Molte domande e considerazioni ci attendono, per questo evento - Lipsynch in italiano “cantare in playback” - che ha inaugurato “Napoli Teatro Festival Italia 2010” regalando alla città di Napoli un altro suggestivo spazio teatrale, ricavato dagli ex capannoni della birreria Peroni. Lo spazio, costo di realizzazione 350 mila euro, 77 persone occupate per realizzarlo, posto alla periferia della città, esattamente a Miano, può ospitare 490 spettatori e offrire aree espositive per accompagnare gli spettacoli ed è raggiungibile in tre quarti d'ora di pullman, partendo dal centro. La Fondazione Campania dei Festival sicuramente lancia a se stessa e alla città una sfida: risponderà il pubblico napoletano agli spettacoli di marca innovativa e di rilevanza internazionale, come quello di Robert Lepage? Il numero dei posti è sufficiente per recuperare almeno una minima-minima parte dei costi degli spettacoli in programma? È sufficientemente bene organizzato per offrire servizi a coloro che dovranno superare la durata degli spettacoli? Nove ore, che poi diventano dieci, per Lipsynch, non sono poche, e oltre 10 ore per I Demoni di Dostoevskij per la regia di Peter Stein. Un semplice chiosco ci sembra poco e l'offerta alimentare molto limitata e con poca scelta.
Ma gli appassionati di maratone teatrali non ci faranno caso: “à la guerre comme à la guerre”.
Lo spettacolo di Lepage ha visto solo due repliche: il 29 e 30 maggio. Alla prima il teatro non è stato esaurito e il parterre, 400 presenze circa, era composto da critici, giornalisti, giovani attori carichi di curiosità, molti ospiti, operatori teatrali. Paganti? Non sappiamo. La replica del 30 maggio ha visto 490, presenze. In totale, quindi, circa 890 spettatori per uno spettacolo così complesso tecnicamente, così numeroso tra personale di scena (oltre 20 tecnici solo per fare i cambiamenti a vista bene organizzati, ma numericamente insopportabili) e staff di tecnici, alla consolle per gli effetti di audio, di luce, di proiezioni, e poi sarte e truccatori in quinta per i travestimenti che gli attori, in nove ore di lavoro, hanno dovuto effettuare. È vero che Lepage pensa, crea con talento e produce in grande: elementi scenici e costruzioni scenografiche complessi tecnologicamente e costosi, parco luci super moderno, computer dislocati in ogni dove.
A Robert Lepage vorremmo chiedere se per raccontare una storia articolata in nove sequenze, ciascuna dedicata ad un personaggio, che intreccia la propria vicenda con quelle degli altri, a comporre un quadro che comprende tutti i registri, la fiction, forti emozioni, canzoni, sequenze ironiche, altre grottesche, altre drammatiche, altre patetiche, orbene se per raccontare questa storia era proprio necessario mettere in campo tanti materiali che richiedono un esercito di persone per essere utilizzati? Dopo un lungo percorso artistico incentrato sulla narrazione attraverso l'uso dell'immagine, del movimento, dello spazio e della musica, Lepage scopre la voce dell’attore: lui stesso dichiara “Questa volta, abbiamo deciso di fare della voce il nostro punto focale, per vedere dove ci conduce l'esplorazione della comunicazione verbale in tutte le sue forme”. Ma allora perché ha invaso il palcoscenico con tutti quegli elementi scenici, che stanno tra realismo e immaginario, obbligando a interminabili cambiamenti di scena, quando poi si scopre che tutta la forza dello spettacolo sta nella bravura interpretativa, camaleontica, degli attori ai quali, giustamente, il pubblico tributa una vera e propria ovazione? Dove conduce “l’esplorazione della voce e della comunicazione verbale in tutte le sue forme”? Al “teatro umano”, vorremmo rispondergli. Potremmo dire che lo spettacolo non sta nelle invenzioni sceniche, per quanto belle e sorprendenti, ma lì dove sta il teatro, nella presenza umana dell'attore, nella sua capacità di coinvolgerci trasportandoci in mondi suggestivi, emozionanti.
Cosa offre questo spettacolo nei suoi contenuti? Affidiamo la risposta alla sintesi pubblicata qui di seguito, una sinossi di ogni personaggio, in modo che i nostri lettori si possano rendere conto della storia rappresentata, perché spettacoli di questa complessità si possono vedere solo nell'ambito dei festival internazionali, come quello di Napoli.
Ma i fortunati, come si è visto, sono pochi.
