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i fatti : indice

Il Placosecnico
Le giornate di Teatro

Intese, relazioni, scambi
di Mario Mattia Giorgetti

Si è appena conclusa l’iniziativa promossa da Agis, Eti e Fondazione Campania Festival, che ha riunito operatori del settore e funzionari pubblici, per riflettere sulle prospettive del teatro italiano


Molto bene, ottima notizia. Dopo anni di silenzio, dal 1984 al 1997, tornano le "Giornate del Teatro", area produzione e distribuzione, promosse dalla Fondazione Campania Festival e organizzate dall'Agis, in collaborazione con l'Ente Teatrale Italiano e col patrocinio e il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dopo Taormina, dove sono nate, passando poi a Roma e quindi a Parma, ora sono approdate a Napoli, nell'ambito del Teatro Festival Italia, manifestazione d'importanza internazionale, fortemente voluta da l'ex ministro Francesco Rutelli e aggiudicata per gara alla Fondazione Campania Festival.

Le giornate, svoltesi dal 12 al 14 giugno, hanno sempre dimostrato di essere di grande importanza per gli operatori teatrali, per le imprese sia pubbliche e private, poiché sono finalizzate ad approfondire temi, a rinsaldare rapporti, a chiarire tendenze.

Il luogo d'incontro, di lavoro e di discussione aveva una bella cornice: Il Museo Pignatelli d'Aragona Cortes, una villa tenuta con cura, con un giardino ricco di piante secolari, accogliente, con sale confortevoli e arredate con gusto.

L'Agis, o chi per lei, aveva predisposto una sala espositiva istallando alle pareti una ventina di televisori dove ogni apparecchio mostrava a ciclo continuo il volto di un operatore teatrale che lanciava le sue dichiarazioni rispondendo a una precisa domanda esposta su cartello in testa al televisore, inerente allo stato di salute del nostro teatro. Una galleria di volti, un bailamme di voci sommesse, che nessuno, pur apprezzando l'iniziativa, ha avuto il tempo e la curiosità di soffermarsi.

Il Parterre

Numerosi i partecipanti provenienti dal nord, dal centro e dal sud, volti noti, sempre gli stessi, del teatro pubblico e del teatro privato (è da loro che dipende la "natura", lo spessore, il valore di ogni stagione teatrale) per poter assistere al programma di lavoro e, perché no, anche per mettersi in luce con esposizioni autoreferenziali. Ma anche perché le giornate prevedevano quattro incontri "sulla professione spettacolo, che muovono da una comune e pubblica riflessione delle istituzioni nazionali e territoriali, delle forze politiche, del governo e delle categorie artistiche e professionali sullo stato dello spettacolo, e in particolare dello “spettacolo dal vivo”. Incontri eccellenti, meritevoli di attenzione, e di ascolto, con i vertici delle istituzioni nazionali, regionali e locali e delle rappresentanze di spettacolo.

Prima giornata

La prima giornata è stata dominata da un incontro di verifica della prima fase di applicazioni dei decreti 2008 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (perdinci, non possiamo chiamarlo Ministero della Cultura, evitando questa filastrocca di parole?) dove il direttore generale, Salvatore Nastasi, già protagonista in quel ruolo da quattro anni, ben conosciuto e temuto da tanti, ha abilmente aperto i lavori conferendogli un'atmosfera distesa, conviviale e cameratesca: intervento seguito con interesse anche perché quando si parla del Fus (circa 500 milioni di euro), di come viene salvaguardato e distribuito, l'interesse è dominante. Ha parlato di "criteri selettivi" per “togliere a qualcuno, per dare ad altri”, di meno soggetti da finanziare, di ricerca di comuni denominatori di tutti i soggetti finanziati, di comparazione fra le istanze delle compagnie, di riflessioni sulla tipologia del finanziamento pubblico e di molto altro ancora, poi invoca la legge sul teatro, sostenendo, che "deve essere richiesta dai Teatri".

I partecipanti, o meglio il popolo dei "sofferenti" (eh sì, perché lo stato d'animo di questi rappresentanti di organismi di produzione è sempre sofferente, o perché si vedono tagliare qualche fondo, o perché quello ricevuto in precedenza non è lievitato, o perché la nuova stagione presentata non ha generato una crescita economica), hanno dimostrato che nonostante le difficoltà economiche sono sempre ben motivati a proseguire e mantenere le posizioni raggiunte, invocando arroccamenti per nuovi ingressi, o progettando nuove alleanze tese a fare sistema.

