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Pietrangelo ButtafuocoPietrangelo Buttafuoco

Catania

All’insegna della progettualità
di Mario Mattia Giorgetti

Intervista a Pietrangelo Buttafuoco, Presidente del Teatro Stabile di Catania


Cinquant’anni di teatro: un compleanno considerevole per lo Stabile di Catania, che si prepara a festeggiarli con una stagione ricca di iniziative, ma anche di qualche polemica. Sipario ha chiesto il punto della situazione a Pietrangelo Buttafuoco, il nuovo Presidente della Fondazione

Avvicinandosi ai cinquant’anni del Teatro Stabile di Catania, ha avuto modo di riflettere sul cambiamento che queste istituzioni hanno attraversato dalla loro fondazione ad oggi?
"Ovviamente sì. È cambiato il rapporto col pubblico. Ora, penso, abbiamo la necessità di educare il pubblico. Il pubblico non sa più qual è il suo mestiere, è stato diseducato".

Teatri Stabili e territorio

"Poi c’è anche la necessità di essere ancora più attenti, più professionali, più presenti, affinché il Teatro Stabile, che nasce con un forte radicamento sul territorio, possa produrre un risultato capace di diventare non solo l’emblema del luogo ma anche il fiore all’occhiello da presentare altrove. Per fare questo, necessariamente, la macchina teatrale deve essere affinata da richieste sempre più delicate e sempre più pesanti. Quindi, prioritario è aggiornare e costruire un rapporto col territorio che sia sempre meno provinciale. Quella che una volta poteva essere una sottile differenza tra la pratica filodrammatica e la professionalità, che era proprio il legame col territorio, adesso deve diventare invece una ricerca e una possibilità in più".

In che modo?

"Cerco di spiegarmi con un esempio. Io faccio una professione, che è quella del giornalista, nella quale è forte l’idea del servizio pubblico e del legame col territorio. Un territorio che per il suo carattere, per la sua storia e per la sua cronaca offre tanto. Ciò che nasce da un territorio, che vi è radicato e che si costruisce su quella storia diventa materiale di comunicazione. A maggior ragione per un territorio come quello catanese, che offre grandissimo materiale "drammatico". Ci sono miriadi di libri, di cronache, di stimoli per fare teatro. Ci sono storie che aspettano di essere scritte e rappresentate. Questa, credo, la via che ci si prospetta rispetto al passato, questo passo in più, questa responsabilità in più. Cioè recuperare le storie, trasformarle in prodotti per il teatro e offrirle. Questo è l’unico debito vero di gratitudine e di sincerità che possiamo dare al territorio".
Non crede che la normativa ministeriale spinga un po’ i Teatri Stabili ad essere meno stanziali e più "compagnie di giro"?
"Bisogna fare di necessità virtù. Ovvio che le soluzioni comode potrebbero essere più accette. Ma se la normativa è questa, occorre rispettarla. Spesso, e la storia degli attori ce lo dimostra, come diceva Carmelo Bene, porsi degli ostacoli stimola la creatività".
Si è creato però un sistema di legami incrociati fra i Teatri Stabili, che esclude altri soggetti, a danno, penso, della libera concorrenza di idee.
"Una sorta di catena di Sant’Antonio di mutuo soccorso, sì. Di queste questioni ho parlato recentemente con Giuseppe Dipasquale. E su queste vorremmo cominciare a lavorare. È vero che la situazione è questa, però è anche vero che la situazione in cui si trova il Teatro Stabile di Catania ci può consente di tentare altri esperimenti produttivi, strade diverse, che adesso sono ancora in fase di sperimentazione. Le faccio un esempio. Ho sempre considerato con interesse il fatto che in Italia l’industria culturale, nonostante ci si continui a lamentare, è l’unica che può veramente vantare un attivo. Le notizie sono alla portata di tutti: si sbiglietta tantissimo nelle mostre, negli spettacoli, il pubblico è attento e disponibile a seguire eventi anche impegnativi. La mia impressione è che il nostro teatro stabile debba percorrere una strada dove in parallelo all’attività di palcoscenico organizzi eventi culturali diversi, come le mostre, che avvicinino il pubblico, altro pubblico. Il pubblico abituale del teatro, infatti, gli abbonati, è consolidato, ma se non si tenta di ampliare, il teatro non cresce. Dobbiamo così cercare di rispondere alle esigenze culturali di altri soggetti, studenti, universitari, giovani… alcune cose le abbiamo realizzate con l’Università, con dei tentativi di coinvolgere altri soggetti. Ora io penso che il pubblico "idiota" non esista, che la qualità delle proposte sia apprezzata e riconoscibile, allo stesso modo per il teatro. Noi dobbiamo far vedere alle persone cos’è questo "monstrum" che chiamiamo teatro. Penso che ci sia molta gente che non sa cosa sia il teatro, e dunque non c’è mai stato per pigrizia, per disabitudine. Sono convinto che chi lo conosce non se ne distacca più".

