BALLERINE DI FILA

 

 

di Federica Vicino

 

 

 

 

 

 

Ballerine di fila ispirato ad una celebre litografia di Henri de Toulouse-Lautrec: La donna pagliaccio seduta (del 1896), facente parte dellaltrettanto celebre raccolta intitolata Elles, che Toulouse-Lautrec dedic alle case di tolleranza. La donna pagliaccio seduta raffigura un personaggio storico: la ballerina-contorsionista-clown Cha-U-Kao, che si esib con successo al Moulin Rouge ed al Noveau Cirque di Parigi negli ultimi decenni del secolo XIX, riscuotendo una discreta popolarit.

 

 

 

 

- Premio Marte 2010 (edizione del 2001)

- Data e luogo della prima rappresentazione: 3 e 4 marzo 2001, teatro Tirso de Molina, Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

ATTO I.

SCENA I.

 

Camerino di un teatro davanspettacolo (o qualcosa di simile). Quattro donne si stanno preparando per uno spettacolo: abiti, trucco e capelli. CՏ una certa confusione, molto disordine; ma lambiente ispira soprattutto un senso di miseria e squallore.

Una delle quattro donne mostra di non prestare alcuna attenzione al proprio aspetto: piuttosto che acconciarsi a dovere, si lascia cadere pesantemente su di una poltrona.

Si ode bussare su di una porta.

 

VFC (maschile). Cinque muniti!

 

La confusione cresce. Le prime due donne si affrettano a terminare le operazioni di toeletta ed escono di scena correndo. La terza e la quarta se la prendono con pi calma: in particolare, la terza rimane stravaccata sulla poltrona; mentre la quarta si attarda ad acconciarsi i capelli ed a sistemare il trucco. Quindi si alza e si avvia. Uscendo, la quarta donna incrocia lo sguardo dellaltra: si scambiano unocchiataccia.

 

VFC (maschile, incalzante). Tre minuti, ragazze!!!

 

La quarta donna ( Clarisse) esce di scena.

La terza (Ludwiga) rimane invece per qualche istante come assorta. Da oltre le quinte si odono le prime note di un brano musicale da avanspettacolo. Nelludirlo, la terza donna appare profondamente turbata; si scuote, si alza dalla poltrona, afferra delle clave da giocoliere ed un pallone colorato, quindi si avvia stancamente fino a scomparire anche lei.

 

Buio. (Il buio interrompe di colpo lazione cos come la musica).

 


 

 

 

SCENA II.

 

La scena identica alla precedente – e si conclude anchessa con il buio e linterruzione improvvisa della musica.

 

 

 

 

 

SCENA III.

 

Nel buio assoluto si ode una voce di donna.

 

1a VOCE. Carlotta? Carlotta?!

2a VOCE. Cosa cՏ?

1a VOCE. Abbiamo i cinque minuti (una risatina) I cinque minuti per dormire. Alle dieci si spegne la luce, e domani sar tutto come sempre.

2a VOCE. Tutto come se nulla fosse accaduto.

1a VOCE. Gi.

2 VOCE. Gi.

1a VOCE. Hai visto quelle due come si guardavano? (risatine sardoniche di entrambe) Finiranno male!

2a VOCE. Chi?

1a VOCE. Quelle due! Si strapperanno gli occhi a vicenda!

2a VOCE. Che orrore! Gli occhi!

1a VOCE. Quelle due si odiano.

2a VOCE. Gi.

1a VOCE. E io odio loro.

2a VOCE. E loro odiano te.

1a VOCE. E a te non ti odia nessuno?

2a VOCE. No, a me no. Io sono stupida. E gli stupidi non si odiano; si compatiscono.

 

La prima voce appartiene a Judy, una ragazza piuttosto giovane e di bellaspetto: Judy accende una candela, che le illumina il volto. La seconda voce di Carlotta, una ragazza ancora pi giovane di Judy, che per il momento rimane in penombra.

Judy continua ad accendere candele: ce ne sono disseminate ovunque. Si scopre cos che la scena la stessa dei primi due quadri: un camerino con quattro postazioni, molto disordinato e piuttosto trasandato.

Lazione di Judy provoca in Carlotta unilarit irrefrenabile.

 

JUDY. Ci sar pure qualcosa che vada bene anche per gli stupidi. Non potete essere una categoria cos privilegiata! Vorrei vedere! Non cՏ motivo nemmeno per strangolarvi, voi stupidi! Io, per esempio, in questo momento provo un desiderio irrefrenabile di strangolarti – ma non posso farlo! No, non posso farlo, perch sei sei sei cos stupida!

Che hai da ridere?

CARLOTTA. Rido per via di quelle due! E per quello che hanno detto! E poi anche perch stai facendo luce – e ogni volta che vedo quel che si vede quando si fa luce, mi viene da ridere!

JUDY. Sei veramente stupida! E cosՏ che avrebbero detto, quelle due?

CARLOTTA. Hanno detto (sempre pi presa dalle risate) le ho sentite dire (le risate contagiano anche laltra) che rimanere intrappolati qui dentro da stupidi!

 

Entrambe ridono a crepapelle.

Compare in scena la quarta donna: Clarisse, pi avanti negli anni delle altre, ma ancora molto bella. Ha unaria altera ed un portamento nobile, ma molto provocante nellabbigliamento e nellaspetto. Cerca la sua immagine in uno degli specchi. Si osserva con cura. Le altre due cercano di darsi un contegno, ma invano.

 

CLARISSE. (tono ironico) DovՏ il fantasma inquieto? (cambia tono) Cosa avete da ridere, voi due? Siete veramente stupide!

 

Risate ancora pi incontenibili da parte di Judy e Carlotta.

 

CLARISSE. Mi domando che bisogno cera di fare luce. (tono minaccioso) Chi ha acceso le candele? Eh?

 

Nessuna risposta.

 

CLARISSE. E uno spreco inaudito. Uno spreco di cera e stoppino; ed anche di ossigeno! Proprio cos, la fiamma consuma lossigeno, non lo sapevate? No? Beh, informatevi.

Meglio lelettricit, allora. Costa di pi, ma non ti costa la vita! (ci pensa su, e viene da ridere anche a lei) Bella roba!

 

Ora ridono tutte e tre.

 

CLARISSE. E anche tutte queste risate, ragazze finirete col divorare quel po di ossigeno che resta. E io non ho voglia di soffocare. Non certo per colpa vostra. Proprio no.

Certo, potremmo finire tutte bruciate. Vie duscita non ce nՏ – e basta una svista, un attimo di disattenzione: uno stoppino di esaurisce, una bugia si rovescia, una candela rotola gi ancora accesa - il teatro prende fuoco e noi finiamo bruciate.

JUDY. Meglio soffocare.

CARLOTTA. Gi, meglio soffocare.

JUDY. (contro Carlotta) Zitta, stupida!

CLARISSE. Volgarissimo!

 

Le altre due le rivolgono uno sguardo interrogativo.

 

CLARISSE. (tono esplicativo) Soffocare. Sarebbe davvero volgarissimo, soffocare. Una fine ignobile. Degna di un essere qualunque degna duna categoria, degna duna strage senza distinzione di razza, cultura ed estrazione sociale. Una fine da fossa comune!

JUDY. (con molto sarcasmo) Gi, una fossa comune.

 

Carlotta scoppia di nuovo a ridere.

 

JUDY. Che ci trovi da ridere? Dove credi che siamo, se non in una fossa comune?

CLARISSE. (a Judy, ma alludendo a Carlotta) Lei come te, e a questo devi abituarti.

Altra cosa sarebbe morire tra le fiamme. Un bel rogo. Immagine poderosa.

 

Carlotta ride sempre pi a squarciagola.

 

CLARISSE. La fine delle sante e delle eroine.

JUDY. Dimentichi lelettricit.

CLARISSE. (una smorfia) Oh, robetta di quartordine! Incidente domestico – figuriamoci! – o sedia elettrica, la fine degli assassini! In entrambi i casi la sentenza : annegamento nella volgarit finch morte non sopravvenga! Non potrei sopportarlo.

Per non parlare del codazzo cronachistico! Un trafiletto con le sole iniziali di nome e cognome nel primo caso; fiumi di parole, con tanto di appello di Papa e associazioni, e specchietto con il riassunto delle esecuzioni gi eseguite, in rigoroso ordine cronologico, nel secondo! (un lungo sospiro) No, decisamente fuori luogo.

JUDY. Che cosa, allora?

CLARISSE. Beh, se proprio vero che il trapasso inevitabile almeno guadagnarselo con un po di gloria! Che non guasta mai. Orario?

JUDY. E chi lo sa?

CLARISSE. Morire da eroine, questo sarebbe opportuno.

JUDY. Col fuoco?

CARLOTTA. Io ho paura del fuoco.

CLARISSE. (tono di rimprovero, verso Carlotta) E soprattutto senza vilt.

CARLOTTA. Mi state facendo venire la pelle doca!

CLARISSE. Ne hai di strada da fare, ragazzina! Si vede che non sei ancora morta abbastanza volte sulla scena per capire di che si parla!

CARLOTTA. Mai, a voler essere sinceri. Non sono morta mai.

CLARISSE. Sicch non sai di che si parla. Orario?

JUDY. Non saprei.

CLARISSE. Limportante che non sia gi notte fonda.

CARLOTTA. Perch, cosa succede a notte fonda?

CLARISSE. (ignorando la domanda di Carlotta) Che ne direste invece di una bella pozione?

JUDY. Pozione?

CLARISSE. (soffiando, con tanta energia da far spaventare le due ragazze) Veleno!

JUDY e CARLOTTA. (sconcertate) Veleno?!

