È la natura del teatro a comportare questo paradosso: la storia, che, come passa il tempo, si deforma, e la mitologia, che, come passa il tempo, si stabilizza, hanno
il loro vero momento di realtà
sulla scena.
Senza alcun dubbio sarebbe solo
un bene se un mago potesse ipnotizzare
un teatro pieno di persone
e convincerle che hanno assistito
ad uno spettacolo sublime. Ma,
purtroppo, un mago del genere
non esiste e spetta al drammaturgo
provocare, se ne è capace, un
momento di ipnosi collettiva, e
rendere partecipe il pubblico dei
suoi sogni; perché il sonno e il sogno
portano una sorta di magico
potere miracoloso capace di raggiungere
qualsiasi borsellino.
Il teatro, simulando questi fenomeni,
chiede al pubblico una credulità
quasi infantile: il migliore
pubblico è ancora quello degli
spettacoli di marionette, mentre il
nostro sarebbe altrettanto buono
se solo riuscisse a superare le proprie
ostinate resistenze e potesse
essere in uno stato tale da urlare,
per esempio, a Edipo: “Non sposare
Giocasta! È tua madre!”
Ma, senza andare così lontano,
accade che un certo numero di
spettatori scongelino se stessi al
calore di un’idea quasi del tutto
estranea ad essi, e tuttavia fatta
propria, armonizzata al proprio
essere. Questo numero di spettatori
diventa quasi un sol uomo,
un’anima quasi infantile, che lascia
le sue convinzioni e opinioni
nel guardaroba, per riprenderle a
spettacolo finito.
La reale ammirazione non è generata
dalla comunicazione di idee e
opinioni comunemente condivise,
ma dalla condivisione di idee che
non ci appartengono, e che vengono
portate ad un livello di condivisione
tale da indurci a credere che
avremmo anche potuto esserne noi
gli autori.
Così questa è una forma di amore:
perché in amore gli antagonisti si
sposano a vicenda, fondendosi
uno con l’altro, e non è forse il
teatro il migliore esempio di
osmosi dei processi vitali e naturali?
Perché, dopo tutto, l’interprete
più grande è colui che dà
l’impressione di far accadere le
cose nel momento in cui le vive
sulla scena, inventando e improvvisando
la sua parte per renderla
adatta a ciascun individuo del
pubblico.
Persino la Francia - dove le persone
sono molto inquiete al pensiero
di lasciarsi addormentare;
dove le persone sono così potentemente
individualiste da resistere
con tutte le loro forze al tentativo
di essere ipnotizzate - persino la
Francia ha provato, in qualche
caso, come possa essere stimolante
l’essere intrattenuti da cose non
banali.
Nietzsche disse: le idee che cambiano
l’aspetto del mondo vengono
a noi sulle ali di colombe. Forse
può essere proprio attraverso
un mezzo troppo spesso limitato al
semplice pretesto di dare piacere,
che i giovani del mondo beneficeranno
di università più brillanti e
vitali, dove le letture saranno di
carne e sangue e dove i capolavori
di ogni linguaggio saranno mostrati
in tutta la loro originale violenza
e non resi inoffensivi dalla
fatica dello studio solitario. Io devo
aggiungere: si dice che la Macchina
abbia inflitto al teatro il colpo
di grazia. Non lo credo neanche
per un momento, e dichiaro,
come un tempo si faceva per i sovrani:
se il Teatro è
Morto, lunga Vita al
Teatro.