Politica dei prezzi e creatività

Sono d’accordo con lei, ma c’è un problema: i costi di accesso al teatro sono molto alti e non è detto che molte persone che potenzialmente sarebbero spettatori interessati, non vengano tenuti lontano proprio dal fattore economico. Non sarebbe ora di praticare delle politiche di prezzi che favoriscano l’accessibilità?
"Senza dubbio. Noi già facciamo una politica in questo senso, con gli spettacoli di piazza. Certo Catania ha questo grande vantaggio: di avere spazi che sono già scenografie pronte, dove basta montare un palco e il teatro è fatto, per offrire il teatro ad un pubblico più vasto".
Certo, tuttavia negli spazi tradizionali il teatro rimane appannaggio di pochi. Non crede che occorra una politica di avvicinamento ai giovani, di investimento sui giovani?
"Devo dire che in Sicilia comincia ad esserci una presenza giovane nei teatri. Io ho l’abitudine di non andare mai alle prime, perché presentano una visione drogata, preferisco le repliche e le pomeridiane, e devo dire che giovani se ne vedono. Certo, dipende dagli spettacoli. Ho visto per esempio tanti giovani applaudire Il Ciclope di Pirrotta. I prezzi sì, diciamo che sono un po’ cari.
Tramite l’Università riusciamo a offrire uno sconto agli studenti, inoltre abbiamo il sistema dei crediti, attribuiti agli studenti che vengono a teatro. Da almeno vent’anni, a Catania abbiamo la tradizione di aspettare gli attori fuori dal teatro al termine della rappresentazione e quando una rappresentazione piace il passaparola è grande, fuori dal teatro si raccoglie molto pubblico".
Il passaparola è un metodo di promozione spontanea che funziona quando lo spettacolo piace. Ma perché ci sia il passaparola, occorre che il pubblico venga a teatro. Quanto investe il Teatro in promozione? Quale rapporto c’è tra investimenti produttivi e promozionali?
"Da poco più di un mese in consiglio d’amministrazione abbiamo portato la proposta di istituire un settore dedicato alla promozione e alla comunicazione. Lo ritengo importantissimo. Avverto la necessità di far sentire il teatro come una presenza costante nella città. È una cosa molto più facile da fare nelle realtà metropolitane, dove il sistema di comunicazione è più immediato, locandine e manifesti funzionano prima. In una città come Catania, invece, troviamo più difficoltà, la maggior parte della popolazione passa molto tempo chiusa in automobile, ed è più facilmente raggiungibile per radio. Mi sono impegnato dunque nel costruire il settore comunicazione, perché ho avuto modo di constatare cosa succede quando la gente ha la possibilità di vedere le cose. Tra le cose che sto costruendo, la possibilità di organizzare una macchina che funzioni con una serie di attività collaterali agli spettacoli per catturare pubblico. Allora le convenzioni con l’Università di Catania, le convenzioni con le Università vicine, le sinergie con altri teatri, per esempio il Massimo Bellini, con l’obiettivo di costruire cartelloni comuni, essere presenti nella struttura urbana. Catania ha riguadagnato il suo centro storico e l’abitudine di viverlo, e verso il centro io voglio riportare il teatro. Il cartellone, le locandine, il boxoffice, in centro".

Parliamo del terzo settore di attività del teatro. Cosa succede a Catania in ambito creativo?

"Devo dire che di questo sono veramente felice. Con Dipasquale abbiamo una sintonia perfetta di gusto e di sensibilità, tutto ciò che mi piacerebbe vedere realizzato sta prendendo forma, è una situazione di grande soddisfazione".

Come proteggete la creatività che ruota intorno al teatro?

"Un primo passo è salvaguardare le grandi personalità storiche del teatro catanese. Una delle prime cose che abbiamo fatto è salvare il rapporto con la famiglia Ferro. Continuare sulla via di offrire a tutti gli artisti teatrali del territorio una casa, il Teatro Stabile. Un primo passo è portare pace. Ho un debito personale di gratitudine nei confronti di molti artisti che hanno costruito e fatto grande il nostro Teatro e che appartengono ad un passato presente, come Orazio Torrisi. Ritengo che a tutte queste personalità si debba tributare un merito, mi sento di farlo sia come spettatore di allora che come attuale presidente".