Nella prima giornata sono intervenuti Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, che ha ribattuto sagacemente, senza ipocrisia, ai temi esposti da Nastasi. Antonello Pischedda, membro della Commissione prosa, ribadisce il concetto dei "criteri di valutazione per l'assegnazione dei contributi", parla dei valori sociali secondo gli obiettivi dello Stato, sostiene la necessità di una legge con pochi punti essenziali e con un regolamento che deve guardare agli obiettivi, parla di storicità che imbriglia il sistema, valida solo se risponde alle funzioni, all'utilità sociale.

Giuseppe Ferrazza, presidente dell'Eti, ricorda che l'Eti nasce come distributore di spettacoli e auspica un "sistema di cordinamento con i circuiti regionali", ricorda che l’ETI, alla scadenza, non rinnoverà l'affitto per il teatro Duse di Bologna, che verrà lasciato quindi al proprio destino.

Maurizio Giammusso, segreterio generale dei Premi Olimpici e nuovo componente la Commissione Prosa, parla di credibilità dei bilancio delle compagnie, elogia il prezioso lavoro dei funzionari del Ministero, sostiene, giustamente, che senza soldi non si può fare politica culturale, ribadisce, anche lui, la necessità dei "criteri di selezione."

Seconda Giornata

La seconda giornata è stata dominata da interventi preziosi, ricchi di notizie, di suggestioni, di prospettive future.

Alberto Francesconi, presidente dell'Agis, fa osservare che in campagna elettorale "si è concordemente riconosciuto che le risorse pubbliche destinate al sostegno ed all'incentivazione delle attività culturali dello spettacolo, anche in applicazione delle convenzioni Unesco sulla tutela delle diversità culturali e sulla tutela del patrimonio culturale immateriale, debbono essere qualificate come "investimento" e non spesa corrente, con quel che ne consegue". Francesconi, nella sua sostanziosa relazione, spiega che "…Il principio di investimento è importante perché apre scenari nuovi nei rapporti tra la politica, la pubblica amministrazione e lo spettacolo, soprattutto nelle regole. E invita la politica a cambiare pagina in questa direzione, cioè sul concetto d'investimento" ed è ciò che l'Agis chiederà al nuovo governo e al nuovo Parlamento.

Particolare attenzione è stata data all'intervento del sottosegretario del Ministro Bondi, Francesco Maria Giro, che ha focalizzato la sua esposizione sui comportamenti che deve avere la politica nei confronti della cultura, sostenendo che ci vuole una "Legge cornice" di otto-nove articoli, che deve contenere un pilastro istituzionale "chi fa, cosa", seguito da un altro pilastro "che la cultura è un bene di rilevanza nazionale, che genera armonia". Insomma una legge cornice per definire la qualità del benessere culturale dei giovani. Infine, la legge cornice deve contenere un "pilastro fiscale" con norme per lo sviluppo delle strutture, per evitare gli sprechi, per preservare e arricchire il Fus, recuperare l'accantonamento, circa 40 milioni di euro. Alcuni suggerimenti: dismissione dei siti demaniali in condizione di degrado (su 22.768 siti, solo 5023 sono d'interesse culturale, mentre di non interesse culturale sono 11.459 e 5515 da verificare. Su 1246 siti dello Stato solo 297 sono di interesse culturale mentre gli altri no). Infine sollecita tutti perché si possano definire dei confini per costruire delle prospettive di cultura, di memoria.

Anche Maurizio Scaparro, nelle sue vesti di direttore artistico del settore prosa della Biennale, sostiene che occorre "unire e non dividere", denuncia che nella campagna elettorale non si è mai parlato di cultura, che i soldi devono essere spesi meglio, e che facciamo fatica a "comunicare cultura".

Durante i lavori, si è dimostrato, dati alla mano e con interventi autorevoli, la ricaduta economica delle attività di spettacolo. Il convegno si è concluso con un Forum su "Festival come occasione di sviluppo e identità: esperienze internazionali" con preziosi interventi di Alex Pots, direttore artistico del Manchester International; di Carmen Romero, direttore del Santiago a Mil Festival; di Renato Quaglia, direttore di Napoli Teatro Festival Italia; di Franco Punzi, presidente di "ItaliaFestival" e di Rachele Furfaro, presidente Fondazione Campania dei Festival.

 
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