Testata Sito Sipario
home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog

 
i fatti : indice


Ginaluigi Gelmetti
Il Messaggero, 10 novembre 2008

Gianluigi Gelmetti - lettera al ministro Bondi

Caro Ministro,
le scrivo a proposito di una parola: tagli. Parola che sta gettando per l'ennesima volta lo scompiglio nel mondo della Cultura italiana, nella fattispecie nel "mio" mondo, la Musica. Si paventano tagli al finanziamento pubblico, al famoso Fus. Perché, per cominciare, non aboliamo il termine? Tagli è parola davvero inutile, davvero oscura, davvero sbagliata. Soprattutto se corrisponde a un reale quanto miope provvedimento governativo. Le propongo, in alternativa, una frase: ottimizzazione delle risorse.

Le Fondazioni Liriche italiane sentono ventilare la possibilità che vengano privilegiate, quanto a sostegno statale, la Scala e Santa Cecilia. Questo non è bene. Perché le nostre Fondazioni possono, rispetto all'attuale, produrre di più, spendere assai di meno e far valere così rispettive specificità che vanificano ogni possibile discriminazione. Prima di esporle il modo in cui sarebbe possibile ottimizzare (secondo la mia opinione, è ovvio, e in ogni caso ritengo sia l'opinione di un tecnico), vorrei lanciare una provocazione proprio sulla famosa "eccellenza". Che altro è, se non eccellente, il San Carlo di Napoli, il più prestigioso teatro d'opera del Settecento europeo? E come non ricordare che le "prime" di titoli quali Cavalleria rusticana o Tosca sono avvenute all'Opera di Roma? Perché non definire, se non a propria volta eccellente, il Maggio Musicale Fiorentino? Eccetera.

Passando per la Fenice di Venezia, il Carlo Felice di Genova, il Comunale di Bologna, il Massimo di Palermo, il Regio di Torino, il Verdi di Trieste, l'Arena di Verona, il Lirico di Cagliari, il rinato Petruzzelli di Bari... Ho di proposito elencato acribicamente le 14 Fondazioni perché, signor Ministro non bisognerebbe proprio scivolarci, in quelle priorità.
Le propongo, dunque, la "stagione lirica nazionale di salute pubblica". Anziché tarpare le ali alle Fondazioni, che mantengono viva un'arte nostra per eccellenza chiamata melodramma (vende all'estero, tanto per esser mercantili, quanto il miglior made in Italy), convochi un tavolo di tutti i responsabili dei Teatri e li inviti a stilare una programmazione comune. Si producano 14 titoli l'anno, uno per ogni Fondazione, e si formino i rispettivi cartelloni facendo girare gli spettacoli da una città all'altra.

Rodiamo ogni produzione sul palcoscenico in cui nasce; i direttori d'orchestra raggiungano per tempo le varie piazze, provando con i rispettivi ensemble; un giorno di prova d'insieme in loco quando si sposta l'allestimento e quindi si va in scena. Tre diverse compagnie di canto; un numero incredibile di recite l'anno; cartelloni ricchi dappertutto (ripeto: ben 14 titoli). Nessuna pausa, lirica non stop, senza escludere le opere di repertorio che le Fondazioni hanno in magazzino.

Forse, a quel tavolo, si discuterebbe parecchio, forse ci scanneremmo su chi possa essere direttore di un Don Giovanni o di una Bohème, ma alla fine la "stagione di salute pubblica" verrebbe fuori alla grande, con enorme risparmio in tutti i settori. Ancora: è persino possibile usare meglio le masse artistiche e tecniche, "sfruttando" la loro perizia senza tempi morti.

Infine, togliamo la programmazione dei teatri dalle mani dei burocrati, affidiamola a persone lungimiranti che sappiano muoversi nei vari settori e vedere lontano. Vuol scommettere che riusciremo a evitare inutili ghettizzazioni e salassi ingiusti?

Attendo fiducioso una sua risposta.
Gianluigi Gelmetti
Direttore musicale dell'Opera di Roma

 
Logoaggiungi sipario.it ai tuoi preferiti
© Sipario 2011