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Premio Ubu 2010Premi Ubu 2010
di Nicola Arrigoni

   

L’edizione trentatreesima dei Premi Ubu – l’oscar del teatro italiano inventato e difeso con caparbia da Franco Quadri e dalla casa editrice Ubulibri – si è consumata sotto il segno dell’ironia di Gioele Dix, cerimoniere della premiazione al Piccolo Teatro, e della sferzata morale di Robeto Saviano, premiato con l’Ubu speciale per La bellezza e l’inferno, monologo prodotto dal Piccolo e diretto da Serena Sinigaglia.

Assente giustificato, Roberto Saviano ha affidato alla regista milanese un toccante messaggio che immancabilmente ha marchiato con intelligenza l’intera serata. «Questo premio oltre a lusingarmi mi rende felice perché premia uno spazio di libertà che per me ha significato vita. perché il teatro è uno spazio altro (…), il luogo dell’unica verità possibile. Alla quale si vuole togliere risorse, cibo e aria (…) – ha scritto nel suo messaggio Saviano -. Queste sono le nuove forme di censura: togliere risorse a un settore per decretarne poi la naturale morte. per questo oggi chi fa teatro e chi va a teatro compie un atto civile, un atto democratico e contro questo potere politico. In una parola chi fa teatro e chi va a teatro: è pericoloso». Parole pesanti che hanno strappato l’applauso e la condivisione di un Piccolo Teatro gremito per un rito – quello degli Ubu – che conferma ogni anno la vivacità della scena italiana, la voglia di mettersi in gioco e leggere il mondo, attraverso la premiazione di percorsi di etatro sociale, di nuove drammaturgie di consolidati e nuovi interpreti della scena nazionale e internazionale.

È arrivato infatti dalla Spagna Rafael Spregelburd a ritirare la statuetta per il miglior testo straniero inscenato in Italia quest’anno, ovvero Bizarra, la sua telenovela in venti serate inscenata da Manuela Cherubini al Bellini di Napoli e arrivata da Roma con una rappresentanza della sua attuale troupe. Ma ex aequo con Bizarra si è piazzato l’Immanuel Kant di Thomas Bernhard diretto da Alessandro Gassman, che nell’anno in cui si celebra il decimo anniversario della scomparsa di suo padre – un altro glorioso storico Premio Ubu – si è anche accaparrato la statuetta del miglior spettacolo dell’anno per Roman e il suo cucciolo,da lui diretto e interpretato, ex aequo col Finale di partita diretto da Massimo Castri e con L’ingegner Gadda va alla guerra curato da Giuseppe Bertolucci con Fabrizio Gifuni, altro trionfatore della serata quale miglior attore nello stesso spettacolo, mentre la corona della miglior attrice premiava la bravissima Francesca Mazza di West, e come due migliori non protagonisti si qualificavano Ida Marinelli per la seconda parte di Angels in America dell’Elfo e Francesco Colella per Dettagli e Il mercante di Venezia del Piccolo. Miglior regista è risultato Armando Punzo per la sua Alice nel Paese delle Meraviglie - Saggio sulla fine di una civiltà nel carcere di Volterra e miglior scenografo il lettone Andris Freibergs per Le signorine di Wilko di Hermanis e miglior novità italiana La borto di Saverio La Ruina, un habitué della manifestazione. Un altro trionfo è stato quello del miglior attore under 30, una vera scoperta quella del Giovanni Anzaldo di Roman e il suo cucciolo, un ventitreenne che fa la parte di un bambino.

E a ritirare il premio per il miglior spettacolo straniero attribuito alle nove ore del Lipsynch di Robert Lepage ci ha pensato Renato Quaglia direttore del Napoli Teatro Festival, che vantava anche la produzione di altre due opere premiate, Bizarra e Immanuel Kant. I premi assegnati da una cinquantina di critici italiani hanno dimostrato un unico o quasi filo conduttore: la voglia di dimostrare come il teatro – oggi più che mai – sia vivo, sia pensiero sul mondo, spazio di incontro e di impegno, luogo per questo pericoloso…

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