JUDY. E terribile. Non lo potrei sopportare

CARLOTTA. Meglio il fuoco, allora.

JUDY. Gi: meglio il fuoco.

CLARISSE. Eppure cos eroico, il veleno. Cos subdolo, cos viscerale, cos agghiacciante

CARLOTTA. Basta con questi discorsi. Ho paura.

CLARISSE. Sciocchina. (improvvisamente irritata) Volete informarmi sullorario o no?

JUDY. S, s certo, Clarisse; temo che oramai sia notte fonda almeno a giudicare dal loggione.

CLARISSE. Cosa centra il loggione?

JUDY. Non lo so: dicevo cos per dire.

 

Ancora risate di Carlotta.

 

CLARISSE. Siete davvero stupide, ragazze. Di che parlavamo? Gi: lorario. Anchio credo sia notte inoltrata; e non per via del loggione! Credo sia notte inoltrata per via del boccascena!

 

Adesso ridono tutte e tre.

 

JUDY. O della torre scenica!

CARLOTTA. O del sipario!

CLARISSE. O del foyer!

 

Ridono a crepapelle. Nessuna si accorge che in scena comparsa la terza donna: Ludwiga. Giovane, ma non giovanissima: affascinante, tenebrosa, imbronciata.

 

LUDWIGA. (a bruciapelo) Oppure per via della buca del suggeritore.

 

Tutte tacciono di colpo e si volgono verso di lei.

 

JUDY. (intimorita) La buca del suggeritore? Cosa centra la buca del suggeritore?  E sigillata.

CARLOTTA. E gi: sigillata.

JUDY. Niente pu entrare e niente pu uscire dalla buca del suggeritore!

CARLOTTA. Niente pu passare dalla buca del suggeritore. Nemmeno la notte!

LUDWIGA. I ratti.

JUDY. (ancora pi spaventata) Che cosa?!

LUDWIGA. I ratti ci riescono. Riescono a passare dalla buca del suggeritore!

CARLOTTA. Vuoi dire: topi?

CLARISSE. (sinserisce di prepotenza nella discussione) Che significa?

 

CՏ un improvviso silenzio: Clarisse e Ludwiga si fronteggiano, come due animali feroci in una sfida.

 

LUDWIGA. Significa quello che ho detto.

CLARISSE. Hai visto dei ratti? Hai visto dei ratti nel teatro?

LUDWIGA. No, non nel teatro: nella buca del suggeritore, e anche nel golfo mistico.

CLARISSE. (scoppia in una risataccia) Ah, questa buona! Topi! Volgarissimi, ignobili, sudici topi nel golfo mistico!

LUDWIGA. (con un tono che non ammette repliche) E notte inoltrata. E ci sono dei ratti, gi, nella buca del suggeritore e nel golfo mistico.

JUDY. Come puoi esserne certa?

CARLOTTA. (piagnucola) Io ho paura dei ratti.

LUDWIGA. Li ho sentiti squittire.

CLARISSE. (sarcastica) Li ha sentiti! Dio del Cielo, adesso facciamo affidamento sullimprobabile sesto senso di unesaltata!

LUDWIGA. Li ho sentiti! Pi volte, non solo stanotte.

CLARISSE. Avrai sentito uno scricchiolo e lavrai preso per un verso di animale! Dopotutto, nelle tue condizioni psicologiche non mi meraviglierebbe affatto di scoprirti vittima di allucinazioni.

LUDWIGA. Li ho anche visti.

CARLOTTA. Oh, Santo Cielo! E comerano? Grossi?

JUDY. Erano molti?

CLARISSE. Erano allucinazioni!

LUDWIGA. Erano ratti!

CLARISSE. (con crescente veemenza) Allucinazioni - allucinazioni - allucinazioni!!! Nientaltro che allucinazioni - e non potrebbe essere diversamente, data la tua risaputa tendenza a fare uso di sostanze!

LUDWIGA. (sarcastica) Sostanze!

CLARISSE. Vorresti negarlo?! Qui lo sanno tutti, ormai: tu fai uso di sostanze

LUDWIGA. Droga, droga, cos che si chiama! Droga.

CLARISSE. Ah -  ah! Allora lo ammetti!

LUDWIGA. Non lho mai negato.

CARLOTTA. (tono complice) Scusa, di cosa ti fai?

CLARISSE. (apostrofa Carlotta) Zitta, tu, stupida ragazzina senza cervello!

CARLOTTA. Era cos, per sapere

CLARISSE. (contro Ludwiga) Tu non sei che un animale malvagio, capitato per caso tra di noi! In te non cՏ niente, lho avvertito: nessuna aura, nessun respiro – nessuna possibilit di librarsi verso il cielo. In te cՏ solo polvere. 

LUDWIGA. (con grande amarezza) Sbatterei presto la testa, se mi librassi verso il cielo, come tu lo chiami.

 

Con un cenno, Ludwiga indica il cielo del palcoscenico. Judy e Carlotta guardano tristemente verso lalto.

 

CLARISSE. Sei la nostra rovina! La rovina di questo teatro e la rovina del nostro spettacolo! Sei tu la causa di tutto. Io lo so: lho sempre sospettato, ne sono sempre stata pi che certa! (quasi le viene da piangere) La colpa solo tua se siamo rimaste intrappolate in questo gioco crudele, che ha trasformato la mia vita in un inferno!!!

(prova a darsi un contegno) Ti ho capito, sai? Tu sfrutti le suggestioni: il buio, i chiavistelli, le eco, i riverberi. Ora vorresti metterci paura con questa storia dei ratti – ma non ci riuscirai! Non ci riuscirai! La buca del suggeritore sigillata, da ventanni. Il sottopalco non vuoto, come tu credi, o come vorresti farci credere! Non lo sapevi questo, eh? Lultimo amministratore della Compagnia fece smantellare i vecchi macchinari scenici, che erano tutti accatastati l sotto. Lo fece per evitare gli incendi. E al posto dei tralicci, fece costruire piloni di mattone, sempre pi numerosi, sempre pi fitti. Gli operai dellimpresa che ebbe in appalto i lavori tentarono di truffarlo: usarono mattoni traforati, per risparmiare sulla calce. Lamministratore se ne accorse, e cos fece bucare di nuovo il sottopalco ed impose ai nuovi operai della nuova impresa di riempire ogni fila di mattoni con delle canalette di cemento. Sicch, come vedi, mia cara, di l ormai non pu passare pi nessuno.

CARLOTTA. (sinceramente sorpresa) Che storia!

JUDY. Non ce lavevi mai raccontata, Clarisse.

CLARISSE. Non credevo vi interessasse.

CARLOTTA. No, al contrario! E una bella storia. Molto suggestiva.

JUDY. Potrebbe diventare una bella favola ed essere drammatizzata in palcoscenico.

CLARISSE. Vi piaciuta?

CARLOTTA. S, s.

JUDY. Assolutamente s.

CLARISSE. Potremmo drammatizzarla in palcoscenico. E chi sa che

 

Clarisse si interrompe, e il silenzio piomba improvvisamente fra le quattro donne. Nel silenzio assoluto si ode un remoto scricchiolo.

 

JUDY. Avete sentito?

CARLOTTA. Che cosera?

CLARISSE. Io non ho sentito niente.

JUDY. Quello scricchiolo

CLARISSE. Sar stata una quinta che gemeva sotto il peso della polvere o anche qualcosa di pi poetico: un fantasma che tornava a calcare il suo palcoscenico.

LUDWIGA. Era uno dei ratti.

 

 

Di nuovo spavento fra Judy e Carlotta.

 

CLARISSE. Era unasse di legno che reagiva allabbassamento della temperatura! Un piccolo assestamento, dopo lo spettacolo di stasera.

LUDWIGA. (in tono provocatorio) Perch non la racconti tutta la storia del consolidamento del sottopalco, Clarisse!?

CLARISSE. Che vuoi dire?

LUDWIGA. Perch non racconti come andarono davvero le cose!

CLARISSE. Non so di che parli. Le cose andarono come ho appena detto.

LUDWIGA. Perch non dici la verit su quei poveri operai?

CLARISSE. Ho detto la verit sugli operai!

CARLOTTA. Gli operai?

JUDY. Cosa accadde agli operai?

 

Un attimo di profonda tensione. Clarisse e Ludwiga si fronteggiano ancora.

 

JUDY. Allora? Si pu sapere cosa accadde a quegli operai?

 

Ludwiga prende dal tavolino del trucco un foulard, si benda e mima una danza tribale piuttosto cruda. La scena inquietante per le altre, che rimangono a guardare col cuore in gola. Alla fine  Ludwiga crolla a terra, e rimane come se vi fosse appiccicata, immobile, prendendo il fiato con lunghi respiri. Clarisse le si accosta.

 

CLARISSE. Ecco: il momento. Confessa tutto il male che hai dentro.

 

Laltra non risponde, non reagisce.

 

CLARISSE. (con enfasi) Eri la vittima del Baccanale; avresti dovuto essere sacrificata, invece ti lasciarono salva la vita. Salva la vita e dannata lanima: che triste destino!

I tuoi occhi non vedono, Ludwiga. Ma la tua mente ricorda. E quel che provi sono solo sensazioni. Strane emozioni, che non ti sai spiegare, perch non ti appartengono. Non ti sono mai appartenute. Se fosse stato per me beh, tu lo sai. La verit che io non ti avrei voluta qui, perch tu non sei vera. E la tua finta morte lo dimostra. Guardati. Non ti rassegni, ma ogni tuo sforzo vano. Sei come una falena nella notte, condannata a bruciare sulla lampadina contro la quale continua a picchiare il capo in cerca della libert.

JUDY. Belle parole! E repertorio?

