scenografie e per le musiche, oggetti, allestimenti, frammenti musicali degli spettacoli precedenti. Il risultato fu una messinscena che può essere considerata come la sintesi estetica di tutto il vecchio repertorio della Taganka. La complessa struttura del testo di partenza,  (il romanzo principale narra dell’arrivo di Satana nella Mosca degli anni ’30 e contiene a sua volta il romanzo su Pilato scritto dal Maestro) viene preservata sulla scena della Taganka attraverso l’alternanza degli episodi tratti dai due diversi romanzi. Se lo spettacolo si apre dunque a Mosca, prosegue poi con il dialogo tra Pilato e Gesù, per continuare poi con il medesimo ritmo fino allo scioglimento finale, quando, al termine della rappresentazione, gli attori si inchinano e applaudono insieme al pubblico Michail Bulgakov, i cui ritratti sono nel frattempo stati allineati sul fondale della scena. Lo spettacolo è ricco di effetti scenici, fra tutti, il più suggestivo vede Margherita dondolarsi su un orologio-altalena fin sulla platea (simulando così il volo notturno del romanzo). Il Maestro e Margherita ha superato già le 1000 repliche, va in scena nel repertorio attuale della Taganka e, come nel ’77, ancora oggi riscuote grande successo fra il pubblico e la critica teatrale.

Francesca Di Tonno

© Sipario 2011