marta abba : attrice (1900 - 1988)
Allieva di O. Mazzoni e E. Reinach all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, sua città natale, ne uscì a diciotto anni con il Premio Castiglioni come migliore attrice. Nel 1923 esordì come professionista per il Teatro del Popolo, l’anno dopo trionfò nel Gabbiano di Cechov con la compagnia di V. Talli che le aprì le porte del successo. Primattrice dal 1925 nella Compagnia del Teatro dell’Arte di Pirandello (il suo primo successo fu in Nostra Dea di Bontempelli), iniziò con l’autore siciliano un sodalizio che la portò a crescere come attrice, conosciuta e apprezzata in Italia e all’estero, ampliando il proprio repertorio e perfezionando le proprie tecniche espressive. Pirandello scrisse per lei le commedie Diana e la Tuda (1926), L’amica delle mogli (1927), Trovarsi (1932), ma la Abba fu applaudita interprete anche dei maggiori capolavori di Pirandello da Sei Personaggi a Così è (se vi pare), da Vestire gli ignudi a La vita che ti diedi, sia con la Compagnia del Teatro d’Arte, sia in seguito, quando, scioltasi questa, l’attrice formò una sua compagnia (1928-29).
Con la sua compagnia nel 1928-30 portò in scena anche Penelope di Maugham, La buona fata di F. Molnár, Anna Karenina di Tolstoij, Il grillo del focolare di Dickens ed in seguito, dopo una parentesi francese durata fino al 1932, La vedova scaltra di Goldoni, La ruota di Lodovici.
Nel 1934 fu applaudita Mila di Codra al fianco di Ruggeri, nella Figlia di Iorio di D’Annunzio andata in scena per il Teatro Argentina di Roma con la regia di Pirandello, mentre Max Reinhardt la volle come Porzia nel Mercante di Venezia in scena per il Festival di Venezia.
Fece parte, in seguito, della compagnia Grandi Spettacoli d’Arte, diretta da Salvini, con la quale fece lunghe tournèe anche all’estero, recitando in inglese in Inghilterra e Stati Uniti, dove nel 1937 ricevette un premio dell’American Dramatic League per la sua interpretazione di Tovarich di Deval. Nel 1938 annuncia la sua intenzione di ritirarsi dalle scene, a seguito del matrimonio con il nipote del magnate dell’acciaio americano Millikin. Tornerà al teatro alcuni anni più tardi quando, dopo il divorzio, si stabilirà nuovamente in Italia, a Milano, dove nel 1953 riformò una propria compagnia, iniziando una tournèe. In America donò all’Università di Princeton il proprio epistolario, recentemente pubblicato (Caro maestro... Lettere a Luigi Pirandello (1926-1936), a cura di Piero Frassica), dal quale è emersa la complessa relazione che la legò allo scrittore. Fra l’altro ha pubblicato La mia vita d'attrice.