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Mario Pistoni
Mario Pistoni, Carla Fracci, Guido Pistoni in La Strada
cor. Mario Pistoni

mario pistoni : ballerino, coroegrafo (1932 - 1992)

CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE

1932  Nasce a Roma l’11 gennaio. Allievo, all’Accademia di danza del Teatro dell’Opera di Roma, di Ettore Caorsi e dell’ultima, grande maestra della cosiddetta "scuola italiana", Teresa Battagli, entra, sedicenne, nel Corpo di ballo dello stesso teatro con la qualifica di Solista. A diciotto anni debutta come Primo ballerino in La soglia del tempo (mus. Béla Bartok) di Aurel Milloss.

1951  Chiamato a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala come Solista, perfeziona la sua formazione sotto la guida di Lubov Tchernicheva ed Esmée Bulnes e acquisisce il titolo di Primo ballerino nel 1953 e cinque anni dopo, quello di Primo ballerino assoluto. Interprete dei più importanti balletti del repertorio classico (Il lago dei cigni, 1954; Coppélia, 1954; Cenerentola, 1955; Giselle, 1956; Lo schiaccianoci, 1957) e moderno (Les noces, 1954; Le spectre de la rose, 1955; Il figliuol prodigo, 1957; L’uccello di fuoco, 1958), si esibisce anche all’estero, soprattutto in Gran Bretagna, dove è ospite del London Festival Ballet, e in Germania, dove ottiene apprezzamenti unanimi.

Mario Pistoni
Nino Rota, Carla Fracci, Mario Pistoni, Giulietta Masina, Federico Fellini
al debutto di La Strada 1966. Foto Erio Piccagliani. Teatro alla Scala

1956  È protagonista in Mario e il Mago di Léonide Massine/Franco Mannino/Luchino Visconti, e di Sébastian, prima coreografia di Luciana Novaro su musica di Giancarlo Menotti.

1958  Interpreta Don Juan, coreografia di Léonide Massine (mus. C.W. Gluck) e Romeo e Giulietta di John Cranko, accanto a Carla Fracci, sua partner d’elezione nei balletti del repertorio ottocentesco. Ravvisata la necessità di ampliare la propria dimensione artistica, si dedica anche alla coreografia e fonda la compagnia dei "Solisti del Teatro alla Scala", per la quale crea un certo numero di balletti che si distaccano sensibilmente dal repertorio e dallo stile tradizionali e vengono accolti con favore anche all’estero. Per tre estati consecutive il gruppo si esibisce in Francia, Olanda e Belgio.

1960  Debutta alla Scala, nella duplice veste di interprete e coreografo, in Il figliuol prodigo su musica di Sergej Prokofiev: parabola biblica in versione moderna.

1963  Crea Spirituals per orchestra su musica di Morton Gould.

1965  Sempre per il Corpo di Ballo scaligero allestisce Francesca da Rimini, su musica di Petr I’lic Tchaikovskij, e Mutazioni su musica di Vittorio Fellegara.

1966  È l’anno di La strada, su musica di Nino Rota; per il personaggio di Gelsomina sceglie Carla Fracci, e per sé riserva il ruolo del Matto.

1967  Crea Elegia, su musica di Alearco Ambrosi e testi poetici di Raphael Alberti; Ritratto di Don Chisciotte, con le scenografie di Lucio Fontana, e soprattutto Il mandarino meraviglioso (mus. Béla Bartók) di cui è interprete nel ruolo del titolo, affidando a Luciana Savignano la parte della Prostituta. Per la ballerina scaligera e futura étoile è il ruolo della consacrazione.

1969  Allestisce le coreografie The Macbeths su musica di Richard Strauss, e Adagio su musica di Tomaso Albinoni, che debutta al Castello Sforzesco di Milano.

1972  Ispirandosi ancora alla personalità di Luciana Savignano, crea Concerto dell’albatro, su musica di G. F. Ghedini.

1974  Debutta alla Scala con la novità Specchio a tre luci, su musica di Virgilio Mortari, e si congeda dal teatro in cui aveva prestato la propria attività per ventisette anni. Crea per il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma Romeo e Giulietta, su musica di Sergej Prokof’ev, e accetta l’incarico di Direttore della compagnia capitolina, impegno che mantiene per due stagioni. A Roma si dedica anche alla coreografia televisiva che continua ad alimentare con allestimenti per le televisioni belga, tedesca e svizzera. È ospite nei teatri di Stato di Belgrado e Brno e, sempre in veste di coreografo, viene invitato nei teatri stabili di Bonn e Barcellona.

1978  Assume la direzione del Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, restando in carica sino al 1981, e vi allestisce una decina di balletti.

1983  Il suo Mandarino meraviglioso debutta al Metropolitan di New York nell’interpretazione del Corpo di Ballo della Scala.

1984  Torna ad allestire, per la Scala, il balletto La strada (del quale nel frattempo sono stati prodotti due film) che trionfa in una lunga tournée in Francia, Svizzera e Belgio.

1985  Con il compositore Roberto Hazon crea per il Corpo di Ballo scaligero I promessi sposi, che debutta alla Crociera del Filarete dell’Università Statale di Milano e viene successivamente presentato a Reggio Emilia e Macerata.

1986  Assume la direzione del Corpo di Ballo dell’Arena di Verona e resta in carica per due stagioni; firma diverse coreografie (Processo a Maria De Leyva, Ephimeros e altre) anche d’opera, tra cui Aida di Verdi e la regia di Pagliacci di Leoncavallo.

1992  Muore ad Arolo, presso Varese, dove si era ritirato a vivere con la moglie, Fiorella Cova (Milano, 1936), già ballerina solista del Teatro alla Scala.


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