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Jean Cocteau

Jean CocteauÈ la natura del teatro a comportare questo paradosso: la storia, che, come passa il tempo, si deforma, e la mitologia, che, come passa il tempo, si stabilizza, hanno il loro vero momento di realtà sulla scena.
Senza alcun dubbio sarebbe solo un bene se un mago potesse ipnotizzare un teatro pieno di persone e convincerle che hanno assistito ad uno spettacolo sublime. Ma, purtroppo, un mago del genere non esiste e spetta al drammaturgo provocare, se ne è capace, un momento di ipnosi collettiva, e rendere partecipe il pubblico dei suoi sogni; perché il sonno e il sogno portano una sorta di magico potere miracoloso capace di raggiungere qualsiasi borsellino.
Il teatro, simulando questi fenomeni, chiede al pubblico una credulità quasi infantile: il migliore pubblico è ancora quello degli spettacoli di marionette, mentre il nostro sarebbe altrettanto buono se solo riuscisse a superare le proprie ostinate resistenze e potesse essere in uno stato tale da urlare, per esempio, a Edipo: “Non sposare Giocasta! È tua madre!”
Ma, senza andare così lontano, accade che un certo numero di spettatori scongelino se stessi al calore di un’idea quasi del tutto estranea ad essi, e tuttavia fatta propria, armonizzata al proprio essere. Questo numero di spettatori diventa quasi un sol uomo, un’anima quasi infantile, che lascia le sue convinzioni e opinioni nel guardaroba, per riprenderle a spettacolo finito.
La reale ammirazione non è generata dalla comunicazione di idee e opinioni comunemente condivise, ma dalla condivisione di idee che non ci appartengono, e che vengono portate ad un livello di condivisione tale da indurci a credere che avremmo anche potuto esserne noi gli autori.
Così questa è una forma di amore: perché in amore gli antagonisti si sposano a vicenda, fondendosi uno con l’altro, e non è forse il teatro il migliore esempio di osmosi dei processi vitali e naturali? Perché, dopo tutto, l’interprete più grande è colui che dà l’impressione di far accadere le cose nel momento in cui le vive sulla scena, inventando e improvvisando la sua parte per renderla adatta a ciascun individuo del pubblico.
Persino la Francia - dove le persone sono molto inquiete al pensiero di lasciarsi addormentare; dove le persone sono così potentemente individualiste da resistere con tutte le loro forze al tentativo di essere ipnotizzate - persino la Francia ha provato, in qualche caso, come possa essere stimolante l’essere intrattenuti da cose non banali. Nietzsche disse: le idee che cambiano l’aspetto del mondo vengono a noi sulle ali di colombe. Forse può essere proprio attraverso un mezzo troppo spesso limitato al semplice pretesto di dare piacere, che i giovani del mondo beneficeranno di università più brillanti e vitali, dove le letture saranno di carne e sangue e dove i capolavori di ogni linguaggio saranno mostrati in tutta la loro originale violenza e non resi inoffensivi dalla fatica dello studio solitario. Io devo aggiungere: si dice che la Macchina abbia inflitto al teatro il colpo di grazia. Non lo credo neanche per un momento, e dichiaro, come un tempo si faceva per i sovrani: se il Teatro è Morto, lunga Vita al Teatro.


© Sipario 2011