CLARISSE. (minimizza) Monologhetto a braccio, cos, tanto per gradire. Un tantino retorico, a dire il vero.

JUDY. Sembrava un brano di una tragedia classica!

CLARISSE. Ignoranti ragazzine.

JUDY. Ho detto: sembrava.

CLARISSE. E io ho detto ignoranti! Questo siete: due stupide, ignoranti attricette d avanspettacolo. Cos sciocche, da cadere in ogni tranello.

Voglio il buio. E notte: bene che si torni al buio.

 

Judy e Carlotta si guardano interdette. E con la stessa sorpresa guardano Ludwiga, ancora a terra.

 

CLARISSE. O credete davvero che i ratti si lascino illuminare dalle vostre sciocche candele? Che sia possibile scorgerli nel buio pesto del golfo mistico a occhio nudo?

LUDWIGA. Meglio cercarli con gli occhi bendati.

CLARISSE. (la apostrofa) Silenzio!

 

Tacciono tutti e si ode un nuovo scricchiolo. Clarisse intima con unocchiata a Judy e Carlotta di spegnere le candele. Le due ragazze obbediscono fino a riportare la scena al buio.

 

Prima di spegnere lultima candela.

 

 CARLOTTA. Io ho paura dei topi.

 CLARISSE. Perch dovresti averne?

 CARLOTTA. Non lo so: ce lho e basta.

 CLARISSE. Stupida ragazzina.

 CARLOTTA. Clarisse?

 CLARISSE. S?

 CARLOTTA. Non andartene, rimani qui.

 CLARISSE. (ridacchia) Va bene, va bene! Rimarr di guardia: sono sicura che i ratti mi temerebbero o quantomeno mi porterebbero rispetto.

 

Carlotta spegne lultima candela e la scena rimane al buio. Un brevissimo silenzio.

Buio assoluto.

 

VFC CARLOTTA. Clarisse?

VFC CLARISSE. S?

VFC CARLOTTA. Tu non hai paura dei ratti?

VFC CLARISSE. Oh, ma che sciocchezze vai blaterando, Carlotta! Coshanno di cos terribile i ratti?

VFC JUDY. Sono malvagi, i ratti.

VFC CLARISSE. Perch? Gli uomini non sono malvagi?

VFC CARLOTTA. No, che sono brutti, i ratti. Almeno a vedersi.

VFC CLARISSE. Al contrario! Sono animali molto belli: hanno un pelame lucido e morbido, occhi vivaci, pieni di luce sono perfino umani, i ratti, con quelle deliziose manine rosa! E le vocine! Sottilissime vocine, come di bambino, che sanno tramutarsi in grida poderose se sono in pericolo o se una madre difende il suo nido, oppure anche se li stai per uccidere.

VFC JUDY. (spaventata) Se li stai per uccidere?!

VFC CARLOTTA. Io ho paura! Questi discorsi mi fanno paura.

VFC CLARISSE. Hanno un sesto senso eccezionale per queste cose, i ratti: intuiscono anche solo lintento di ucciderli, il pensiero. Ne avete mai visto uno preso in trappola? Oh, uno spettacolo terrificante, vi assicuro.

 

Clarisse accende una candela, che le illumina il viso.

 

CLARISSE. Dapprima si dibatte e si divincola, morde le sbarre fino a farsi sanguinare il muso, cerca disperatamente di sfuggire a quel che laspetta. E non per terrore non il terrore, ma lorgoglio, lorgoglio ferito, ad animare tanta disperazione. Poi dimprovviso lo vedi fermarsi e irrigidirsi, lo vedi raccogliersi immobile in fondo alla trappola: ha scorto il carnefice. Lui, arma in pugno, si avvicina e il ratto gli fissa contro uno sguardo vitreo, pungente uno sguardo che ti senti addosso, che ti penetra, ti attraversa! Uno sguardo che sa carpire le pi remote e crudeli intenzioni: se il carnefice ha deciso di uccidere, la vittima lo sa. E il ratto sa di essere una vittima.

 

Clarisse scoppia in una risata agghiacciante. Quindi, con le dita, spegne la candela.

Buio.

 

VFC CLARISSE. Non vero, Ludwiga?

 

Nessuna risposta.

 

VFC CARLOTTA. Perch non risponde Ludwiga?

VFC JUDY. DovՏ Ludwiga?

VFC CLARISSE. (ancora risate, quindi in tono perentorio) Basta, ora. Dormite.

 

Buio e silenzio. E nel silenzio, di nuovo, si ode uno scricchiolo. 

 

 

 

 

SCENA IV.

 

 

Luce piena sul palco, che ora effettivamente un palco.

Musica. Ludwiga canta la canzone della Vittima.

 

LUDWIGA.

Non si pu cedere al ricatto

Non si pu credere nei miracoli

Non si pu attendere il verdetto

Di un Tribunale di folli popoli

 

Non si pu indurre in tentazione

Lanimo perso nella preghiera

Nella notte dellesecuzione

Ricordi il canto e latmosfera

 

E tutto ci che non hai vissuto

E tutto quello che non hai detto

Il sentimento che hai barattato

Perch non vuoi sentirti costretto

 

Adesso tardi – vorresti andare

Vorresti correre tornare indietro

Volare cieco nellinfinito

Allinfinito muto gridare

 

Vorresti essere quel viandante

Che chieder domani chi era?

Quel prigioniero senza speranza

Che grida al mondo da una ringhiera

La sua innocenza – quella dei puri

Quella dellodio e della violenza

Luomo stanato dallo stregone

Luomo braccato per vicoli oscuri

Prossima vittima dei bracconieri

Prossima vittima dellignoranza

 

Vittima vera della mattanza

Nellorgia cruda dellemozione

Vittima e schiavo senza speranza

Del dio supremo – Superstizione.

 

 

LUDWIGA. I soldati ripiegarono in buon ordine e senza batter ciglio felici soprattutto di abbandonare quella vallata maledetta. Felici di togliersi finalmente dalle narici quellodore di morte che da giorni li ossessionava. La pi scellerata delle storie di guerra non avrebbe potuto essere paragonata alla loro. N tantomeno lorrore, che li aveva colti di sorpresa, gettati nella disperazione e poi miracolosamente fatti rinsavire.

Il primo a cadere vittima delle allucinazioni fu il capitano B. Spar alla cieca contro unombra che si avanzava verso di lui, frusciando. Quando la sua torcia illumin il cadavere, vide che aveva il volto di suo nonno. Il capitano B gett un grido, che attravers tutta la valle. Gli risposero in tanti: il soldato S, che aveva sparato contro il nemico, uccidendo suo fratello; il tenente R, che aveva colpito addirittura i suoi figli; e perfino lufficiale medico, che sera rifiutato di prestare soccorso ad un soldato agonizzante perch indossava una divisa diversa dalla sua, e sera accorto troppo tardi daver negato il suo aiuto a suo padre.

Davvero strana, quella storia. Nemmeno due ore dopo il combattimento, il campo di battaglia era assolutamente vuoto: dei cadaveri nessuna traccia; chiunque fossero stati, vennero come inghiottiti dalla terra. Solo, l dove ciascuna delle vittime era caduta, nacquero dei piccolissimi fiorellini rossi, dun rosso cos acceso che li si poteva scorgere anche di notte. Erano minuscoli e tondi. Luminosi.

Poi i soldati ricevettero lordine di riprendere il cammino verso nord,  verso lultimo avamposto. Obbedirono di buon grado. Anzi, erano cos ansiosi di andar via, che decisero di non attendere lalba; il capitano B concesse solo dieci minuti per preparare la partenza. A notte inoltrata i soldati si misero in marcia. Ognuno di loro, segretamente, si augurava di riuscire a dimenticare prima possibile la vallata maledetta. Ma non sarebbe stato facile, no perch dovunque rivolgessero lo sguardo, ed anche fra i loro piedi, lungo il sentiero, e sul crinale a nord, dovunque posassero gli occhi, risplendevano come minuscoli lumini i petali di quei fiorellini rossi. Tondi e luminosi, come gli occhi di un ratto.

 

Ludwiga si guarda attorno.

 

LUDWIGA. (verso le quinte) Vieni fuori. Lo so che ci sei – ti ho sentita.

 

Non accade nulla.

 

LUDWIGA. (irritata) Perch mi spii? Perch ti nascondi?

 

Dalla quinta di destra, alle spalle di Ludwiga, compare Clarisse, con un impercettibile frusco. Laltra si volge; le due donne si scrutano per un brevissimo istante.

 

CLARISSE. Occhi?

LUDWIGA. Occhi.

CLARISSE. Panorama suggestivo. La vallata, il buio pesto, lodore di morte saresti perfino brava, se non fosse che (ci pensa un po su) come attrice saresti anche brava. Se solo fossi vera.

LUDWIGA. E tu, invece? Tu sei vera? Lo sei ancora?

CLARISSE. S, certo: conosco anche questa favola! La vecchia storia della diva che non si arrende di fronte allineluttabile declino! Il viale del tramonto: cos che lo chiamano, no? Invecchiare un tempo credevo di essere terrorizzata dallidea di invecchiare. Quando ero giovane. Quando ero come te, e mi sentivo piena di forze Forze che si disperdevano continuamente ed in tutte le direzioni. Mai nemmeno un briciolo di quellenergia che mi fosse rimasta dentro o addosso! Ero avida. Carnivora. Cannibale. Credevo di divorare a brani il pubblico e le sue emozioni – e invece consumavo solo me stessa.