VERSO LA FESTA DEL CINQUANTENARIO

Catania - Lunedì 21 gennaio scorso l’ente catanese ha dato ufficialmente il via ai festeggiamenti per il cinquantesimo compleanno, prevedendo per l’occasione un articolato evento, "La festa del cinquantenario", eloquente già nel titolo.
Al mattino, dalle 10,30, il Coro di notte del Monastero dei Benedettini ha ospitato il seminario di studi "Cinquant’anni di Teatro Stabile. Momenti e figure", organizzato in collaborazione con la Facoltà di Lettere, con la partecipazione di accademici, artisti ed esponenti di spicco del mondo della cultura, fra i quali Enrico Iachello, Antonio Di Grado, Giuseppe Dipasquale, Ezio Donato, Giuseppe Giarrizzo, Fernando Gioviale, Maria Lombardo, Sarah Zappulla Muscarà, Sergio Sciacca.
A partire dalle 21, il palcoscenico della sala Verga ha invece ospitato un evento spettacolare con la partecipazione di artisti quali Ida Carrara, Pino Caruso, Alessandra Costanzo, Tony Cucchiara, Donatella Finocchiaro, Ugo Francicanava, Guia Ielo, Tiziana Lodato, Mariella Lo Giudice, Anna Malvica, Fioretta Mari, Pino Micol, Mimmo Mignemi, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina, Marcello Perracchio, Angelo Tosto e le "interviste speciali" di Roberta Torre e Ottavio Cappellani.
In attesa del 3 dicembre 2008, ricorrenza esatta del cinquantenario, molti sono gli spettacoli e le iniziative in programma, da aprile a novembre.
Fra le produzioni dello Stabile, una peculiare lettura della commedia pirandelliana Così è se vi pare è quella concepita dal regista Guglielmo Ferro con Ida Carrara, nel ruolo della signora Frola, Pino Micol, il signor Ponza, e Mariella Lo Giudice nelle insolite vesti maschili di Lamberto Laudisi. Le scene sono di Stefano Pace.
È una novità assoluta la riduzione scenica di un testo sardonico come Le inchieste del commissario Collura di Andrea Camilleri; protagonista Massimo Ghini, che debutta nel ruolo, prima di affrontare la versione cinematografica. Aiutato da un fedele collaboratore triestino, Cecè si trova a indagare su una serie di piccoli, divertenti gialli, e conduce le inchieste seguendo il fiuto dello sbirro che ha in comune con il famoso personaggio di Camilleri, Salvo Montalbano.
Prodotto dallo Stabile è ancora Don Giovanni in Sicilia, autentico manifesto dell’estetica brancatiana, che propone una visione "erotica" - in senso colto - della vita e della società. La riduzione teatrale di Ghigo De Chiara restituisce l’atmosfera comica e insieme malinconica di un’esistenza in cui l’eros e il piacere sono una sorta di continuo esorcismo della morte. La regia è di Giuseppe Dipasquale, che ripropone, nella stessa sede en plein air la versione epica rappresentata in Piazza Università nell’ambito dell’Estate Catanese del 1999.
Continua poi la sinergia stretta dallo Stabile con Vincenzo Pirrotta, nome di spicco nell’ambito del teatro di sperimentazione; il pluripremiato "cuntista" di Partinico si occuperà tra l’altro di un’approfondita ricerca sul canzoniere di Ibn Hamdis (Noto 1056 ca. - Maiorca 1133 ca.), il maggior poeta arabo di Sicilia dell'XI secolo.
Tra gli spettacoli ospiti segnaliamo la presenza di Giancarlo Giannini in Ritornare a Sud, recital scritto da Marcello Veneziani insieme al regista dello spettacolo Cosimo Damiano Damato, e ispirato all’opera letteraria dello stesso Veneziani, Il segreto del viandante. La nostalgia del meridione diventa qui un cammino iniziatico verso le radici. Con Silvia de Santis.
Altro appuntamento di rilievo è quello con Mariano Rigillo che rilegge, da solo, il mito di Don Chisciotte in un connubio di parola e musica. La sua voce "interpretante" e quattro strumenti dominano lo spettacolo, costruito sull’ideazione e le musiche di Patrizio Marrone. Il testo di Cervantes è suscettibile di due tipi di letture: "giocosa", come la follia di Don Chisciotte, parodica, e comica, e "tragica" che vede nell’hidalgo un campione dell’idealismo costretto a scontrarsi con una realtà priva di ogni eroismo. Entrambi i toni pervadono la narrazione.
Ancora un’importante iniziativa e la rassegna "commedie da videovedere", dedicate alle produzioni che nel corso dei decenni hanno fatto dello Stabile catanese un’istituzione di rilievo internazionale, cosmopolita e aperta, ma sempre fedele alle sue radici siciliane. Da cinquant’anni.
Informazioni: ufficio stampa: Caterina Rita Andò, Valentina Arriva, tel. 095.354133 - ufficio.stampa@stabile.ct.it


 
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