n.736
17 maggio 2007
al Responsabile degli Spettacoli
TEATRO: COME FAR CRESCERE IL PUBBLICO
Da dieci anni gli spettatori oscillano tra i 12 e i 14 milioni. Inchiesta del Giornale dello Spettacolo tra operatori e esperti. Puntare su giovani, promozione, formazione, qualità, prezzi e una moderna offerta
Più giovane, meno legato al rito dell’abbonamento e più orientato alla scelta del singolo spettacolo. E’ così che dipingono il “nuovo spettatore teatrale” gli operatori e gli esperti intervistati dal Giornale dello Spettacolo, che ha avviato un’inchiesta per capire come è cambiato il pubblico dei palcoscenici e come sia possibile incrementarlo, constatato che da dieci anni oscilla tra i 12 e i 14 milioni di spettatori.
“Negli ultimi anni il pubblico degli abbonati è stato affiancato da spettatori più giovani che scelgono cosa vedere” spiega Massimo Monaci, direttore del Teatro Eliseo di Roma. Anche per Rita Sala, giornalista de Il Messaggero, c’è un rinnovamento: “non più solo anziani, ma un pubblico misto, spinto fuori casa da una pessima tv”. Meno ottimista Rodolfo Di Giammarco, critico de La Repubblica, che dipinge un pubblico “poco competente, né affezionato o sensibile. Inoltre, nelle scelte degli spettatori conta anche l’aspetto economico: “c’è meno voglia di vincolarsi ad un pacchetto chiuso, per evitare una spesa troppo alta” sostiene Annalisa Del Vecchio, direttore del Teatro Curci di Barletta..
Benché percepiscano un’età media dello spettatore più bassa, gli operatori sono convinti che per incrementare il pubblico dei palcoscenici occorra continuare a puntare proprio sui giovani in termini di offerta, formazione e promozione. “Non abbiamo purtroppo autori teatrali in grado di proporre spettacoli adatti al sentire dei giovani, come invece accade nel cinema. Le produzioni risentono troppo della classicità”, dice Lucio Mirra, responsabile organizzativo del Teatro Diana di Napoli. Guai a “deportare” i ragazzi in platea, magari per uno spettacolo non meritevole: “possiamo comprometterne per sempre la vita teatrale – afferma Osvaldo Guerrieri giornalista de La Stampa – I teatri pubblici per primi dovrebbero sperimentare forme e stili più vicini ai giovani”. Per Giorgio Assumma, presidente della Siae, bisogna puntare sugli sconti: “Potremmo studiare insieme agli autori una riduzione del prelievo loro destinato così da diminuire il prezzo del biglietto per i giovani”.
Guardando anche al pubblico degli adulti, importante è la diversificazione delle proposte, per andare alla ricerca di nuove fasce di spettatori. E’ l’esperienza del Teatro Ponchielli di Cremona: “accanto al cartellone di prosa tradizionale, quest’anno – spiega il sovrintendente, Angela Cauzzi – abbiamo attivato una rassegna che ha proposto spettacoli che miscelavano musica, danza e prosa, così da intercettare un pubblico più vario”. Portare il teatro a chi non l’ha mai visto è invece la strada da percorrere secondo il direttore del Teatro Franco Parenti di Milano, Andrèe Ruth Shammah: “proponiamo, tra l’altro, il teatro negli oratori a prezzi popolari, con la gente che scende da casa con la propria sedia. L’iniziativa ha successo ed è grande la soddisfazione nel vedere la curiosità e le freschezza del pubblico”.