E questa la condanna, sai? Questo significa essere in trappola La condanna sei tu: te stessa. E dentro te stessa che ti hanno rinchiusa. Ed una gabbia dalla quale non riuscirai mai a fuggire. Sicch anche se quegli operai fossero morti tutti, e i ratti passassero dalla buca del suggeritore e invadessero il golfo mistico, e fossero cos numerosi e crudeli da rivelare la loro presenza anche nel buio pesto, tu non potresti comunque farci niente.

LUDWIGA. (tono di sfida) Gli operai non sono morti. E tu, checch ne possa dire, non hai saputo invecchiare.

CLARISSE. Gli operai non sono morti, no, ma come se lo fossero 

 

Ludwiga fa per andarsene: le parole di Clarisse sembrano averla ferita.

 

CLARISSE. Fai male a provocarmi, fantasma inquieto! Metterti contro di me stata la mossa pi sbagliata che ti sia venuta in mente! Non sono io, il nemico: dovresti saperlo. E un po come quella storia dei soldati e del capitano B: (tono provocatorio) premi il grilletto, se hai coraggio.

 

Ludwiga torna sui suoi passi.

 

 

LUDWIGA. (turbata) Non sopporto che mi guardi di nascosto mentre provo!

CLARISSE. Premi il grilletto!

LUDWIGA. Puoi assistere alle prove, se vuoi, ma voglio poterti vedere! Devo sapere se ci sei e dove sei!

CLARISSE. Spara!

LUDWIGA. E soprattutto

CLARISSE. Spara!!!

LUDWIGA. Voglio poterti guardare negli occhi!

CLARISSE. Spara! Spara! Spara! Non avrai mai il coraggio! Non riuscirai mai a liberarti dellorrore, perch tu lhai vissuto lorrore! E tՏ piaciuto! Dio, se tՏ piaciuto! Te la sei goduta, fino in fondo! Ma non hai coraggio: non sei che un fantasma disilluso, che trascina i suoi poveri resti in un mondo che va in rovina! Hai avuto paura, ti sei salvata. in extremis, perch hai implorato, hai leccato la mano del boia che ti stava per colpire! Hai svelato il volto al soldato che doveva ucciderti povero capitano B, se solo avesse saputo!

LUDWIGA. Basta!

CLARISSE. Puoi narrare allinfinito di topi e cadaveri e uomini dagli occhi cavati! Non otterrai niente!

LUDWIGA. Finiscila! (cade in ginocchio, sfinita)

CLARISSE. Non farai che aumentare la tua pena! E anche il tuo rancore.

Non ho saputo invecchiare, Ludwiga? Come puoi dirlo? Io ho attraversato lorrore, quello stesso nel quale tu sei rimasta impigliata, e ne sono venuta fuori intatta.  In declino, forse, ma intatta; con la voce graffiata, le rughe, le borse sotto gli occhi, poca forza da amministrare con estrema parsimonia, specie sulla scena - ma intatta.

 

Una pausa carica di tensione: Ludwiga sul punto di piangere.

 

CLARISSE. Dovresti cedere, finalmente, Ludwiga, e lasciarmi fare quel che cՏ da fare.

LUDWIGA. Cio cosa?

CLARISSE. Spegnere tutte le luci.

 

Ludwiga terrorizzata.

 

CLARISSE. (le si avvicina e la afferra per i capelli) Hai persino visto i ratti.

LUDWIGA. No

CLARISSE. Tornerai l altre cento, mille volte, Ludwiga, ogni notte, ogni notte e le cose non cambieranno. I fiorellini rossi continueranno ad illuminare il tuo cammino; ma tu sai che dopo quella vallata maledetta, ce nՏ unaltra e poi unaltra ancora. E che nulla cambier finch non ti lascerai uccidere. Perch solo cos si esce dalla trappola: morti.

 

Ludwiga si libera con uno scatto della presa di Clarisse.

 

LUDWIGA. Lasciami! Lasciami! Non cos; non come tu dici! (piange) Lasciami andare. Ti prego, lasciami andare

CLARISSE. (tono severo) E la dignit?! DovՏ la dignit? DovՏ la nobilt dellanimo? Dove la superiorit dellessere sulles?!

LUDWIGA. (quasi implora) Lasciami andare!

CLARISSE. Dove la magia della finzione che eleva lo spirito? Dove la catarsi? Luomo deve giungere a toccare il fondo per potersi elevare, deve scovare il peggio di s per riuscire a raggiungere poi il meglio - e tu sei parte integrante del gioco, tu sei unattrice, Ludwiga, tu sei la bambolina di cera nella quale affondare gli spilli!

LUDWIGA. Nooo! (ansima) No. No, mai. Mai, questo mai. Piuttosto piuttosto piuttosto

 

Luci a scemare; accompagnate da una profonda e dirompente risata di Clarisse.

Buio.

 

 

 

SCENA V.

 

Luci di taglio.

A centro scena cՏ una sedia, e sulla sedia seduta Ludwiga con una benda sugli occhi.

Dietro di lei, in fondo alla scena, Clarisse.

 

CLARISSE. Che pena mi fai, fantasma inquieto! E dire che avresti potuto essere una brava attrice! Una perfetta controparte scenica, per me. Dotata di tutte le caratteristiche necessarie: voce, presenza, talento

Oh, il talento! Te lo lessero addosso sin dalla prima volta. Teniamola docchio - disse qualcuno. E io: s, teniamola docchio! Che gran duetto mancato: Clitemnestra ed Elettra, o anche la regina Elisabetta e Maria Stuarda! Superlative esplosioni di orgoglio scenico rimaste miseramente a mezzaria.

LUDWIGA. Ho freddo.

CLARISSE. (assumendo una posa drammaturgica, recita alcuni versi della Maria Stuarda di Schiller) Ma come, signori? Chi mi parlava di una donna prostrata e sottomessa? Io vedo una donna altera, per nulla piegata dalla sventura! - Battuta, dammi battuta!

LUDWIGA. Ho freddo.

CLARISSE. Ah, non vali un soldo bucato!

LUDWIGA. Ho freddo. Freddo.

CLARISSE. E mattino. Si sente. Il gelo quello del mattino. Hai paura?

LUDWIGA. Ho freddo.

CLARISSE. Freddo.

LUDWIGA. Freddo.

 

Irrompono sulla scena, in maniera alquanto chiassosa, Judy e Carlotta. Sono vestite come ballerine di fila, con pennacchi e paillettes: assolutamente uguali fra di loro.

 

CLARISSE. (tono di rimprovero) Che ci fate voi qui?

JUDY. Ci hanno dato i cinque minuti!

CLARISSE. I cinque minuti?  Ma se mattina!

JUDY. Sar un matine.

CARLOTTA. Gi: sar un matine.

CLARISSE. Inaudito: non ho avuto il tempo di prepararmi! Come posso andare in scena?

JUDY. Ci pensiamo noi.

CLARISSE. Voi? E a far che?

 

N Judy n Carlotta hanno mostrato, n mostrano, alcuno stupore verso Ludwiga, che sempre immobile a centro scena.

 

CARLOTTA. Ci pensiamo noi assieme a lei (indica Ludwiga).

CLARISSE. Lei? Dio ce ne scampi!

JUDY. La sua Danza nel Buio, no? Quella che provava ieri nei camerini!

CARLOTTA. Non era male.

CLARISSE. (sibilando verso Ludwiga) Gi, certo una danza nel buio. Che bella trovata!

 

Clarisse esce di scena, indispettita.

Carlotta e Judy prendono posto nellipotetica fila e continuano a parlottare fra loro.

 

CARLOTTA. Cosa ho detto che non va?

JUDY. E la solita storia! Non le hai sentite litigare, stanotte?

CARLOTTA. Io no. Hanno litigato ancora?

JUDY. Eccome. Le ho sentite gridare come ossessi, e poi ho sentito anche dei gemiti.

CARLOTTA. Vuoi dire che

 

Musica. Le due ragazze sgomitano e si mettono in posizione per iniziare il loro numero.

Gestualit e tono della voce di entrambe si fanno molto istrionici; entrambe si rivolgono ad un ipotetico pubblico, che probabilmente non cՎ.

 

JUDY. (recita) Per fortuna non si sempre

         di fronte allo stesso pubblico!

CARLOTTA. (recita) Per fortuna non sempre

la stessa parte che dobbiamo recitare!

JUDY. (tono complice, verso il pubblico) I fantocci dicono la verit!

CARLOTTA. Se fosse vietato piangere

         lo faremmo di continuo,

         perch ci piace andare

         controcorrente.

JUDY. O forse solo che, recitando

         recitando, ci siamo dimenticate

         dessere noi stesse

         quandՏ stato il momento

di farlo.

CARLOTTA. (tono complice, verso il pubblico) CՏ un pagliaccio dentro ognuno di noi!

JUDY. Con gli amici diverso, per!

         Con gli amici si recita sempre

         E non si recita mai!

CARLOTTA. Per fortuna gli amici sono sempre gli stessi!

JUDY. (al pubblico) Si va controcorrente solo per gioco.

CARLOTTA. Ma poi per fortuna riprende!

         Riprende la vita di sempre!

         Controcorrente contro il pubblico

         del prossimo spettacolo!

JUDY. E poi, via di nuovo,

         verso orizzonti lontani

         verso il nostro domani!

CARLOTTA. (al pubblico) Ci piace giocare cos con la nostra vita.

 

Le due ragazze si profondono in inchini, come se piovessero applausi da ogni angolo della platea.

 

JUDY. E ora, signore e signori, in esclusiva per questo magnifico pubblico, un numero eccezionale per originalit, forza, grazia e suggestione. Una performance a met fra lacrobazia, il contorsionismo e la danza tribale: la nostra splendida Ludwiga vi presenter la sua (con enfasi) Danza nel Buio!

