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Enrico Maria Salerno

enrico maria salerno : attore (1926 - 1993)

Nato a Milano frequenta il teatro fin da giovane. Inizia a recitare seguendo l’attività della Compagnia dei Rame, durante il periodo universitario. La prima scrittura è del 1949, con la Compagnia Tofano-Adani-Cimara. Dal 1950 al ’52 lavora presso il Piccolo di Milano (La morte di Danton di Büchner), a San Miniato, presso il Piccolo di Roma dove lavora sotto la direzione di Orazio Costa e Turi Vasile. Nel 1954, dopo aver lavorato con Luigi Cimara, Vivi Gioi e Anna Maria Guarnieri, entra a far parte della Compagnia dello Stabile di Genova, dove si distingue con le interpretazioni di Ondina di Giraudoux e Ivanov di A. Cechov per la regia di Mario Ferrero; I demoni di F. Dostojevskji per la regia di Luigi Squarzina e Liolà di Luigi Pirandello per la regia di Alessandro Fersen. Cura la regia dei seguenti spettacoli: Oreste di Alfieri; Una donna troppo onesta di Salacrou; La moglie ideale di Marco Praga, Desideri del sabato sera di Luigi Candoni. Nel 1957 ottiene uno dei suoi più grandi successi da protagonista, interpretando Il diavolo Peter di Salvato Cappelli, per la regia di Alessando Fersen.
Nel 1959 dopo l’esperienza di Taormina, con Ifigenia in Tauride per la regia di Orazio Costa, ottiene il primo ruolo importante al cinema nel film d’esordio di Valerio Zurlini Estate violenta. Inoltre, in televisione, I figli di Medea di V. Cajoli, accanto ad Alida Valli, per la regia di Anton Giulio Maiano: primo clamoroso esperimento di finzione televisiva proposta al pubblico come realtà in presa diretta.
Nel 1960 fonda con Giancarlo Sbragia ed Ivo Garrani La Compagnia degli Associati, orientata verso un teatro di ricerca attento a temi di forte connotazione sociale. Vengono prodotti spettacoli come Sacco e Vanzetti di Roli e Vincenzoni per la regia di Sbragia. Nello stesso anno fonda insieme a Gino Cervi, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Giancarlo Sbragia e Arnoldo Foà la Società Attori Italiani (S.A.I.), divenuta in seguito Sindacato Attori Italiani.
Intensifica la sua attività cinematografica, girando La lunga notte del ’43, con la regia di Florestano Vancini, regista con il quale inaugura un florido sodalizio artistico, che li porterà a girare insieme altri tre film Le stagioni del nostro amore (1966), Violenza: quinto potere (1971); Piazza di Spagna (1992). Con Franco Rossi, regista che considerò suo maestro, è il protagonista di Odissea nuda (1961) e Smog (1962).
Torna al teatro nel 1963 con uno dei suoi più grandi successi Chi ha paura di Virginia Woolf? di Albee, diretto da Franco Zeffirelli. Dal 1965 diviene al cinema e in televisione, uno dei maggiori interpreti della Commedia all’italiana, girando come interprete e in seguito anche come regista alcuni dei film più noti del genere. Tre le sue regie. fra il ’70 e il ’72 Anonimo veneziano, uno dei più grandi successi del Cinema Italiano, con Florinda Bolkan e Tony Musante, attori “feticcio” per l’esordiente regista; Cari genitori, film al femminile sceneggiato ancora con Giuseppe Berto e con protagoniste Florinda Bolkan, Maria Schneider (la celebre interprete di Ultimo tango a Parigi), e Catherine Spaak; e nel 1978 Eutanasia di un amore con una giovanissima Ornella Muti. Inaugura il filone del “poliziesco-giudiziario” all’italiana con La polizia ringrazia di Steno. E in seguito, tra il 1973 e il ’77, Bisturi, la mafia bianca di Luigi Zampa, La polizia sta a guardare di Roberto Infascelli, La città gioca d’azzardo di Sergio Martino, Un prete scomodo di Pino Tosini. Il rapporto col cinema non si esaurisce nelle pellicole girate come attore-regista, poiché Salerno fu anche apprezzato doppiatore. Prestò la voce, fra l’altro, a Clint Eastwood nella celebre trilogia diretta da Sergio Leone, e al Cristo del Vangelo secondo Matteo di Pasolini (1964).
Nello stesso tempo a teatro prosegue la sua esperienza di attore impegnato in testi complessi. Nel periodo 1969-70 interpreta Giochi di ragazzi di Robert Marasco, con Paolo Stoppa. E in seguito Il magnifico cornuto di F. Crommelynck di cui è regista e protagonista (1979-‘80); Io, l’erede e Questi fantasmi di Eduardo (1981-‘82); Tabù di N. Manzari, novità italiana, di cui è regista e protagonista con la figlia Chiara; Harvey di Mary Chase (1983-’84); nella stagione 1985-86, per la regia di Sbragia è Otello nell’omonimo dramma di Shakespeare. Nel 1987-88 porta in teatro Knock o il trionfo della medicina di J. Romains. Seguono Il pensiero di Andreev, di cui è regista e interprete, e il recital Il silenzio di Dio (1989-90), di cui è anche autore.  Nel 1991-92 torna alla collaborazione con Franco Zeffirelli per la messa in scena de Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello dove è straordinario interprete del personaggio del Padre, per finire con Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, l’ultima sua grande interpretazione (1993).
Fu anche protagonista di numerosi lavori per la televisione, di cui cui citaimo Disperatamente Giulia dal romanzo di Sveva Casati Modignani (1987-88). Muore a Roma il 28 febbraio 1994.


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