Andiamo a ritroso. Partiamo da quasi mezz’ora di applausi. Tutti in piedi. Un teatro esaurito in ogni ordine di posti. Quello della Scala che stasera ha visto in scena L’ histoire de Manon, balletto in tre atti, con la coreografia di Kenneth MacMillan, ripresa da Karl Burnet e Julie Lincoln su musiche di Jules Massenet, dirette da David Coleman.
Protagonista Sylvie Guillem in coppia con Massimo Murru.
Dire che è stato un trionfo, è quasi banale. Un super trionfo, diremmo, che da anni non abbiamo visto alla Scala, tempio della lirica, ma con questo evento qualcuno dovrà ricredersi sul ruolo della danza in un Ente lirico.
Dobbiamo dare un senso a questi applausi. Sono per la bravura dei protagonisti? Sì, per la loro bravura, ma non solo dei protagonisti ma anche di tutto il corpo di ballo che, fuso in una scenografia creativamente suggestiva, con materiali poveri e ricchi nello stesso tempo, immersi in un armonioso “balletto” di costumi, complici di tutto lo spettacolo per la loro bellezza e raffinatezza di accostamenti cromatici.
Anche le luci, giuste per atmosfere, hanno fatto sì che tutti gli elementi e i personaggi prendessero rilievo e significato. Anche questi elementi hanno contribuito a riscaldare e intensificare gli applausi. Scene e costumi Nicholas Georgiadis.
E poi, il plot della storia, oggi più che mai viene vissuto per la sua contemporaneità in questi tempi in cui la gioventù vive un conflitto: seguire le opportunità e i vantaggi economici oppure far vivere i sentimenti? E Manon, questa sedicenne di Abbé Prevost ama la vita, anche se l’affronta con una certa amoralità. Ama con trasporto e sincerità il giovane Des Grieux ma non accetta quest’amore nell’indigenza. E le tentazioni di vivere nel lusso le sono a portata di mano. In questa dualità, di cui è incosciente, trasforma il giovane Des Grieux in ladro e assassino. Manon porta dentro di sé la sua origine di ragazza povera e trovandosi in un secolo, il XVIII, dove le fortune si creano e si disfano con rapidità (sembra di essere nel nostro momento storico, che ne dite?). Anche questa identificazione col tempo di oggi ha dato al pubblico il piacere di entrare nel conflitto drammatico del personaggio che Sylvie Guillem, ha reso con bravura, con intensità interpretativa e con esattezza limpida nei movimenti. E Murru non era di meno. Perché non citare anche Bryan Hewison nel ruolo di Monsieur G.M. e Sabrina Brazzo l’amante di Lescaut interpretato da Thago Soares. Bravi. È dir poco La Scala sicuramente di questo successo ne andrà orgogliosa.
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