 

Di nuovo musica; le luci si abbassano; Judy e Carlotta si dispongono ai lati del palcoscenico per lasciare la scena a Ludwiga, che per rimane immobile sulla sedia.

CՏ un momento di imbarazzo: le ragazze si scambiano unocchiata. Ludwiga, seduta sulla sedia, trema: la sua postura esprime un crescente disagio.

 

CARLOTTA. (sottovoce) Ma che succede?

JUDY. (verso Ludwiga) Tocca a te! Muoviti!

CARLOTTA. Forse cՏ qualcosa che non va.

JUDY. (ancora contro Ludwiga, rabbiosamente) Non ci senti? E la musica del tuo numero, questa! E il tuo momento! Muoviti!

CARLOTTA. Sta tremando! CՏ qualcosa che non va!

JUDY. Alzati da quella maledetta sedia e comincia a ballare! Stai mandando a rotoli lo spettacolo, maledizione!

 

Carlotta rompe gli indugi, e si precipita da Ludwiga. La musica si interrompe di colpo.

 

CARLOTTA. (a Judy) Smettila di dirle cos: sta male. Non vedi che sta male?

JUDY. Sta male? E cosha?

CARLOTTA. Cosa cՏ, Ludwiga? Perch non vuoi ballare? Perch tremi?

JUDY. Bisogna fare qualcosa qualcosa per lo spettacolo, per il pubblico! Bisognerebbe salvare la situazione, inventarsi qualcosa, improvvisare

CARLOTTA. Non vuoi dirmi che hai, Ludwiga? CՏ il pubblico, il sipario spalancato, tutti si aspettano la tua danza

JUDY. CՏ bisogno di Clarisse. Vado a chiamare Clarisse. Ma s, s, sipario! Gi il sipario! Che aspettate? Sipario!

 

Judy esce di scena.

 

CARLOTTA. (delusa) Ecco

LUDWIGA. (con un filo di voce) Chi sei? Judy?

CARLOTTA. No, sono Carlotta.

LUDWIGA. Carlotta! Carlotta, ascoltami: trova un pertugio, il pi buio e impervio possibile, infilatici dentro e scappa.

CARLOTTA. Che vai blaterando? Un pertugio?

LUDWIGA. Va via di qui, Carlotta. Va via.

CARLOTTA. Continui a tremare.

LUDWIGA. Ho freddo.

CARLOTTA. Tu mi fai paura, Ludwiga. Non te lho mai detto, ma cos. Mi piaci, ma mi fai paura. Le cose che dici mi fanno paura ogni volta che apri bocca, ho paura. Ma se ti vedo danzare

LUDWIGA. Va via.

CARLOTTA. (un sospiro) Lo spettacolo andato: sipario chiuso, luci spente; puoi toglierti questa (fa per toglierle la benda dagli occhi) ormai!

 

Entra Clarisse, seguita da Judy.

 

CLARISSE. (tono severissimo) Ferma!

 

Carlotta d un balzo e ritrae la mano dalla fronte di Ludwiga.

 

CARLOTTA. (confusa) Cosa

CLARISSE. Allontanati da lei!

CARLOTTA. Sta male. Non vedi che sta male?

CLARISSE. Allontanati.

CARLOTTA. Dice di avere freddo

CLARISSE. E il delirio, la febbre. Lasciala: l che deve stare.

CARLOTTA. Ma

JUDY. E lo spettacolo?

CLARISSE. Lo spettacolo perso. Finito, andato, fallito! Merito vostro! (contro Ludwiga) E merito anche tuo!

LUDWIGA. Sono tutti persi.

JUDY. Che cosa?

LUDWIGA. Sono stati tutti spettacoli persi. Tutti andati. Tutti falliti. I tabulati: andatevi a vedere i tabulati, gi in amministrazione.

CLARISSE. Ah, eresie! Sciocche eresie dettate dal delirio!

JUDY. Che centrano i tabulati?

LUDWIGA. Non ce nՏ pi nemmeno uno.

CLARISSE. (irritata) Con questo che vorresti dire?

LUDWIGA. Lultimo porta la data del 1963; un secolo fa.

CLARISSE. (ancora pi irritata) E con questo?!

LUDWIGA. Basta prenderci in giro, Clarisse! Sono tutti spettacoli persi, dal 1963 a oggi non cՏ stato pi nulla!

JUDY. Sciocchezze!

CARLOTTA. Eresie!

JUDY. E il pubblico di stamattina, allora?

CARLOTTA. E tutti quegli applausi per Ballerine di fila, allora? (a Clarisse) Hai sentito che successo, Clarisse? Abbiamo avuto una pioggia di applausi.

CLARISSE. I miei complimenti, ragazze. Ora andate nei camerini.

LUDWIGA. Un pertugio. Buio e stretto.

 

Carlotta esita, turbata.

 

CLARISSE. (consola Carlotta) Non preoccuparti, cara: la febbre alta, il delirio.

LUDWIGA. Un pertugio. Buio  stretto.

 

Le due ragazze escono.


 

 

 

SCENA VI.

 

Clarisse, Ludwiga.

 

CLARISSE. Stupida. A voler essere sinceri, non ti ritenevo stupida. Le altre due sono stupide: causa, o merito, della giovane et. Ma tu

 

Si avvicina a Ludwiga, che si stringe nelle spalle.

 

CLARISSE. A voler essere sinceri, tu mi sembravi tuttaltro che stupida. Ti avrei definito furba. Astuta. E lastuzia oh, beh: lastuzia non sar espressione automatica di una particolare abilit intellettiva, ma di certo non lascerebbe in alcun modo presagire una tale, ottusa, inevitabile stupidit.

(a bruciapelo) Hai paura di me?

LUDWIGA. No.

CLARISSE. Non mentire.

LUDWIGA. Non ho paura di te. Ma so che dovrei averne.

CLARISSE. E un buon punto di partenza. Vedi, Ludwiga, la paura a trasformare un essere vivente da soggetto attivo in un contesto reale ad oggetto passivo in un contesto di subordine. Ne vuoi una prova?

 

Clarisse si avvicina ancora di pi allaltra.

 

CLARISSE. Te ne d una prova. (tono fermo) Alzati!

 

Prontamente, ma contro ogni sua volont, Ludwiga si alza in piedi.

 

CLARISSE. Bene, molto bene. Ora puoi tornare a sederti.

 

Ludwiga torna a sedersi sulla sedia.

 

CLARISSE. Gestione del potere. La differenza sta tutta qui: come gestire il potere. Direttamente o indirettamente. Creonte fa uccidere Antigone perch lei ha contravvenuto alle sue leggi, che erano solo umane, eppure cos potenti da contrastare il volere divino. Antigone sale sul patibolo e nessuna divinit interviene per salvarla.

Una bella lezione. Per lei! (di nuovo tono fermo, verso Ludwiga) In piedi!

 

Ludwiga si alza di nuovo.

 

CLARISSE. E questa era: gestione diretta del potere. Molto apprezzata dagli uomini, a dire il vero. Meno in uso fra le rappresentanti del gentil sesso.

Passa qualche secolo e salta fuori Mirandolina, semplice locandiera di periferia, che mette in iscacco tutti i suoi facoltosi pretendenti, portandosi sullaltare il sempliciotto Fabrizio. Merito non dellintelligenza o dellingegno, ma di una buona dose di senso pratico, ed anche – pare – di un bel personalino, che non guasta mai! E questa era gestione indiretta del potere. (ancora tono perentorio) Ora siediti.

 

Ludwiga obbedisce.

 

 

CLARISSE. Il 1963 lontano, Ludwiga; ma il mondo nel frattempo non finito. Non ancora. Io gestivo le mie cose, per cos dire, alla Mirandolina: ammiccavo alle prime file, perch nelle prime file sedevano gli ufficiali in divisa. Quelli con medaglie e mostrine – e tanti soldi in tasca, e poca piet dentro. Tu dovresti saperne qualcosa.

 

Nessuna risposta: Ludwiga mostra di aver incassato il colpo.

 

CLARISSE. Ma – sai comՏ – soldi e spietatezza sono un binomio quasi inscindibile! Almeno questo avresti dovuto impararlo. (minacciosa) Alzati ancora una volta.

 

Ludwiga obbedisce.

 

CLARISSE. Allarga le gambe.

LUDWIGA. Cosa?

CLARISSE. (tono perentorio) Allarga le gambe!

 

Laltra obbedisce.

 

CLARISSE. Di pi. Ancora di pi!

 

Cieca e sofferta obbedienza da parte dellaltra.

 

CLARISSE. A proposito: hai fame? (dinnanzi al silenzio di Ludwiga si infuria) Hai fame o no?!

LUDWIGA. S, ho fame.

CLARISSE. Morte per fame... Quale terribile fine per un essere vivente! Disgustosa, volgare condanna, che ti costringe prima o poi ad implorare. (un sorriso quasi sadico) Ed cos - cos! - mia cara, che si perde la dignit: implorando un tozzo di pane!

LUDWIGA. (un disperato tentativo di reazione) Sei in malafede! In malafede persino con te stessa!

CLARISSE. (la apostrofa) Ma tu non sei nella condizione di farlo notare a chicchessia: n a me, n tantomeno a qualcun altro! Tu agisci alla Antigone, Ludwiga: il potere ti investe, e inevitabilmente ti inghiotte. Rassegnati a subirne le conseguenze. La tua fine decretata da un sovrano che si ritiene persino al di sopra degli dei: un uomo. Semplicemente, un uomo. La sua sentenza dice che verrai rinchiusa in un antro, al buio, senza acqua n cibo. E nulla potr mai sottrarti alla sua sentenza. Avrai una sola consolazione: un fedele innamorato pronto a sacrificare la vita pur di rimanerti accanto! Pare scritta apposta per te, lAntigone!

