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Discorsi sull'Attore
         
         
  Discorsi all'attore  
    a cura di Mario Mattia Giorgetti    
       
   

Dagli appunti di Eduardo

   
   

Non lasciarti confondere dalle parole di un personaggio che dovrai interpretare: esse potrebbero apparire vuote di senso quando le vai a ripetere al pubblico, se non ti sei preoccupato in tempo d’impossessarti del pensiero intimo del personaggio stesso. E tieni presente che una vera intimità esiste solo tra personaggio e attore. L’autore rimane quello che ha inventato le parole per far vivere sulla scena il personaggio, ma non ne sarà mai il suo confessore spirituale.

Il drammaturgo indica all’attore che specie di emozioni debbe esprimere in un dato momento, ma le emozioni stesse sono creazioni dell’attore, che crea in proporzione ai propri mezzi, alla sua emotività e alla profondità del suo pensiero.

Le vere lacrime, negli occhi di un attore che sta interpretando una scena drammatica, disincantano il pubblico dalla finzione scenica: non è la propria commozione che un attore deve trasmettere al pubblico.

Per l’attore, l’ultima dimora è la prima e l’ultima.

La misura è il segreto incomunicabile del grande attore. Incomunicabile perché non ci sono regole: certi attori hanno un ritmo lento, altri veloce; certe battute vogliono essere ripetute, altre no… ma se non si ha la dote istintiva del senso di misura, l’esperienza serve solo a non farti ripetere uno sbaglio già fatto.

Edoardo
                  Edoardo
                  Edoardo
                  Edoardo

Raggiunto il benessere, un attore perde la possibilità di essere.

L’attore deve rappresentare e rappresentarsi al pubblico.
Puoi credere di recitare teatro, e fai trattenimento.
Puoi fingere di recitare teatro, ma reciti scontento.
Puoi illuderti di scrivere teatro, ed è ricalcamento…
Puoi fare teatro se tu sei teatro, perché il teatro nasce dal teatro e quando è puro non consente giochi: l’albero è uno e i frutti sono pochi.

Tendi sempre una mano al pubblico, vedrai che lui te la stringerà nella sua destra. Non tendergli anche l’altra, perché te la rifiuterà senz’altro, sdegnosamente. Ma tu aspetta e vedrai che sarà lui a tenderti la seconda, desideroso di farsela stringere ed allora sarai tu a rifiutargliela, facendogli però intendere che una sera o l’altra gliela tenderai affettuosamente. Insomma, se tu ti rifiuti, ti seguirà per sempre, se ti rifiuta lui, sei fottuto.

L’attore si veste a teatro per fare teatro. Lo spettatore si veste a casa sua per andare a teatro a fare lo spettatore.

Quando avevo dodici anni, guadagnavo quattro soldi al giorno e non ero degno d’essere pagato dall’amministratore. Mi pagava la sarta, una volta alla settimana. Per quei quattro soldi dovevo: recitare, fare rumori fuori scena, pulire le scarpe e occuparmi dell’attrezzeria.

Quei giovani che non vogliono studiare per fare gli attori, pensano che l’importante sia essere naturali, veri… ma non capiscono che la recitazione naturale è la più costruita e difficile che ci sia.

Volete riconoscere un vero uomo di teatro da un dilettante? Fatelo camminare dietro le quinte durante una recita: se inciampa, cade o fa rumore, cacciatelo: non diventerà mai un vero attore.

L’attore impegnato in ruolo importante ha diritto di grondare sudore durante la prima, la seconda, la terza recita… ma se alla quarta recita gronda ancora, vuol dire che non suda per lo sforzo di interpretare il suo personaggio, ma per quello che dovrà affrontare vita natural durante per cercare di sopraffare l’indifferenza del pubblico nei suoi confronti.

Prova ad entrare in scena e a interessare il pubblico al personaggio che devi interpretare, senza parlare. Se dopo un minuto dalla sala parte una voce che ti chiede “Mbè?”, paga la penale al capocomico e cambia mestiere.

L’attore muore senza poter dire di aver raggiunto la perfezione. Egli dà al pubblico il risultato della sua continua esperienza artistica, ma tale esperienza, nel momento stesso in cui si raggiunge, diventa un fatto superato.

   
   

 

   
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© Sipario 2011