marcello mastroianni : attore (1924 - 1996)
Marcello Mastroianni nasce a Fontana Liri, in provincia di Frosinone, il 28 settembre 1924.
Mastrianni è l’attore italiano più noto del cinema internazionale nei tre decenni seguiti alla guerra. Arriva alla fama iano piano, a differenza di altri della sua generazione. Comincia a fare la comparsa cinematografica tra il ‘38 e il ‘43, poi si iscrive al Centro Universitario Teatrale al termine dell’ultima guerra. Una prima affermazione arriva dal teatro, nel ruolo di protagonista di "Un tram che si chiama desiderio", nel 1948, regia di Luchino Visconti. Si afferma nel cinema come giovanotto simpatico ed estroverso ne "Le ragazze di Piazza di Spagna", nel 1951, regia di Luciano Emmer: poi trova la giusta misura accanto a Sophia Loren in "Peccato che sia una canaglia" del 1954, commedia garbata, elegante, diretta da Alessandro Blasetti. Ne "I soliti ignoti" del 1958, regia di Mario Monicelli, conferma la sua bravura nel genere comico-farsesco, ma la svolta della sua carriera arriva con "La dolce vita" (1960), storica pellicola di costume che segna l'inizio di un lungo e fortunato sodalizio artistico con Federico Fellini.

Marcello Mastroianni e Sandra Milo
Mastroianni sarà ugualmente convincente nel mirabile "Otto e mezzo" (1962), forse l'esito più alto raggiunto da Fellini. Frattanto, poliedrico come pochi, Mastroianni torna al grottesco con "Divorzio all'italiana" (1961) di Pietro Germi, dove inventa il personaggio di quel barone Cefalù che lo renderà celebere in tutto il mondo.

Nuovi stimoli gli vengono offerti da cineasti del calibro di Marco Ferreri ("Break-up", 1965; "La cagna", 1972; "La grande abbuffata", 1973; "Non toccare la donna bianca", 1974; "Storia di Piera", 1983), Ettore Scola ("Una giornata particolare", 1977; "La terrazza", 1980; "Il mondo nuovo", 1982) i fratelli Taviani ("Allonsanfan", 1974), Marco Bellocchio ("Enrico IV", 1984), ancora Monicelli ("Le due vite di Mattia Pascal", 1985).

Negli ultimi anni della sua attività, le occasioni migliori gli provengono dal cinema internazionale: da "Il volo" (1986) di Thodoros Anghelopoulos allo stupendo "Oci ciornie" (1987) di Nikita Michalkov, da "Pret-à-porter" (1994) di Robert Altman al presago "Viaggio all'inizio del mondo" (1996) di Manoel de Oliveira, e si afferma come un interprete geniale e malinconico, gioviale e ritroso. Infine, le immagini intense e commoventi di "Mi ricordo, sì, io mi ricordo" (1997), costituiscono il commiato da una figura grande, familiare, straordinaria, della nostra cinematografia.
Torna, prima di lasciarci, al teatro con “L’ultima luna” di Furio Bordon.
Muore a Parigi il 19 dicembre 1996.