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13 settembre 2007
Supplemento 1 al n.747

Artisti e operatori, confronto sul teatro

ARTISTI E OPERATORI: TEATRO VITALE, MA POCA ATTENZIONE

Buono il rapporto con il pubblico, ricca l’offerta della nuova stagione. Insufficienti finanziamenti pubblici, necessità di una riforma condivisa del sistema, discontinuo interesse dei media

"Noi viviamo, da tantissimi anni, in una situazione in cui il teatro deve fare i salti mortali per tenere alto il livello dell’offerta di fronte all’abbassamento continuo delle sovvenzioni e all’innalzamento del costo della vita. Ma come si può pretendere una grande qualità se non c’è uno Stato che riconosce che il teatro è cultura, democrazia e un momento alto del rapporto con la collettività?". A chiederselo è Luca De Filippo candidato come migliore attore protagonista ai Premi Eti-Gli Olimpici del Teatro 2007 che verranno consegnati domani sera, a Vicenza. De Filippo insieme ad altri artisti e a diversi operatori teatrali è stato intervistato dal Giornale dello Spettacolo per sapere come si presenta la nuova stagione teatrale e quali problemi si trova ad affrontare il settore.

"L’offerta per la prossima stagione mi sembra ampia e variegata. Quella che manca adesso, piuttosto, è una legge che ci sostenga" afferma Ottavia Piccolo, ma anche per Mariangela Melato "il teatro sta andando benissimo e proprio in un momento così fortunato vorrei che coloro che ci governano, coloro che dovrebbero sostenere il teatro, se ne occupassero e non prendessero solo aiuti e vantaggi". Mentre Francesco Rosi punta l’attenzione sul ruolo della televisione: "ci sono spettacoli "provati", "sicuri", che meriterebbero una prima serata in televisione, per ridare al teatro la visibilità che gli spetta e recuperare quella sua funzione di operazione culturale popolare. La tv, infatti, ha un pubblico talmente vasto che permette un riscontro immediato del gradimento di un prodotto. Inoltre, chi apprezzasse uno spettacolo teatrale in tv avrebbe di certo la curiosità e la voglia di rivederlo anche dalla platea, per godere dal 'vivo' di quell'emozione". Anche Carlo Repetti, direttore del Teatro Stabile di Genova, invita i media ad un maggiore impegno nel sostenere il teatro che definisce un fenomeno di massa: "quest’anno come spettatori abbiamo superato addirittura il calcio. Ma purtroppo, non è un fenomeno che interessa i media in modo costante. Ad esempio: muore Pavarotti e tutti se ne occupano, ma poi nella quotidianità si dimenticano del teatro".

Molti operatori chiedono alle istituzioni di collaborare alla riforma del settore. "Sarebbe stupido da parte nostra – dichiara Luca De Fusco, direttore del Teatro Stabile del Veneto - non vedere e non ammettere che il nostro è sostanzialmente il sistema teatrale del dopoguerra e che quindi ha bisogno di essere smontato e rimontato. Chiediamo alle istituzioni di poter contribuire anche noi operatori a questa fase, onde evitare quegli errori tipici che fanno gli architetti nel costruire un teatro nuovo senza consultare i teatranti". Dello stesso parere Massimo Monaci, direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma: "gli operatori potrebbero dare alle istituzione dei consigli utili in particolare sulla legge, di cui abbiamo bisogno nell’immediato per reinventare un quadro, dal ruolo dei teatri pubblici, a quello dei privati, alle compagnie". Anche per Maurizio Giammusso, segretario generale dei Premi Olimpici del Teatro, e per Roberto Toni, presidente dell’Antpi, associazione delle compagnie private, vanno ridefinite le missioni dei diversi settori del teatro, dal pubblico al privato. In particolare, sul decreto che disciplinerà l’attività teatrale per il 2008, Toni spera che vengano recepite gran parte delle indicazioni date dall’Agis, "soprattutto per quanto riguarda la semplificazione delle norme che in passato creavano soltanto un ingombro tecnico burocratico. Inoltre è fondamentale che nell’assegnazione dei finanziamenti vi sia un’accelerazione verso i criteri discrezionali, ossia verso la valutazione qualitativa dell’attività".

Sulla nuova stagione teatrale Paola Gassman si augura ci sia una diversificazione delle proposte: "il teatro italiano negli ultimi tempi ce la sta mettendo tutta. Forse manca ancora un po’ di drammaturgia contemporanea che sappia parlare ai giovani". Anche per Sebastiano Lomonaco il programma della nuova stagione testimonia che il teatro italiano è vitale: "c'è grande offerta di testi classici di repertorio, che appartengono alla nostra storia e cultura e che vanno riproposti. Ma c'è anche un forte innesto di novità, con testi e compagnie che dimostrano come in un Paese dove c'è una forte tradizione sia più facile far venire fuori l'innovazione. Nei paesi in cui si cancella il passato, al contrario, è più difficile che nasca il futuro". "Vorrei vedere un pizzico di attenzione maggiore per il teatro di innovazione – dice invece Lina Wertmuller -. Alle volte, purtroppo, si riduce solo a un cambio di costume, senza rinnovi sostanziali". La prossima stagione vede, secondo Geppi Gleijeses, la presenza di molti giovani che "stanno crescendo, cimentandosi con qualità, gusto e coraggio. La loro presenza è dovuta anche al fatto che finalmente gli esercenti iniziano a capire che prendere spettacoli di routine, senza alcuno stimolo artistico reale, non serve a nessuno". Anche Ugo Pagliai punta l’attenzione sui giovani: "Bisogna fare in modo che i ragazzi abbiamo modo di apprendere questo mestiere artigianale, che possano "rubare" a chi ne sa di più. Ma se i grandi cominciano a nascondersi, le nuove generazioni da chi possono imparare?".

C’è invece molto musical per Lina Sastri, ma meno degli anni scorsi: "personalmente, in teatro amo di più la commedia musicale o la musica pura, soprattutto perché nelle ultime stagioni il musical debordava dai cartelloni e sembrava che chiunque si svegliasse con qualche velleità artistica potesse interpretarne uno". Per Carlo Giuffrè che a Vicenza riceverà il Premio Speciale del Presidente della Giuria, i cartelloni della prossima stagione "non sono male. Anche quest’anno, però, dovremo fare i conti con il "problema" degli abbonamenti che vorrei vedere aboliti. Ci sono spettacoli non belli, ma già comprati dall'abbonato, che devono andare avanti. In America e Inghilterra, invece, se uno spettacolo è brutto, dopo tre giorni si smonta".

"Di stagione mi interessa solo la mia – conclude Arnoldo Foà - L'altro anno è andata talmente bene, che mi aspetto lo stesso risultato anche questa volta. D'altronde, dopo l'operazione all'anca cammino a fatica e preferisco restare in casa a giocare con il computer".

Notizie di Spettacolo, agenzia settimanale dell’Agis, direttore resp. Luigi Pietro Filippi,
reg.Tribunale di Roma n.40 del 24.1.1991 – via di Villa Patrizi, 10, Roma tel.06.88.47.33.83/4/5

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