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Obama ha vinto

Barack Obama

 

Obama ha vinto. E’ il nuovo Presidente. Il Presidente del cambiamento, il Presidente che vuole rendere l’America Grande. Il Presidente che affida ad una frase "Sì, possiamo!" tutta la sua filosofia di uomo, che vuol costruire, che è proiettato come una "testa d’ariete" verso i problemi, che guarda in prospettiva, che non si chiude in se stesso, come siamo abituati qui da noi a vedere, dove il culto della personalità è il primo obiettivo da sostenere.

"Sì, possiamo!", frase che ha martellato più volte, nel suo primo discorso da Presidente; in quella frase c’è la volontà di un sentimento rivolto a unire tutti, a portare un passo più avanti la vita dell’Uomo su questa terra. Obama, unisce tutti, in quella frase. Con un volto responsabile, dove non c’è il sorriso ghignoso del vincitore, ma la preoccupazione della responsabilità, invita tutti, amici e no, ad essere uniti, costruttivi, propositivi, aperti, a lottare per ricostruire una nuova società, sulle ceneri di chi, invece, ha avuto una visione rivolta solo al potere di se stesso.

Da Obama, dalla sua compostezza, dal suo agile corpo, espressione di una serenità interiore, parte una grande "ondata" che bagnerà tutto il mondo, che bagnerà tutti i settori: quelli economici prima di tutto, quello sociale, quello umano, quello della qualità della vita. Insomma, l’onda del cambiamento.
Cosa cambierà questa onda che arriva, anzi è già arrivata, anche qui da noi? Cosa cambierà nella cultura degli uomini? Quale motivazione si affaccerà nelle menti di coloro che attualmente stanno lottando contro quei Politici che vogliono reprimenre, ridurre, azzerare il tasso di cultura?

Quest’onda è fatta da miliardi di molecole che si agitano, che spingono verso il futuro; molecole costituite da una sola frase che rimbomberà dentro di noi: "Sì, possiamo!"  Che darà nuova carica per sconfiggere Coloro che invece usano la politica come strumento di restrizione, come strumento che opera più per i propri interessi che per il Consorzio Umano.

Speriamo che tutti i nostri giovani che operano nel nostro settore, quello della cultura, del teatro, che oggi vivono un senso di frustazione, di speranza uccisa, possano ritrovare la spinta, la fiducia, in quel "Sì, possiamo!" che ha portato, più che un afroamericano, un essere umano che viene da mondi di storiche sofferenze, di umiliazioni laceranti,  dalla faccia densa di umiltà, a vincere la carica di Presidente, perché è entrato negli animi di altri esseri umani, consapevoli di alimentarsi di un nuovo cibo: cambiare.

Obama, consapevole del fardello di problemi di cui si è fatto carico, che da domani saranno lì davanti alla porta, che lo aspettano, non si chiude in se stesso per proteggere il suo nuovo ruolo, come qualcuno qui da noi fa, ma che si butta in avanti e con la lancia di quel "Sì, possiamo!", solleciterà i Potenti del mondo a prendere coscienza. Che da oggi "Si cambia!".

Mario Mattia Giorgetti

 
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