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Franca Valeri

Il Castello dei sogni


di Mario Mattia Giorgetti
   

Avere un Castello come quello degli Orsini Odescalchi, a Bracciano, e "animarlo" in ogni suo angolo (stanze, corridoi, cunicoli, cortili) non solo è un atto di coraggio e oneroso economicamente, ma è anche un atto d’impegno culturale e sociale di grande interesse per la memoria evocativa che scatena; e l’aria antica che si respira appena varcata il Portale d’ingresso.
Non è facile raggiungere Bracciano, se non sei munito di auto.
Arrivare da Roma con il trenino che parte dalla stazione Ostiense è una piacevole avventura per scoprire le innumerevoli stazioncine che costellano il percorso. Ma appena entri in Bracciano quel Castello dominante con i suoi torrioni, con la sua pietra roca e impregnata di tempo, su cui radici di edera arrampicante affondano nei pori i propri artigli, ti attira come una calamita, e strizzandoti l’occhio dall’alto dei merli, ti cattura ed ti risucchia nel groviglio dei corridoi, delle stanze arredate con oggetti, armi e mobili d’epoca; luoghi dove sono state organizzate le "stazioni" dove ascoltare un monologo, una sequenza musicale di archi, il violinista che saluta l’ingresso dei visitatori, l’hostess che ti conduce per mano alle sale dove è allestita con meravigliosa sapienza la mostra di Roberto Capucci, con i suoi costumi fantasiosi, dei veri abiti scultura, dove colori e linee ti sorprendono per la loro carica creative: geniale. E poi, nella sala grande, ti aspetta una sinfonia di vestiti che popolano l’ambiente, in una geometria di piedistalli dove troneggiano i manichini rivestiti.
È in questo Castello che, arricchito di riflettori, mille torce accese, proiezioni sui muri ruvidi, musica diffusa, mostra fotografica, abbiamo ascoltato perfomance teatrali di cui vogliamo parlare perché scritte da autori giovani e affermati: "La Castellana" tragico monologo di Giuseppe Manfridi con Desirèe Giorgetti; "L’amore non perdona," di Massimo Vincenzi, con Francesca Bianco; "Nessuna pieta" di Adriano Vianello con Eleonora Zacchi; "La belva di via San Gregorio" di Angelo Longoni con Annamaria Iacopini.
Monologhi tratti dal romanzo "Assassine" di Cinzia Tani, con la regia di Carlo Emilio Lerici, che sapientemente ha rapportato l’azione recitativa delle attrici con lo spazio, con gli elementi che lo arredavano, usando le luci di candelabri, candele rinforzate da soffusi effetti  di riflettori per calarci in una atmosfera intima e coinvolgente. Inoltre, lasciando libere le attrici di offrire il meglio di loro stesse in queste drammatiche storie, ha valorizzato le capacità drammaturgiche di questi autori impegnandoli a scrivere su richiesta per questo progetto "Assassine"  che ha trovato largo consenso del pubblico. 

E quella di Alberto Bassetti: "Sibilla" con Cristina Ginevra Arnone e Pietro Faiella, regia di Antonio Spadaro; e quella: "Racconto di vita" di e con Giuliana Lojodice; e quella: "Oddio, mamma", un improbabile carteggio di San Bobrik e Julie Sten con Franca Valeri e Urbano Barberini, regia di Daniele Falleri hanno completato il ricco programma. Ma il bello di questa manifestazione, voluta dai proprietari del Castello che la finanziano in prima persona da cinque edizioni, è che raccoglie intorno a sé il meglio degli artisti italiani e stranieri.
E, infine, non manca il momento conviviale, intorno ad un lungo desco dominato da "assaggi" di golosità e vini frizzanti, che unisce in piacevoli colloqui pubblico e artisti. Insomma, una festa che arricchisce chi ne prende parte.

 

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