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Le giornate di teatroTra solo sei  mesi
la legge sul Teatro

   

Tra sei mesi, parola del sottosegretario Francesco Maria Giro, avremo la "Legge quadro sul teatro dal vivo", che si attende da sessant’anni. Anche l’on. Gabriella Carlucci (Pdl), promotrice del disegno di Legge, fin dal suo esordio in Parlamento, dopo un percorso di verifiche, di consultazioni con operatori del settore, ha redatto il testo, "duettando"  con l’on. Emilia Grazia De Biasi di parte opposta (Pd) per convergenze comuni, trovando anche consensi in altre voci  di partiti dell’arco costituzionale, ne è fermamente convinta.
E’ ciò che emerso dalle "Giornate sul teatro", che l’Agis ha organizzato a Villa Pignatelli nell’ambito del  "Napoli Festival Italia". Due giorni di interventi, domande, risposte, lamenti,  di dialoghi incrocitati che ben poco hanno portato all’approfindimento del tema del convegno.

Queste "Giornate" hanno fatto da eco ad altri incontri organizzati a far conoscere la "Legge quadro", avvenuti prima a Roma poi a Milano e adesso qui a Napoli, dove la consueta comunità di impresari privati, di direttori del teatro pubblico, si è ritrovata per conoscere quale sarà il suo destino determinato dalla nuova Legge. Molti, anche se non lo dicono per piaggeria, non ci credono: trovano che va "ritoccata", "migliorata", giocando di fioretto, ma senza dire esattamente cos’è che va "ritoccato" e "migliorato" e ciò che non li convince.
Cosa possiamo ricavare dagli interventi esposti, al di là dei saluti ufficiali di segno politico e di circostanza offertici dal presidente della Regione Campania Antonio Bassolino (" sono convinto che la cultura è una grande risorsa di cui disponiamo, la Regione Campania investe 20 milioni di euro all’anno dai fondi ordinari"), dal Presidente della Fondazione Campania dei Festival, Rachele Furfaro ("evidenzio le difficoltà economiche del sistema e  rivendico la partenza del Disegno di Legge"), dall’on. Valentina Aprea che, attraverso un filmato, sostiene ("occorrono investimenti che non siano di carattere pubblico, occorrono regole chiare e certe, una legge moderna") ?

L’on. Gabriella Carlucci, sempre entusiasta nell’esporre la sua "creatura", motivata e argormentante, trova che ci siano molti punti di forza innovativa nella Proposta, ma è aperta anche ad accogliere suggerimenti, riflessioni, contestazioni pur di giungere al varo di questa Legge tanto agognata, sospirata, da oltre mezzo secolo.

Si è soffermata con insistenza sull’importanza di una "Conferenza unificata", sulla importanza che la Legge offre per la ricerca di fondi alternativi, sulla defiscalizzazione, sul chiarimento necessario in merito al rapporto di competenze tra Stato e Regioni, sull’utilizzo dei fondi europei che ci sono, di accesso al credito a cui tutti possono partecipare soggetti pubblici e privati, sulla necessità di attivare uno sportello per offrire informazioni chiare a cui tutti possono accedere, sul riconoscimento della figura dell’organizzatore-manager, di una banca dati che si nutrirà dal portafoglio dei nominativi dell’Enpals per il riconoscimento delle professioni e tanti altri vantaggi in seno alla proposta di Legge.

Le ha fatto da contraltare l’on. De Biasi che aggiunge : "lo spettacolo dal vivo ha uno status per l’economia, per la cultura, ha un senso per l’arte, per la formazione che deve partire dalle scuole come educazione ad avere un gusto, una coscienza, un’etica. Occorre un riconoscimento per i mestieri che gravitano intorno allo spettacolo."

Mentre Luciano Ciocetti (Udc) evidenzia la necessità di modificare l’art. V della Costituzione per stabilire le competenze tra Stato, Regioni e  Enti locali, per capire chi fa cosa, chi gestisce; invita a puntare sulla triennalità per la valorizzazione del Sistema Teatro; precisa quali sono i compiti dello Stato; che i fondi Arcus vanno regolamentati meglio; chiede di chiarire il ruolo dei teatri stabili, ridotti ormai alla stregua delle compagnie di giro; sostiene che bisogna smantellare gli assessorati che fanno gli impresari.