LIPSYNCH
di Frédérike Bédard, Carlos Belda, Rebecca Blankenship, Lise Castonguay, John Cobb, Nuria Garcia, Marie Gignac, Sarah Kemp, Robert Lepage, Rick Miller, Hans Piesbergen / regia Robert Lepage / produzione Ex Machina/Théâtre Sans Frontières / in associazione con Cultural Industry LTD and Northern Stage / in coproduzione con Napoli Teatro Festival Italia, Arts 276/Automne en Normandie, Barbicanbite08/London, Brooklyn Academy of Music, Cabildo Insular de Tenerife, Chekhov International Theatre Festival/Moscow, Festival de Otoño Madrid, Festival Transamériques/Montréal, La Comète (Scène Nationale de Châlons-en Champagne), Théâtre Denise-Pelletier/Montréal, Le Volcan Scène Nationale du Havre, Luminato/Toronto Festival of Arts & Creativity, The Sydney Festival, Wiener Festwochen/Vienna / paese Australia, Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia, Russia, Spagna, Stati Uniti / lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco (con sottotitoli in italiano) / PRIMA ITALIANA, Napoli 29-30 maggio 2010
SINOSSI:
Ada
Ada Weber, cantante lirica che vive a Londra adotta il figlio di una giovane donna nicaraguense, Lupe, morta durante un volo da Francoforte a Montreal. Ada tiene nascosto al bambino, Jeremi il fatto che la sua vera madre era una prostituta. Quando Ada intraprende una relazione con Thomas, un neurochirurgo tedesco, Jeremi va via di casa per studiare cinema in California.
Thomas
Un crescente tremore alla mano destra, conduce Thomas verso una crisi che minaccia la sua carriera ed il suo rapporto con Ada. Intanto, opera Marie Lavallée, cantante che soffre di tumore al cervello, provocandoLe un'afasia.
Marie
Durante la convalescenza a Montreal per riprendersi dell'intervento subito Marie rivede alcuni vecchi film muti per trovare immagini di suo padre. Cerca un modo per recuperare il suono della voce attraverso la lettura del labiale e tecniche di doppiaggio. Sua sorella Michelle, affetta da schizofrenia, viene a trovarla dal Quebec per aiutarla.
Jeremi
In viaggio verso il Nicaragua in cerca della verità sulla sua madre naturale Lupe, Jeremi incontra un uomo che gli fornisce alcune informazioni. Decide di girare un film sulle diverse storie che ha sentito su di lei. Le cose, tuttavia, si mettono male, soprattutto dopo che Jeremi si innamora della giovane attrice che interpreta la parte di sua madre. Poi scopre che l'attrice ha avuto un figlio e che forse lui è il padre.
Sara
Ex prostituta di Manchester, ora vive a Londra. Nel rilasciare un’intervista alla radio, incontra il fratello da cui è stata separata quando era bambina, Tony Briggs, che intanto ha cambiato il suo accento ed è ora un annunciatore della BBC. Cerca di ristabilire un rapporto con lui che però la rifiuta. Lei lo denuncia per incesto ma poi ritira l'accusa.
Sebastian
Sebastian, un tecnico del suono che ha uno studio a Londra, è costretto a tornare a Tenerife per partecipare al funerale del padre, un ex attore comico. Dopo una caotica ed assurda cerimonia funebre, trova conforto ascoltando registrazioni di suo padre.
Jackson
Jackson è un investigatore scozzese che indaga sulla morte di Tony Briggs e nel contempo affronta la separazione di sua moglie. Le sue ricerche lo conducono nel mondo dell'industria delle registrazioni vocali dove scoprirà alcune informazioni sulla vita passata di Tony Briggs.
Michelle
Sorella di Marie, Michelle si sta riprendendo da una crisi di schizofrenia che l'aveva costretta in ospedale. Riprende il suo vecchio lavoro in un negozio di libri usati. Marie va a trovarla accompagnata da Thomas che l'ha operata a Londra. Cercando di placare il coro di voci che ha nella testa, organizza alcuni reading di poesia nella libreria in cui lavora.
Lupe
Jeremi incontra sua madre adottiva Ada che gli regala una cassetta contenente un’intervista a Lupe, sua madre naturale. Il pubblico segue la sua vicenda che si sviluppa tra il Nicaragua e la Germania, dove incontrerà Danielle, una regista cinematografica del Quebec. Danielle aiuterà Lupe e suo figlio Jeremi a "scappare" dai loro inseguitori.
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