
Leo è partito. Adesso siamo tutti più poveri. E più soli. Anche più fuori da questo mondo d'oggi - quest'«enclave» di meschinità, banalità, orrore, che anche lui, il titano agonizzante della scena italiana da più di sette anni, detestava, e in cui cominciava a non riconoscersi, nonché, con i suoi strumenti, a stigmatizzare, condannare, rifiutare. Leo è morto? Allora s'ha da dicere che è vivo! Perché morire, per lui, senz'altro sarà stata una liberazione. La fine di un inutile, scandaloso calvario. Mentre, per noi, invece, la sua morte (oltre che simbolo di una sua inconscia/conscia fuga da questa trucidità di vita) è un ulteriore giro di catena che, ai nostri piedi e polsi, ci costringe a permanere, sempre più orfani e smarriti, nello stesso atroce luogo. Ma di Leo, comunque, non ci abbandonerà, non ci può abbandonare, né l'esempio né il ricordo, e, con quelli, solo con essi, ci auguriamo di resistere, resistere, resistere!
ENZO MOSCATO
da Il Mattino, 19 settembre 2008
leo de berardinis : attore, regista, autore
Leo de Berardinis nasce a Gioj Cilento il 3 gennaio 1940, ma cresce a Foggia. Tra il 1959 e il 1960 frequenta a Roma il Centro universitario teatrale.
Nel 1962, con la compagnia del regista Carlo Quartucci, recita le opere di Beckett da "Finale di partita" a "Aspettando Godot".
Nel 1965, Leo inizia un lungo sodalizio artistico con l’attrice Perla Peragallo: insieme saranno attori e registi di numerose messinscene teatrali e cineteatrali, la prima delle quali è "La faticosa messinscena dell'Amleto di Shakespeare" (1967) e "Sir and Lady Macbeth" (1968). Leo e Perla fondano, a Napoli il "Teatro di Marigliano", dove metteranno in scena spettacoli come "'O Zappatore", "King Lacreme Lear napulitane", "Sudd", presentato a Parigi, e "A vita a murì", che vince il premio Mondello nel 1978. Nel 1981 si conclude il sodalizio con Perla, e Leo ritorna a Roma, dove inizia una serie di lavori teatrali che segneranno il passaggio dal "teatro del non-finito" al "teatro dell' improvvisazione".

Nel 1983 Leo si trasferisce a Bologna per collaborare con la cooperativa "Nuova Scena - Teatro Testoni/Interaction"; in questo ambito egli continua i suoi studi su Shakespeare e mette in scena la trilogia comprendente due versioni di "Amleto", "King Lear - studi e variazioni" e "La tempesta"; in particolare, il terzo di questi lavori sarà portato dal de Berardinis anche a Parigi, nel 1987, al teatro di Daniel Mesguish. Dalla collaborazione con "Nuova Scena" nasce anche la ricerca sugli spettacoli "Assolo" che porta alla creazione di messinscene come "Dante Alighieri - studi e variazioni", con la quale Leo vince il premio Ubu come miglior attore dell'anno nel 1984, e "Il Ritorno, riflessi da Omero - Joyce". Nel 1987 Leo realizza "Novecento e Mille", un'opera complessa che racchiude in sé una serie di studi sperimentali sul teatro e sugli autori più' svariati, da Pasolini a Beckett, fino a Pirandello ed altri.

Nello stesso anno Leo lascia "Nuova Scena" e fonda il "Teatro di Leo", diventandone direttore artistico ed organizzativo: produrrà non solo spettacoli, ma anche laboratori di ricerca e giornate di studio sul teatro, convegni e rassegne teatrali. Fra gli spettacoli teatrali prodotti nel "Teatro di Leo" ci sono "Delirio", "L'uomo capovolto", "Machbeth", " Novecento e Mille" e "Il fiore nel deserto", tratto dall'opera di Giacomo Leopardi. Nel 1989, de Berardinis produce, in collaborazione con "Teatri Uniti di Napoli" e il "Festival dei due Mondi" di Spoleto, lo spettacolo "Ha da passà 'a nuttata", tratto dall'opera di Eduardo De Filippo; l'allestimento ottiene il premio UBU come miglior spettacolo dell'anno, mentre Leo vince il premio IDI come miglior attore e il premio per la carriera da parte dell'Associazione Nazionale dei critici. Nel 1990 Leo mette in scena "Metamorfosi" e "Totò principe di Danimarca": quest'ultimo spettacolo partecipa alla rassegna di Bruxelles "Italia in scena" e al Festival Internazionale di Valladolid nell'aprile 1991, in rappresentanza dell'Italia.
Nel 1990 "Il Teatro di Leo" trova, a Bologna, un suo spazio scenico chiamato "Lo spazio della memoria" dove nascono molti laboratori di ricerca, come quello sulla "scrittura scenica", organizzato in collaborazione con l'Università di Bologna. Nel 1991 Leo presenta a Taormina lo spettacolo "Lo spazio della memoria", con Steve Lacy. Nello stesso anno Leo riceve il Premio Eduardo, Il premio Giuseppe Fava, in riconoscimento del carattere civile e politico del suo teatro, e il premio Città di Pontecagnano, per la sua arte attoriale. L'anno successivo, nel 1992, ottiene anche il premio Ubu speciale," per la coerenza e la necessità del suo teatro". Nel 1993 Leo organizza, ad Anghiari, il laboratorio teorico pratico "Otello e i Giganti", prepara lo spettacolo "I giganti della montagna" (tratto da Luigi Pirandello), che vince il premio UBU nel 1993 e il premio dell'Associazione Nazionale Critici l'anno sucessivo. Dal 1994 al 1999, de Berardinis è direttore artistico del festival di teatro di Santarcangelo. Nel 1994, egli produce lo spettacolo "Il ritorno di Scaramouche", (tratto da Jean Baptiste Poquelin e Leòn de Berardin); intanto Leo diventa anche consulente artistico per il teatro "Giuseppe Verdi" di Salerno e, nel 1996, presenta sempre a Salerno lo spettacolo "King Lear", nato dalla collaborazione con Ruggero Cappuccio e Alfonso Santagata. Sempre in questo periodo Leo dirige il teatro "San Leonardo" di Bologna e cura, per il "Teatro sperimentale" di Spoleto, la regia del "Don Giovanni" di Mozart. Nel 1998, presenta, al teatro "San Leonardo" di Bologna, "Lear opera" e, nel 1999, in collaborazione con l’Ente Teatrale Italiano(ETI), produce il laboratorio d'arte scenica "Come una rivista", la cui attività' si svolge principalmente a Roma e a Bologna. Nel 2000 porta in scena lo spettacolo "Past Eve and Adam's", tratto dal "Finnegans Wake" di James Joyce.
Il 4 maggio 2001, la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Bologna ha conferito a Leo De Berardinis la Laurea ad honorem.