Anche Antonio Autilo, in qualità di coordinatore delle Regioni, condivide i punti già evidenziati da altri (scelte chiare sui fondi Arcus, necessità di una Conferenza unificata, costituzione di Osservatori regionali) mentre esprime perplessità sui fondi statali per le Regioni, sul giusto utilizzo dei fondi comunitari per la formazione, per la Scuola…

L’intervento, bene accolto, di Fiorenza Brioni, in rappresentanza dell Associazione  Comuni Italiani, nonché sindaco di Mantova, è centrato sull’emergenza continua, sulla necessità di una programmazione certa, sulla necessità di una visione strategica, sulla partecipazione volontaria dei cittadini, sull’esigenza di una regia collettiva, di esaltare l’unicità italiana per consolidare il Paese.

Dal direttore Generale del Dipartimento prosa  del Ministero dei Beni  Culturali, Salvatore Nastasi, i presenti si aspettavono parole certe sul reintegro del taglio fatto al Fus, indicazioni precise sui decreti per la prossima stagione; insomma chiedevano parole chiare, punti certi, operativi. Ma Nastasi, navigando a vista e zigzagando fra le domande, tra un sorriso e l’altro, con toni affabili, ma dai contenuti poco rassicuranti, con quell’aria da bambino grande, ha fatto capire a tutti che ci aspetterà un periodo di vacche magre. Che non ci sarà spazio per nuove istanze, per nuovi soggetti. Come si vede, il campo si restringe, il teatro dovrà tirare la cinghia: questo è il messaggio.

Mentre il sottosegretario Francesco Maria Giro ha sottolineato che occorre trovare nuove fonti di denaro da far convergere nel Fus. Sta pensando ai fondi della Siae, che dallo spettacolo gode di sostanziose entrate non sempre equamente ripartite ai legittimi aventi diritto, perché non identificabili a causa di mancate dichiarazioni o perché riscosse in forma forfettaria.
Ha parlato di ridurre l’Iva per lo spettacolo al 4%, di defiscalizzazione.
Nonostante la crisi che ci attanaglia, il sottosegretario Giro si è mostrato ottimista, se non altro, sul destino della Legge quadro.

Si augura che si possa arrivare ad un Ministero della Cultura e che lo Stato deve capire il confine delle proprie competenze, fa notare che l’Italia detiene il 46% del patrimonio artistico mondiale, che vengono erogati ai teatri stabili ben 5,2 milioni di euro per i progetti indirizzati a Scuola e Teatro, che gli Enti locali devono assicurare gli operatori a lungo raggio, che il territorio è produttore di natura, che il clima politico è positivo.

Nella seconda giornata conclusiva, hanno parlato Giuseppe Ferrazza, presidende dell’Eti, che, raccogliendo una protesta di un giovane attore, ha evidenziato come nella Legge non si parli abbastanza, del settore creativo, dei giovani lavoratori e di come formare il pubblico.
E dall’alto dei suoi quarant’anni di esperienza di funzionario del settore teatro, ha polemizzato sul fatto che molti direttori di Teatri pubblici sono di nomina politica e poco sanno di teatro, invocando la necessità di coinvolgere personalità di chiara esperienza e cultura.

Mentre il direttore generale dell’Eti, Onofrio Cutaia, ha evidenziato la linea progettuale intrapresa dall’Ente, mirata a sviluppare il coinvolgimento della nuova generazione di artisti e lavoratori all’interno di Organismi riconosciuti.

La direttrice del Teatro Stabile di Roma, Giovanna Marinelli, insistendo che bisogna investire sulle nuove generazioni, ha trovato assurda la regola che vuole il 10% delle recite, prodotte dallo Stabile, portate in giro per la Regione Lazio, facendo notare quindi che così si andrebbe a ingolfare il sistema distributivo e a togliere spazi ad altri organismi.
Peccato che alle "Giornate" non abbiano partecipato anche le organizzazioni che rapperesentano altre categorie: attori, autori, critici… Non sarebbe male ascoltare il loro parere, visto che fanno parte del Sistema Teatro a cui la Legge è indirizzata.

Mario Mattia Giorgetti

 

© Sipario 2011