LUDWIGA. (allo stremo delle forze) Ti prego

CLARISSE. Oh, ma non colpa tua, no! Tu agisci secondo la tua natura: non puoi fare diversamente.

(pietosa) Chiudile quelle gambe.

 

Ludwiga obbedisce. E molto provata.

 

CLARISSE. Come dicevo, si tratta solo di saper gestire il potere. Se sai gestirlo, il potere, te lo ritrovi fra le mani, saldamente fra le mani, senza alcuno sforzo! Altrimenti le mani te le ritrovi legate. Ne vuoi una prova? (ancora tono perentorio) Incrocia le braccia dietro la schiena.

 

Ludwiga non pu che eseguire.

 

CLARISSE. E questa solo miseria.

 

Fa per uscire.

 

LUDWIGA. Un momento. Un momento: aspetta!

 

Clarisse torna sui suoi passi.

 

LUDWIGA. (le trema la voce) Che cosa disse il capitano B? Che cosa ti disse di me?

 

Clarisse scoppia in una fragorosa risata.

 

LUDWIGA. Ti prego concedimi almeno questo. Ti prego.

CLARISSE. Ti riesce bene la parte del questuante!

LUDWIGA. Ti prego.

CLARISSE. Sei perfino convincente.

LUDWIGA. Ti prego!!!

CLARISSE. Il capitano B combatteva una guerra nella quale credeva; combatteva per ideali nei quali credeva. Il capitano B (scandisce ogni sillaba) combatteva. Tu eri, e sei, una che lotta per la sopravvivenza vedi bene quanto poco in comune abbiate avuto.

LUDWIGA. Cosa ti disse?

CLARISSE.  Che ti aveva raccontato la storia della vallata maledetta. E io mi infuriai per questo mi infuriai! Mi disse che ti avrebbe risparmiato la vita, ma non liberato, perch ti temeva. Che eri una che resuscita i morti – proprio cos disse: ҏ una che resuscita i morti. E io in guerra sono gi morto troppe volte. Questo mi disse, per giustificarsi con me, forse. O forse per scusarsi – chi lo sa!

LUDWIGA. Mi temeva?

CLARISSE. Fu uno dei pochi che riusc a leggerti dentro, il capitano B. Bella e terribile – ti defin -  e senza nessuna possibilit di controllo. (evoca o cita un verso di una poesia o di una canzone) Non puoi impedire al vento di soffiare o qualcosa del genere.

LUDWIGA. (commossa) Te ne ricordi ancora?

CLARISSE. (frettolosamente e minimizzando) Un bel pezzo di un bel repertorio. Niente di pi. Ma questo era prima. (si scuote) Non avresti dovuto credere alle parole del capitano, non ti avrebbe mai liberato, anche se ti promise il contrario.

LUDWIGA. Promesse oh, s, me ne fece di promesse, il capitano B. Ogni sorta di promesse.

CLARISSE. Non avresti dovuto credergli.

LUDWIGA. Nemmeno tu avresti dovuto credergli.

CLARISSE. Io? Ma io non ero nel gioco. Io osservavo: il gioco non mi apparteneva, il gioco eravate voi, solo voi! E io vi guardavo e aspettavo. Aspettavo che il cappio vi si stringesse attorno al collo. Mi divertivo anche, nel domandarmi chi ci avrebbe rimesso le penne! Oh, su di lui non avrei scommesso un soldo bucato, no! Troppo malvagia la controparte femminile, per poter anche solo immaginare un finale diverso!

LUDWIGA. Basta cos.

CLARISSE. No, non tutto.

LUDWIGA. Ti prego: concedimi di tornare a sedermi. Ho fame, ho freddo. Le gambe non mi tengono pi.

CLARISSE. Che? Ti arrendi cos presto? Peccato. Adesso veniva il piatto forte. Lamore. Non te lho detto? Mi parl anche di questo, il capitano B: dellamore!

 

Ludwiga barcolla.

 

CLARISSE. Disse che avrebbe acconsentito persino a farsi rinchiudere: finire in trappola assieme a te che resuscitavi i morti! Se non amore questo!

LUDWIGA. Non ne posso pi

CLARISSE. No, non questa la battuta esatta: d la parolina magica e ti far tornare a sedere. Su, coraggio: dilla. P p - non cos difficile! (scandendo) Piet. Avanti: non ci riesci? Non ci credo! (in un crescendo di sarcasmo) Pietpiet  piet!

LUDWIGA. (un rigurgito dorgoglio) No, mai. Mai!

CLARISSE. Sai  che ti dico? Mi hai stancato.

 

Clarisse esce di scena.

 

LUDWIGA. No, no, aspetta! Aspetta! Non lasciarmi qui, ti prego, aspetta!!!

 


 

 

 

SCENA VII.

 

Ludwiga, rimasta sola, crolla a terra, vinta dallo sconforto. Nel lungo silenzio che segue si ode lo squittire dei topi (o cos sembra).

Allimprovviso, la solita musica da avanspettacolo irrompe sulla scena, e con essa irrompono anche Judy e Carlotta. Le ragazze sono vestite come Ludwiga: appaiono alquanto smarrite. Un attimo pi tardi rientra anche Clarisse, con un costume sgargiante che mette in risalto tutta la sua bellezza.

 

CLARISSE. (frettolosamente, verso Judy e Carlotta) Forza, forza: posizione!

 

Le ragazze, con un fare piuttosto esitante, si pongono una accanto a Ludwiga, laltra sulla stessa linea, ma un po discosta.

 

LUDWIGA. Che succede?

CARLOTTA. (si sistemata accanto a Ludwiga) Ci hanno dato i cinque minuti. E Clarisse vuole

CLARISSE. (solleva di peso Ludwiga rimettendola in piedi e interrompe Carlotta) In piedi, animale! Non vorrai mandare a rotoli anche la pomeridiana!

JUDY. (un accesso di sconforto) Non possiamo andare in scena in queste condizioni!

CLARISSE. Silenzio! Andremo in scena e faremo anche un figurone! (sibilando, contro Ludwiga) Braccia lungo i fianchi!

 

Ludwiga obbedisce.

 

CLARISSE. (distribuisce due strisce di stoffa alle altre due ragazze) E voi, fate presto: bendatevi!

VFC di UOMO. Tre minuti, ragazze.

CLARISSE. Va tutto bene: tutto sotto controllo. Faremo un figurone! (a Ludwiga, in un orecchio) Non fare scherzi, puttanella, o stavolta ti ritroverai a implorare piet con tutto il fiato che hai dentro.

 

Buio.

Al riaffiorare delle luci (luci colorate), le donne sono tutte e quattro in fila (nellordine: Judy, Clarisse, Ludwiga e Carlotta), di spalle rispetto al pubblico e tutte e quattro con gli occhi bendati. Musica.

Clarisse si volge a favore del pubblico.

 

CLARISSE. (recita) Non puoi impedire al vento di soffiare,

 o alle maree di avanzare, o al vulcano di eruttare.

Chiudermi gli occhi puoi farlo, s. Ma mai

potrai  impedirmi di vedere.

 

        

Clarisse si leva la benda dagli occhi. Le tre ragazze si volgono verso il pubblico.

 

CLARISSE. Ho fatto un sogno – ho sognato lamore.

         E lamore uccide.

         Come la vita

         Indicami la prossima vittima.

 

Clarisse fa un profondo inchino, quindi un altro ancora; si profonde in ampi sorrisi, come se stessero piovendo applausi da ogni parte della sala.

 

CLARISSE. Ma grazie! Grazie! Grazie di cuore! Vi amo! Vi amo tutti! Grazie, ancora grazie!

 

Con gesti plateali indica le altre ragazze: Judy e Carlotta si liberano delle bende e ringraziano a loro volta inchinandosi al pubblico. Ludwiga rimane immobile. (Meraviglia ed imbarazzo fra le due).

Clarisse rimane in tensione ancora per qualche istante; quindi il suo rilassarsi indicher che il sipario stato ormai richiuso.

 

CLARISSE. (appare furiosa) Andiamo.

 

Ancora esitazione fra Judy e Carlotta.

 

CLARISSE. Vi muovete o no?!

 

Dopo essersi scambiate uno sguardo, ed aver lanciato unocchiata verso Ludwiga, le due ragazze escono.

 

CLARISSE. (contro Ludwiga, ancora immobile a centro-scena) Piaciuto il melodramma? Era tutto per te: te lo dedico! Ed anche gli applausi: ti dedico anche quelli. Fossero stati fischi, me li sarei tenuti, ma erano applausi e te li regalo.

Mi fai pena. Torna a sederti.

LUDWIGA. Non posso.

CLARISSE. Siediti!

LUDWIGA. Non ci vedo.

 

Clarisse afferra Ludwiga con la forza e la sbatte sulla sedia. Poi se ne va.

Buio.

(Fine del primo atto).

 


 

ATTO II.

SCENA I.

 

Ludwiga ancora sola in scena, con gli occhi bendati, seduta sulla sua sedia, al centro del palcoscenico.

Entra Carlotta, con una coperta fra le mani. Laltra avverte la sua presenza.

 

LUDWIGA. Chi sei?

CARLOTTA. Sempre Carlotta.

LUDWIGA. Perch sei venuta qui?

CARLOTTA. Ho una coperta, per te. E vorrei chiederti una cosa, anche.

 

Una pausa.

 

CARLOTTA. E freddo. Non hai freddo?

LUDWIGA. Va via, Carlotta.

CARLOTTA. Perch

LUDWIGA. Va via da me, o – se puoi – va via da questo maledetto teatro, ma comunque va via!

CARLOTTA. Avevo una domanda

LUDWIGA. Non farmela.

