In ambienti ristretti, sulla bocca di alcuni studiosi e maestri di teatro, si parla di un nuovo genere di attore: il "bios-attore". Ma chi è costui?
Il bios-attore è un attore che lavora per proteggere il suo ruolo dall’uso indiscriminato di organismi di produzione che operano sfruttandolo per fini ingannatori, ispirati al profitto anziché al miglioramento della vita, dell’arte teatrale. Oggi, in prevalenza, si generano attori che si lasciano abbindolare dal concetto di fama, e per questo generano morte: per l’intelletto, per la fantasia, per la creatività, per la propria identità. Il bios-attore compie un viaggio dentro di sé per scoprire l’intero patrimonio delle sue risorse umane, intellettive, energetiche e dei linguaggi dello strumento di ricezione e trasmissione che è il corpo. Ci sono attori, invece, che amano compiere un viaggio di riconoscenza, d’immagine, di consenso.
Il bios-attore compie una quotidiana ricerca e il suo apprendistato di conoscenza forma la sua identità, il suo vero Io, mentre l’altro attore, quello che opera per il "fuori", perderà la sua immagine allorché verrà tenuto distante dal gioco produttivo, mercificatorio. Uno vive, e offre. L’altro muore, vendendosi. Uno offre vita e l’altro degrado. Due movimenti completamente opposti.
Ma l’Attore, fin dall’origine, nasce come manifestazione dell’io dentro una comunità a cui lui si rapporta. Non conosce il concetto di vendita di se stesso, della propria attività. Compie un baratto con il suo pubblico, un travaso di sapere, di emotività, di creazione e partecipazione. Nasce l’attore celebrante un rito, una sacralità. Con la nascita del mercimonio, l’attore si pone come prodotto da consumare, come soggetto che mistifica, inganna partecipando ad un progetto perverso della politica del consumo. Non si accorge di consegnarsi a questo gioco perdendo il suo vero ruolo all’interno della comunità. Si vanifica in cambio di un’apparenza riconosciuta dai più. Si consegna all’ego della vanità e del disimpegno. Partecipa al rito della distruzione del suo ruolo, del suo compito.
Nella storia, abbiamo sempre assistito, col passar del tempo, a una metamorfosi dell’attore. Ci sono molti maestri sul cammino della sua storia che hanno teorizzato i cambiamenti, le svolte che di volta in volta la drammaturgia teatrale andava determinando per soddisfare una domanda della società. All’attore tragico subentra l’attore drammatico, psicologico, all’attore di strada subentra l’attore di corte, all’attore politico subentra l’attore del disimpegno, all’attore di teatro subentra quello cinematografico che deve armonizzare i suoi modelli recitativi al nuovo mezzo, poi arriva quello delle "fiction" televisive. Come tentativo di rivolta a questo andamento, oggi, tornano alla ribalta, ma sono pochissimi, attori che vogliono riconquistare il loro originario compito di soggetti portatori di vita, di sapere, cioè che vogliono essere "bios-attori".