Corriere della sera, 20 ottobre 2008
Sulle dichiarazioni di Bondi e Brunetta
Ci vuole un Parsifal al Teatro San Carlo
È un obbligo allestire l' opera di Richard Wagner ogni certo numero di anni
Se ben ricordo, due ministri di Stato, nel giro di una settimana, hanno rilasciato singolari dichiarazioni, avvolte peraltro da quasi totale indifferenza, salvo una dichiarazione alla stampa di Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli, e una alla Camera del deputato napoletano di An Amedeo Laboccetta, che alle sorti del Teatro della sua città evidentemente tiene più che non tenga il titolare dei Beni Culturali: e simile coincidentia oppositorum tra destra e sinistra dovrebbe far riflettere tutti. Il primo è il ministro Renato Brunetta, titolare di ciò che un tempo (quello di Massimo Severo Giannini) si definiva la «Funzione Pubblica». Non c' è bisogno del confronto con l' insuperato Maestro del Diritto Amministrativo per misurare l' abisso esistente fra i due, basta la dichiarazione del Brunetta. Reduce, forse, da una visita a Napoli, egli ha criticato aspramente la gestione del Teatro San Carlo, attribuendo peraltro la responsabilità de quo all' attuale Commissario Salvatore Nastasi invece che all' ultimo soprintendente, Gioacchino Lanza Tomasi. Orrore! Nella programmazione del teatro napoletano Lanza Tomasi aveva inserito il Parsifal di Richard Wagner, «opera dai costi eccessivi». Eccessivi, in fatto, perché l' allestimento richiede semplicemente quaranta coristi «aggiunti» per la realizzazione delle celebri «cupole». Ora, mi domando: ma codesto Brunetta quali studi ha fatto? Come misurare il suo livello di cultura? Quali libri ha letto? Che cosa legge, oltre ai fumetti? Il Parsifal l' aveva mai prima dei quaranta «aggiunti» sentito nominare? Se così stanno le cose, gli diamo un piccolo aiuto: il Parsifal è uno dei sommi raggiungimenti della Storia dell' umanità in quanto tale, e ogni teatro d' Opera non può, bensì deve allestirlo ogni certo numero di anni. Il ministro Bondi, quello dei Beni Culturali, ha invece sostenuto (parafraso) che in Italia esistono due sole Fondazioni degne di esistere, il Teatro alla Scala e l' Accademia di Santa Cecilia a Roma. Essergli quanto mai noiosa l' esistenza del FUS («Fondo unico per lo Spettacolo») dal suo ministero erogato a norma di legge e peraltro riducentesi di anno in anno. Colgo l'occasione per ricordare che la nefasta trasformazione degli Enti Autonomi in Fondazioni di Diritto Privato è stato uno dei casi più nefasti attraversati dal mondo musicale italiano. Nel suo tempo libero il ministro Bondi scrive poesie. Meglio farebbe a visitare i Teatri italiani, scoprirne la bellezza e il vanto che ogni città proprietaria se ne fa. Ha idea, il ministro dei Beni Culturali, di qual ruolo centrale abbia la Musica nella Cultura? Urgente sarebbe che il commissario dottor Nastasi, suo capo di gabinetto e pieno di amore per il Teatro che pro tempore governa, lo prendesse per mano e gli dicesse: «Cara Eccellenza, oggi andiamo a Napoli. Ti farò vedere il più bel Teatro del mondo, uno dei più puri esempi di Neoclassico esistenti al mondo (infatti la Malmaison a paragone è una caserma) e una Teatro dall' acustica eccezionale che, grazie anche al mio impegno, ridiventerà rivale della Scala. Poi, dopo la visitina, torneremo a gennaio per l' inaugurazione col Peter Grimes di Britten diretto dal maestro Tate». Tutto questo avrei voluto leggere firmato da autorevoli editorialisti. Non è avvenuto, mi ci son dovuto rassegnare io, povero musicante.
Paolo Isotta |