CARLOTTA. Sento squittire i topi.

LUDWIGA. Non dirlo! E soprattutto non dirlo a me! Va via – tutto.

CARLOTTA. Ma li ho sentiti squittire! Ne sono sicura.

LUDWIGA. (in unesplosione di ira o di disperazione) Non capisci quello che ti dico?! Va via! Via! Via! Lontano da qui! Lontano da me! Va via!!!

 

Carlotta mortificata: inizia a piangere.

 

CARLOTTA. Ti credevo diversa. Credevo che fossi buona, che di te ci si potesse fidare

LUDWIGA. Ti sbagliavi.

CARLOTTA. Strano. Strano, perch non me nero convinta cos, per caso, standoti a guardare Me nero convinta guardando le tue danze. Che sono cos vere.

LUDWIGA. (la apostrofa) Taci! Taci, idiota! Ma non vedi che Non vedi come stanno le cose? Non vedi?! (pi dolce) Vuoi finire come me? E cos che vuoi finire?

CARLOTTA. Perch le hai permesso di farti questo?

LUDWIGA. (dopo una lunga pausa) Era questa la domanda che avevi da farmi?

CARLOTTA. No. Volevo sapere degli operai e dei topi.

 

Ludwiga emette un profondo sospiro.

 

LUDWIGA. Va via, Carlotta. Ti prego, va via. Se puoi, va via dal teatro.

CARLOTTA. Non andr mai via dal teatro.

 

Improvvisa, si sente una voce da fuori scena.

 

VFC (di Judy). E neanchio.

 

Le altre due sobbalzano; Judy sgattaiola in scena.

 

JUDY. (a Carlotta) Sei proprio stupida! Parlare a voce cos alta! Se lei ti scoprisse, faresti una terribile fine. Non vero, Ludwiga?

LUDWIGA. Sareste in due a farla.

JUDY. Allora diciamo che saremo in tre.

LUDWIGA. No. Tornate in camerino. Tornate alle vostre prove, al vostro sonno a quello che volete; ma andate via da qui.

JUDY. E tu cosa farai? Aspetterai che i ratti vengano e ti divorino gli occhi?

CARLOTTA. (terrorizzata) Che cosa?!

 

Ludwiga si irrigidisce.

 

JUDY. Ho visto i tabulati, gi in amministrazione.

 

Ancora una pausa.

 

JUDY. E sento i ratti, ogni notte. E vedo la Danza nel Buio E, soprattutto, ascolto il vostro parlottare continuo. Vi spio, s: te e Clarisse. Conosco i vostri segreti.

Conosco la favola del capitano B e della vallata maledetta. Quando ti ho vista seduta cos sul palco, stamattina, ho creduto che il numero che stessi per fare fosse quello. Ma evidentemente mi sbagliavo sul tuo conto. Lunica cosa giusta di te lha detta Clarisse: sei vigliacca.

LUDWIGA. Vigliacca

JUDY. (con fermezza) Vigliacca, s! Non ti capiter pi unoccasione tanto propizia: Clarisse lontana dal palco e lo spettacolo gi iniziato! La scena tutta tua, solo tua! Il sipario levato, la ribalta vuota! Avresti potuto fare qualsiasi cosa! Nessuno avrebbe potuto pi fermarti! Nessuno, nemmeno lei, sarebbe riuscita ad intervenire per tempo!

CARLOTTA. DovՏ lei, adesso?

JUDY. Prende un bagno  balsamico. Le ho portato i suoi ributtanti sali al timo e i chiodi di garofano.

LUDWIGA. Fra poco chieder di voi.

JUDY. E noi non andremo. Domani saremo in tre, te lho detto.

LUDWIGA. Forse ha gi chiesto di voi, e non le avete risposto. Forse vi sta gi cercando.

JUDY. Te lho detto: non importa. (scambia unocchiata con Carlotta) Non ci importa.

CARLOTTA. (a Ludwiga) Perch le hai permesso di farti questo?

LUDWIGA. (ancora dopo un lungo silenzio) Perch ho visto troppe cose, orribili cose; ed ora il panorama che ho dinnanzi agli occhi cos limpido e chiaro. Disarmante. Non sono come lei: non riesco a vedere solo ci che voglio vedere. Quando siamo in fila, mi accorgo che la fila interminabile, comunque la si guardi. Mi accorgo che ci sono io, e poi ancora io, e ancora io. Mi accorgo che non posso smettere, perch ne morirei, e allora riprendo a danzare. Danzare – danzare – danzare ma per quanto tempo e fino a quando? I tabulati sono bianchi, dal 1963; nessuno ha riempito i border; e lunica danza che anima le notti del nostro teatro quella dei ratti.

CARLOTTA. No – no – no – no!!! (piange)

LUDWIGA. Visto, bambina? Avresti fatto meglio a non starmi vicino.

JUDY. Perch non ci racconti la storia dei ratti?

 

Di nuovo una voce da fuori scena, che raggela le tre ragazze. E la voce di Clarisse.

 

VFC CLARISSE. Quella, se permetti, ve la racconto io!

 

Clarisse fa il suo ingresso: vestita col pi sgargiante e lussuoso dei suoi costumi di scena, con un vistosissimo copricapo, truccata e acconciata come per un debutto.

Judy e Carlotta si rannicchiano dietro la sedia sulla quale sempre seduta Ludwiga.

 

CLARISSE. Prima voglio che tu ti alzi dalla tua sedia, Ludwiga.

 

Ludwiga obbedisce.

 

CLARISSE. Molto bene. (con enfasi) Ora inginocchiati.

 

Ludwiga esita un istante. Quindi –non senza dissidio interiore- si inginocchia.

 

JUDY e CARLOTTA. (un soffio quasi impercettibile) No!

 

Clarisse tira un calcio alla sedia, facendola ruzzolare lontano: le due ragazze si ritraggono, spaventate.

 

LUDWIGA. Non cՏ bisogno di trattarle cos.

CLARISSE. Silenzio!

LUDWIGA. Non prendertela con loro. Non spaventarle. E colpa mia, solo colpa mia.

CLARISSE. Oh, non giocare a fare leroina, adesso; una parte che non ti si addice.

Mi sembra che ci sia un punto – un unico punto - sul quale concordiamo tutte: sei una vigliacca. E i vigliacchi non diventano eroi di punto in bianco; i vigliacchi non cambiano. I vigliacchi obbediscono prontamente ad un solo impulso: la loro stessa vigliaccheria. I vigliacchi obbediscono. Prontamente.  (un ordine perentorio) A terra!

JUDY. Cosa?

CARLOTTA. No!

CLARISSE. A terra! Mi hai sentito? Faccia a terra. Mettiti con la faccia per terra!

 

Ludwiga obbedisce.

 

CARLOTTA. (a Ludwiga) Perch lasci che ti faccia questo?

CLARISSE. Era una mattina come tante: sala semivuota e programma davanspettacolo di quartordine! Incasso da miseria. E a quei tempi miseria voleva dire fame. Inizia lorchestra, gi, nel golfo mistico, e sul palcoscenico entra il corpo di ballo, rimesso assieme un po alla meno peggio: qualche ballerina un po appesantita, qualche altra magra ed emaciata come fosse divorata dal colera ma tantՏ: si inizia!

Fra le ballerine di fila ce nՏ una sola che sembra avere della stoffa: una ragazzina raccattata dalla strada, ex puttana - fenomeno da baraccone, correggimi se sbaglio, Ludwiga! Sa mettersi le gambe attorno al collo: tutte e due le gambe! E poi si piega e si ripiega su se stessa, come una biscia. A me fa impressione, ma il pubblico sembra gradire. E il 49 e in amministrazione cՏ un vecchio decrepito, preda dellalcol e della superstizione. Lui dice: questa qui porta fortuna, ci rimetter i conti in sesto. E la scrittura.

Ma il problema un altro. Il guaio che non cՏ modo di convicere il pubblico che la maledizione del teatro cessata, perch (con enfasi) quegli strani rumori continuano a sentirsi, costantemente, di giorno come di notte. Anche questa delle matine era una trovata per far venire la gente a teatro senza la paura del buio! Ma non aveva funzionato.

Gli strani rumori sono sottili cigolii; no, meglio: sono leggerissimi, ma costanti squittii! Cos acuti da sovrastare, in alcuni momenti, persino il suono dellorchestra. E provengono ancora di l: esattamente dalla buca del suggeritore; quellorribile antro che gi una volta lamministratore aveva fatto murare. Proprio cos, ragazze: topi. Enormi, orribili, voraci ratti, richiamati dal mistero della musica o forse dalla suggestione dei corpi che si avviluppano su se stessi. Chi lo sa

In ogni caso, sciocchi, volgari ratti; ma il pubblico li prese per demoni cannibali, da evitare e scansare ad ogni costo.

Si tent di andare avanti con le matine, fino al 63. Poi basta.

JUDY. E gli occhi? Cosa centrano gli occhi in tutta questa storia?

CLARISSE. Gli occhi, gi.

 

Clarisse si accosta a Ludwiga, le afferra i capelli e le alza la testa.

 

CLARISSE. Gli occhi furono quelli che i ratti divorarono al suggeritore – e questo fu, mi pare, nel 48.

CARLOTTA. (inorridita) Che cosa?

CLARISSE. Il suggeritore era un omone grasso, con una vocina incredibile, da eunuco: una vera macchietta. Lo ricordi, non vero, Ludwiga?

 

Ludwiga non risponde.

 

CLARISSE. (con molto cinismo) Tutti si domandavano come facesse ad infilarsi in quel pertugio. Qualcuno ci scherzava anche su, e diceva che un giorno o laltro ci sarebbe rimasto incastrato dentro.

LUDWIGA. Qualcuno

CLARISSE. Una sera, a fine prova, ce ne andammo a far festa in piazza. Non cera alcun motivo per farlo, ma in citt si festeggiava ugualmente. Nessuno si preoccup del suggeritore: chiudemmo il teatro e ce ne andammo. Tornammo a notte fonda ed eravamo tutti pi o meno ubriachi. (verso Ludwiga) Ci fu anche chi non rientr affatto, non vero? (la lascia andare) Ebbene due sere dopo avevamo il gran debutto: salimmo sul palco, il sipario si alz, le luci si accesero; tutto era pronto: musicisti, attori, giocolieri, cantanti, primadonna e ballerine di fila, le prime secondo la scaletta. Ma la fila delle ballerine croll a terra come il gioco del domino: svennero tutte, una dopo laltra; colpa di un disgustoso odore che si era propagato nel boccascena e che, alzato il sipario, invase anche il golfo mistico e la platea. Fu interrotto lo spettacolo. Qualcuno and ad aprire la buca del suggeritore, e lui, il suggeritore, era l, morto stecchito e con gli occhi divorati dai ratti.

 

Carlotta e Judy inorridiscono; Ludwiga non riesce pi a tratenere le lacrime.

 

CLARISSE. S, la scena fu agghiacciante. Ma ancor pi agghiacciante fu la reazione del pubblico. La fuga: te la ricordi tu, Ludwiga, la fuga? Te la dovresti ricordare bene, tu, la fuga. La fuga di tutti.

LUDWIGA. Basta, ti prego, basta.

CLARISSE. Compreso il bel capitano B.

LUDWIGA. Ti supplico ti supplico

CLARISSE. (gelida, verso Ludwiga) S, mia cara, sarebbe stata proprio una bella favola damore. Per te che proprio non la meritavi.

JUDY. Il capitano B esistito? E esistito davvero?

CLARISSE. Perch, credi che il suggeritore grasso non sia esistito davvero?

CARLOTTA. E mor davvero in quel modo orribile?

CLARISSE. Infarto. In realt gli venne solo un infarto. I ratti entrarono in scena dopo. Ma fu sufficiente: sufficiente a creare il panico e lo schifo; e pi tardi anche il terrore e la suggestione. Si sparse la voce che il teatro fosse infestato dagli spiriti maligni.

JUDY. E gli operai? Cosa centrano gli operai?

CLARISSE. Gli operai consolidarono la leggenda. La buca del suggeritore rimase chiusa per anni, il sottopalco fu riempito di mattoni, per fare in modo che i ratti non trovassero pi spazio per intrufolarvisi. Tutto vano, naturalmente: il via-vai era continuo e inarrestabile. Il teatro andava in rovina, ma i topi prosperavano. Si riprodussero fino a diventare una immensa colonia: i loro squittii sovrastavano qualsiasi altro rumore, era un continuo richiamarsi – rincorrersi. Erano cos numerosi che perfino il ticchettio delle loro leggere zampette divenne chiaramente percepibile. Le provarono tutte: veleno, trappole, cappi, fili elettrici, fuoco Non ci fu niente da fare. Sicch si dovette riaprire il sottopalco, per riempire ogni pertugio con nuove colate di cemento: un lavoro che sulle prime non volle fare nessuno. Lamministratore decise di spendere allora gli ultimi quattrini che rimanevano in cassa per pagare degli operai. Per noi significava il fallimento. Quando furono divelte le prime assi, un nugolo di ratti balz fuori inferocito ed assal gli operai, ferendoli agli occhi.

JUDY. E terribile.

CLARISSE. Era lotta per la sopravvivenza, nientaltro. Avresti fatto lo stesso anche tu, se fossi nata ratto.

 

Un silenzio: cՏ un certo smarrimento fra Judy e Carlotta.

 

CLARISSE. E la lotta per la sopravvivenza cieca.  Cieca, vero Ludwiga? (tono fermo) Alzati.

 

Ludwiga fa per alzarsi.

 

JUDY. Chi era il capitano B?

 

Ludwiga si ferma a met azione: le parole di Judy la raggelano.

 

CARLOTTA. Gi: chi era il capitano B?

 

Clarisse ha un sorriso tagliente.

 

CLARISSE. (a Ludwiga) Visto? Ti avevo detto di non insistere Ti avevo detto che ti saresti fatta male con questa storia. Ma tu non mi ascolti mai. Non mi obbedisci.

LUDWIGA. Ho fatto tutto quello che hai voluto.

CLARISSE. Non ti sei alzata.

 

Ludwiga si affretta ad alzarsi.

 

LUDWIGA. Cosa ti disse di me? Mi ha perdonato?

CLARISSE. Perdonarti?

LUDWIGA. Perdonarmi, s.

CARLOTTA. Perch dici cos, Ludwiga?

LUDWIGA. Vedo fiorellini rossi disseminati dappertutto.

CARLOTTA. Fiorellini rossi?

CLARISSE. Gocce di sangue.

CARLOTTA. Sangue?

JUDY. Sangue?

CLARISSE. Sangue.

LUDWIGA. Sono cos luminosi e sono dappertutto - dappertutto! (cade a terra) Dovunque io volga lo sguardo.

CARLOTTA. Fiorellini rossi?

JUDY. Sta zitta, stupida! (a Clarisse) Chi era il capitano B?

 

Nessuna risposta.

(La sequenza che segue, fino a fine scena, molto concitata).

 

JUDY. Chi era il capitano B?!

CLARISSE. (a Ludwiga) Perch non le rispondi?

LUDWIGA. Mi ha perdonato? Cosa ti disse: mi ha perdonato?

CARLOTTA. Chi doveva perdonarti?

JUDY. Sta zitta, stupida! Chi era il capitano B?

LUDWIGA. Trova un pertugio, Carlotta, e va via.

JUDY. Sono Judy, non Carlotta!

LUDWIGA. Non importa. Va via. Un pertugio; meglio se stretto. Meglio se buio. E angusto. Infilalo e vattene! Infilalo e vattene!

CLARISSE. E cosa credi che cambier? Anche se qualcuno riuscir a fuggire, cosa credi che cambier?

LUDWIGA. Non ci saranno pi vittime.

CLARISSE. (una risata chioccia) Che idiozia!

JUDY. Chi era il capitano B?!

CLARISSE. Uno che cerc di soccorrere gli operai.

LUDWIGA. No! Ti prego, non dirlo! Questo, non dirlo!

JUDY. Perch no?

CLARISSE. Hai paura, eh?

CARLOTTA. Paura?

JUDY. Paura di cosa?

CLARISSE. (a Ludwiga) Non temere, mio povero fantasma inquieto! Chi lotta per la sopravvivenza colpisce alla cieca, si sa. Questo si sa.

LUDWIGA. Lui lo sapeva?

CLARISSE. Chi pu dirlo? Lavr immaginato. Che ore saranno?

JUDY. Lui? Lui sarebbe il capitano B?

CARLOTTA. Perch vuoi sapere che ore sono?

CLARISSE. Vorrei che fosse notte fonda.

CARLOTTA. Notte fonda, gi. Anchio vorrei che fosse notte fonda!

LUDWIGA.  Tu sei Carlotta: riconosco la voce. Va via, Carlotta, vattene! Vattene!

CARLOTTA. Perch vuoi che vada via?

CLARISSE. Solo a notte inoltrata si possono vedere i fiori rossi.

LUDWIGA. Non guardare, Carlotta, non guardare!

CLARISSE. Li si distingue, a poco a poco, tuttattorno al palco.

LUDWIGA. Non guardare!

CLARISSE. Poi, a mano a mano che il buio avanza, puoi scorgerli anche qui, e qui, fra le intercapedini delle assi

CARLOTTA. E vero: ci sono.

JUDY. Minuscoli e fosforescenti.

LUDWIGA. Non guardare! Non guardate!

CLARISSE. E soprattutto (indica un punto centrale del proscenio) qui

CARLOTTA. Dove?

LUDWIGA. Chiudete gli occhi! Non guardate! Non lasciatevi fare questo! (un grido disperato) Non guardate!!!

JUDY. Perch no?

LUDWIGA. Carlotta

JUDY. Sono Judy.

LUDWIGA. Sei uno dei topi!

 

Buio immediato, improvviso. Silenzio.

 

 

 

 

SCENA II.

 

Nel buio si odono degli squittii. Quindi musica da avanspettacolo.

Si ode la voce di Ludwiga; la luce riemerge molto lentamente fino a creare unatmosfera molto cupa e soffusa.

 

LUDWIGA. Il capitano B era il primo della schiera dei soldati. Camminava a testa bassa, in direzione del crinale nord, dannandosi lanima nel tentativo di non pensare. Ma ogni passo che muoveva affondava in un cumulo senza precedenti di fiorellini rossi; e pi la notte si faceva fonda e buia, pi quei minuscoli petali risplendevano sotto i suoi occhi. Allora si volse, per guardare in faccia i suoi soldati e scoprire quale effetto quella straordinaria visione stesse producendo su di loro. Ebbe un tuffo al cuore. Camminava da ore, con la sensazione di comandare un intero battaglione; e invece era completamente solo.

Si ferm sui suoi passi; volse lo sguardo tuttattorno, poi lo riport a terra, e qui scopr che i fiorellini si erano prodigiosamente moltiplicati e ancora continuavano a spuntare ai suoi piedi dalla terra nera e greve. Si stropicci incredulo gli occhi: rugiada, pens, quando avvert un senso di umido sulle dita. Poi lo sguardo gli cadde proprio sulle dita e come ultima cosa il capitano B vide che anche le sue mani erano piene di petali rossi.

 

Buio.